di Elisa Fioriti – “Day by day and night by night we were together – all else has long been forgotten by me”. Suonano così le parole del poeta americano Walt Whitman: “Giorno dopo giorno e notte dopo notte eravamo insieme, tutto il resto l’ho scordato”. E insieme di tempo ne hanno trascorso eccome Marco Tassini e Sabrina Pasqui, i due titolari della “Porta de’ Fabbri”, la storica Birreria del borgo bibbienese, che gestiscono da ben ventiquattro anni, con la stessa identica passione che li ha spinti a lanciarsi in quest’avventura… ancora tutta da vivere! Il loro racconto nell’intervista.
Come è nata l’idea di prendere in gestione la “Porta de’ Fabbri”? Marco: «Io e Sabrina eravamo clienti abituali della Birreria, che ha aperto i battenti nell’81, se non sbaglio, proprio come pura birreria, proponendo una nutrita selezione di birre di qualità, accompagnate da qualche stuzzicheria, sì, ma senza una ristorazione completa. È dal nostro amore per il posto che è nata l’idea di diventarne i nuovi gestori».
Sabrina: «Ci ha rivoluzionato la vita. Prima io facevo l’operaia in fabbrica, Marco, invece, si occupava di impianti elettrici. Un altro tipo di lavoro, un’altra vita, appunto. Forti forse della giovane età, venticinque anni io e lui trenta, abbiamo preso una decisione radicale, scommettendo il nostro futuro su questo locale. Salto nel vuoto: non sapevamo come sarebbe andata, se saremmo riusciti a ripartire da zero imparando un mestiere nuovo… E in effetti, all’inizio, il primo anno di attività in particolare, è stato difficile. Sorrido a guardarmi indietro e parlarne, adesso».
Quanto è stato sacrificante adattarsi a orari di lavoro notturni, specie il fine settimana? Sabrina: «No, non ci ha pesato eccessivamente. Certo, i ritmi quotidiani si modificano: bisogna imparare a ritagliarsi altrimenti il tempo per la famiglia e per sé stessi, incastrando i diversi impegni».
Marco: «Non potevamo fare scelta migliore. Mai periodi di crisi, senza lavoro. E il tempo ci è volato. A volte capita che dei clienti mi domandino se, dopo tanti anni trascorsi dietro il bancone, il lavoro mi sia venuto a noia: niente affatto. Mi diverte, non cambierei nulla. Mi piace stare a contatto con le persone. A maggior ragione in un frangente come quello di oggi, in cui, troppo presi dai nostri affari, connessi costantemente in rete, intenti a navigare sui social, a chattare nel mondo virtuale, si rischia di dimenticarsi quanto è bello godere della compagnia degli altri, interagire e socializzare realmente, nel mondo reale. L’obiettivo a cui abbiamo sempre guardato io e Sabrina è rendere questo locale un posto dove ciascuno riesca a sentirsi a suo agio, un posto di ritrovo, di riferimento e di aggregazione, dove condividere momenti, in serenità».
Sabrina: «La “Porta de’ Fabbri” non è semplicemente un locale storico di Bibbiena: è un luogo pieno di storie. E alcune sono racchiuse qui, nelle fotografie del mio grosso album: pare uno di quelli da matrimonio, vero?».
Ci custodisci i ricordi delle varie serate? Sabrina: «Quando ancora eravamo abituati a scattare foto con la macchine fotografiche e poi stamparle, per rivedersele ogni tanto e mostrarle a parenti e amici, mi prese la voglia di raccogliere e conservare quelle dei momenti che passavamo qua in un album, evitando di tenerle sparse in giro: eventi, feste, occasioni speciali o anche le più normali serate… attimi impressi in una serie crescente di scatti, che andavano a impreziosire l’album dei ricordi, custodito, come tesoro, dietro il bancone, a disposizione dei clienti che desiderassero vederlo e sfogliarlo: gli amici si ritrovavano nelle foto, vi si riconosceva questo o quel personaggio, ci si raccontavano gli aneddoti, e se ne metteva a parte chi non c’era. È il passato che torna presente, riprendendo vita e colore».
Marco: «Ho visto succedersi generazioni: figli e figli dei primi clienti frequentano il locale! Del resto, ed è un tratto che un po’ ci caratterizza, la nostra clientela è assai variegata: abbraccia ogni fascia d’età, dai giovanissimi ai senior. Costantemente, infatti, cerchiamo di seguire i tempi, di andare incontro agli interessi e ai gusti della gente, pur nel rispetto dell’anima originaria della Birreria».
Che cambiamenti avete apportato? Sabrina: «Per offrire un servizio migliore e più completo, la Birreria si è gradualmente dotata di una cucina, proponendosi anche come ristorante e pizzeria. Me ne occupo in sostanzia io: in cucina mi esprimo appieno. Periodicamente, poi, reinventiamo il menu dei piatti e aggiorniamo l’assortimento di birre».
Marco: «Uno spazio fondamentale lo abbiamo riservato alla musica, visto che entrambi ne siamo appassionati: a più riprese si organizzano eventi, con concerti dal vivo e vari spettacoli. Da poche settimane, ad esempio, hanno preso avvio i “Mercoledì alla Porta de’ Fabbri”: ogni mercoledì dei prossimi mesi d’estate la Birreria ospiterà un’esibizione dal vivo sullo sfondo di una mostra fotografica sempre nuova, a cura dell’Associazione Fotografica Walter Soldani; le esposizioni verranno inaugurate in occasione del concerto, restando allestite nella parte esterna del locale l’intera settimana».
Sabrina: «Il 5 giugno ha esordito il Tixie Quartet, in coppia a Francesco Maria Rossi, con la mostra fotografica “Inka Walls”. Il 12 giugno è stata la volta di Rosette Sandroni e David Norcini, con l’esposizione “Sub Way” di Simone Martini. Il 19 giugno Massimo Giuntini e Fabio Roveri, mostra “Che toglie i peccati” di Antonio Mariotti. Tanti altri ne seguiranno».                                                                                                                                                                                                                                Arte e musica, connubio perfetto! Sabrina: «Che va a movimentare la settimana, celebrando “Bibbiena, città della Fotografia”. Per riuscire a coinvolgere e richiamare le persone, un locale storico come il nostro deve mantenere la sua freschezza: occorre essere aperti e dinamici, propositivi, mai ripetitivi».

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(trattoa da CASENTINO2000 | n. 308 | Luglio 2019)