di Marco Roselli – In estate assistiamo a una vera e propria esplosione di vegetali insediati praticamente dappertutto: dagli ambienti agricoli a quelli forestali fino alle zone urbane. Moltissime sono le famiglie rappresentate e districarsi nel riconoscimento non è sempre facilissimo. Coloro che hanno avuto una infanzia agreste hanno conosciuto la Menta, il Tarassaco, il Sambuco e molte altre piante, ma non penso si possa dire altrettanto per le cosiddette “generazioni digitali”. In un’epoca dominata dalla massificazione dei consumi ci sembra opportuno scoprire o riscoprire ciò che la natura ci offre e troppo spesso sottovalutiamo, arrivando a definire i vegetali di cui trattasi “erbacce”.
Le origini della fitoterapia risalgono a migliaia di anni fa e sono strettamente legate alla nascita e alla sopravvivenza dell’uomo. Tutti gli animali dipendono dal regno vegetale dal quale prendono i nutrienti necessari e indispensabili per loro funzioni vitali. Questo stretto rapporto con la natura ed il mondo vegetale, ha spinto l’uomo ad utilizzare le piante come rimedio naturale per ovviare alle alterazioni del suo stato di salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito le piante medicinali nel modo seguente: “È pianta medicinale ogni vegetale che contiene, in uno o più dei suoi organi, sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o preventivi, o che sono i precursori di emisintesi chemiofarmaceutiche” (OMS).
Del resto è storia nota che il Casentino possiede una tradizione millenaria nell’impiego dei vegetali come medicinali: basti pensare ai monaci di Camaldoli e della Verna.
Prima di descrivere le piante è bene chiarire alcuni aspetti botanici finalizzati al miglior uso dei vegetali, come di seguito descritto.
La linfa e gli umori che circolano all’interno delle piante sono sottoposte a dei ritmi regolati dal succedersi delle stagioni e subiscono variazioni sensibili durante la giornata. Le parti aeree sono più ricche di succhi durante le ore del mattino mentre le radici lo sono la sera.

Epoca e rituali di raccolta
Foglie – Fiori – Frutti
Il momento giusto per la raccolta è al mattino, quando il sole ha asciugato la rugiada.
Radici
Il momento più adatto è al tramonto quando le radici hanno accumulato il maggior quantitativo di sostanze.
Parti aeree (in relazione agli aspetti
rituali e tradizionali)
All’inizio della fioritura, intorno al 21 giugno, il giorno del solstizio d’estate è quello che coincide, secondo la tradizione, con l’inizio della raccolta.
Naturalmente non tutte le annate sono uguali, pertanto, l’indicazione “all’inizio della fioritura” può variare in funzione del clima e, ovviamente, della specie botanica.

Altre indicazioni per la raccolta
Gemme
Si raccolgono a fine inverno, quando sta per iniziare la nuova vegetazione.
Foglie
Devono essere completamente aperte, relativamente giovani.
Fiori – Sommità fiorite
Si colgono ad inizio fioritura.
Semi
Quando hanno raggiunto la completa maturazione (cadono spontaneamente dagli alberi).
Radici – Tuberi – Rizomi – Bulbi
Al termine della stagione vegetativa o durante l’inverno.
Frutti
Quelli carnosi si raccolgono ad inizio maturazione mentre quelli secchi a maturazione completa.

Impiego in agricoltura biologica
Molte piante sono così generose da avere diversi tipi di impiego; non trascurabile è quello nella difesa delle coltivazioni agrarie o da giardino.
L’uso fitoterapico contro le malattie delle piante viene effettuato realizzando preliminarmente macerati, decotti o infusi. Le ricerche scientifiche confermano l’efficacia di tali preparati tuttavia, i dati di impiego non sono facilmente standardizzabili, pertanto, si possono avere risultati diversi (è la natura!). A questo proposito risultano utili le esperienze localizzate di raccolta, preparazione e trattamento.
Decotti
Mettere in acqua fresca le erbe per 24 ore (fresche o secche), farle scaldare fino a ebollizione e poi lasciar sobollire per tempi variabili da qualche minuto a circa un’ ora. Lasciar raffreddare, filtrare, e irrorare sulle piante.
Infusi
Si mettono le erbe in un contenitore e si versa sopra acqua bollente; si lascia raffreddare e macerare per un tempo variabile da qualche ora fino a un giorno intero, quindi si filtra e si esegue il trattamento. Questa pratica ha il pregio di estrarre rapidamente i principi attivi dai vegetali.
Macerati
Le erbe si mettono in un contenitore d’acqua fredda e si lasciano a macero da qualche giorno fino a 1-2 settimane mescolandole una volta al giorno. Al termine del periodo si filtra e si esegue il trattamento; generalmente il macerato si usa diluito 1:10 o 1:20. I macerati possono emanare odori sgradevoli ma i vantaggi compensano sicuramente il piccolo disagio.

TARASSACO (Taraxacum officinale)
Il tarassaco, detto anche dente di leone o soffione, è una pianta erbacea perenne, estremamente diffusa. Nel secolo XVI venne esaltato il suo potere diuretico e vulnerario. La fitoterapia moderna ha valorizzato talmente gli impieghi di questa pianta da coniare il termine “tarassacoterapia”.
La parte fitoterapeutica è costituita dal rizoma.
Ha proprietà amaro-toniche, digestive, depurative, blandamente diuretiche. Stimola le secrezioni gastriche.
Non deve però essere assunto dalle donne in gravidanza.
E’ comune in tutta Italia nei prati, nei luoghi erbosi, negli incolti e anche nei boschi.
In cucina sono impiegate le foglie fresche in insalata. Il valore alimentare delle foglie è dovuto alla presenza notevole di vitamina A e C; contiene inoltre sostanze glucidiche, proteiche e sali minerali. Le foglie sono amare e hanno sapore caratteristico.
Come antiparassitario in agricoltura aumenta la resistenza contro le malattie fungine. Per realizzare il preparato si impiega la pianta intera comprese le radici.
Dosi per litro d’acqua : 150-200 grammi se fresca; 15-20 se secca.

Tarassaco

Questa è velenosa! Phytolacca americana L. è una pianta appartenente alla famiglia Phytolaccaceae. Tutte le parti della pianta risultano tossiche per l’uomo. I bambini sono coloro che vengono più frequentemente avvelenati dopo averne consumato le bacche. (Wikipedia)

Phytolacca

Le piante medicinali devono essere usate con senso di responsabilità, misura e intelligenza. La nostra flora spontanea annovera diverse specie ricche di alcaloidi, glucosidi, saponine e di sostanze tossiche che non di rado causano gravi avvelenamenti. L’autore declina ogni responsabilità rispetto all’uso improprio e da errate interpretazioni in ordine al riconoscimento o all’utilizzo delle piante descritte.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 308 | Luglio 2019) – PRIMA PUNTATA