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mercoledì, 6 Luglio 2022

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Il funerale dell’Unione

Abbiamo seguito per tutta la notte sino all’evolversi dei fatti nel corso della mattinata all’Unione, lo stupore negli occhi dei lavoratori, per la piega presa.
Ci verrebbe da commentare a caldo. Peccato.
Peccato perché incrociando gli sguardi di quei lavoratori (non tutti), abbiamo colto in loro la rassegnazione, quasi avessero, anche loro, perso una battaglia.
Riconosciamo almeno il merito a Paolo Agostini di aver reso manifestamente pubbliche tutte le peggiori pecche dell’Unione dei Comuni. Ma anche noi siamo convinti che i modi e tempi di operare dell’ormai ex Presidente non fossero quelli giusti.
Poco conta adesso sottolineare che quei licenziamenti suonano come un oltraggio ai diritti dei lavoratori, che ieri sera il Consiglio dell’Unione si sia celebrato grazie al voto delle minoranze, che così facendo hanno garantito il numero legale, preludio forse, della capitolazione finale.
Ci sentiamo pertanto di dire proprio a quei lavoratori, che la partita è solo all’inizio. Che il vero Casentino, niente affatto povero, ha tutte le risorse per riscattarsi. Che ora è il momento di sedersi con quella passione mostrata fino a poche ora fa al tavolo. Che è dovere in primo luogo dei Sindaci invitare al tavolo della costituente i cittadini.
In una nostra mozione depositata in Consiglio Comunale poche ore prima della notte in bianco, abbiamo suggerito come minoranza consiliare, la costituzione di una conferenza permanente che tracciasse senza ipocrisie l’obbiettivo da raggiungere per sganciarci dalla stagione degli attacchi frontali e delle ingiurie. Invitati al tavolo non solo i sindaci e le minoranze, ma i cittadini e le categorie economiche più rappresentative del Casentino. In una parola, trasparenza e partecipazione con i cittadini.
Al PD nostrano, ai sindaci che lo sostengono, attori e spettatori di questa pagina di storia, chiediamo oggi di prendere almeno atto del fallimento dell’Unione dei Comuni, definito non da noi, ma da chi ha condiviso con costoro oneri e onori, come l’ Ente mangiasoldi che fa affari sulle spalle della povera gente.

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