di Mauro Meschini – Nonostante lo sbraitare di chi immagina un mondo fatto di muri, barriere e filo spinato, la realtà di tutti i giorni, anche in Casentino, ci presenta una situazione che vede ormai diffusa la presenza di persone che provengono o hanno origini in paesi diversi. Necessità o scelte personali portano, e hanno portato, tante persone a spostarsi di migliaia di chilometri per formare altrove la propria famiglia e fare nascere e crescere i propri figli.
Saima Machrhoul è una dei tanti casentinesi che rappresentano concretamente questo diffuso incontro e scambio tra culture. È nata in Italia 20 anni fa, ma i suoi genitori hanno origini nel Marocco, anche se ormai da tanto tempo hanno scelto di vivere nel nostro paese. Qui in Casentino Saima e la sua famiglia partecipano alle attività della comunità marocchina del Casentino e con lei abbiamo avuto la possibilità di parlare sia della sua esperienza di italo/marocchina, sia di quello che la sua comunità ha voluto concretamente fare per dare il proprio contributo nella difficile situazione che si è creata, anche in Casentino, a causa della diffusione del contagio dovuto al virus Covid-19.
Come hai vissuto questa tua particolare situazione che ti vede nata è cresciuta in un certo contesto, ma con origini in una realtà diversa?
«Qui in Casentino mi trovo molto bene. Non ho mai dovuto affrontare problemi o manifestazioni di razzismo a causa della mia religione. Anzi, ci sono persone che spesso vogliono saperne di più e mi fanno domande sulla mia religione e sulla mia cultura e questo mi fa molto piacere».
Questo, nonostante i conflitti che ci sono in varie parti del mondo, può significare che nella realtà sta diventando normale l’incontro tra culture diverse e che le persone sono spinte, più che nel passato, a incontrare e conoscere meglio chi proviene da altri paesi?
«Si, ho visto concretamente questo anche nella scuola. Io sono stata una delle prime ragazze musulmane che hanno frequentato le scuole in Casentino. Prima di me ne avevano conosciute due o tre. C’è stata sempre una grande voglia di chiedere e sapere sulla mia religione e sulla mia cultura. È stato possibile il confronto con gli altri che avevano esperienze diverse dalla mia…».
Come hai vissuto questo periodo di chiusura completa e l’obbligo di stare in casa?
«Penso come molti altri. Non è stato facile. Io frequento il Corso di Biotecnologie all’Università di Firenze e adesso per continuare lo studio devo seguire le lezioni online. Poi per noi musulmani non andare in moschea, visto anche che questo periodo di chiusura ha in parte coinciso con il Ramadan, ha pesato molto. Ci è mancata molto la possibilità di riunirci».
Da quanto è attiva la comunità marocchina in Casentino e quali attività realizza?
«Siamo attivi da circa 15 anni, la nostra è una piccola realtà associativa e quindi cerchiamo sempre un contatto per specifiche iniziative con le altre moschee o comunità islamiche della Toscana».
La moschea che si trova a Bibbiena stazione è il vostro punto di riferimento. Quante persone la frequentano?
«In questo momento circa una trentina di persone».
Anche se promossa dalla comunità marocchina la moschea vede però anche la presenza di cittadini musulmani provenienti da altri paesi?
«Certamente. È stata fondata da cittadini del Marocco, ma la moschea è naturalmente aperta a tutti».
Ci è capitato di vedere che negli ultimi anni ci sono molti immigrati dei paesi del centro Africa che partecipano alle preghiere…
«Si, loro la frequentano spesso».
La comunità marocchina ha avuto la possibilità di partecipare ad iniziative o eventi organizzati nel territorio?
«Si, ci sono stati momenti di collaborazione in particolare quando veniva organizzata in Casentino la Festa dei Popoli, in quelle occasioni anche noi siamo stati presenti e abbiamo partecipato. Inoltre quest’anno in occasione del Ramadan, che si è concluso il 23 di maggio, era stata ipotizzata la possibilità di organizzare un momento di festa aperto a tutti, ma purtroppo la situazione di emergenza che stiamo vivendo non ha permesso di realizzare tutto questo».
Comunque proprio in presenza di questa situazione di emergenza la comunità marocchina ha concretamente dimostrato la propria presenza e il proprio appoggio per sconfiggere l’epidemia…
«Si, innanzitutto abbiamo pensato subito che dovevamo fare qualcosa anche noi perché, anche se la maggior parte dei membri della comunità marocchina non è nata qui, l’Italia è pur sempre il paese che ha dato tanto a tutti noi e ci siamo quindi sentiti in dovere di non rimanere a guardare. Abbiamo quindi deciso intanto di fare delle donazioni di sangue. Io e mio babbo lo abbiamo già fatto e altri lo faranno in questo periodo dopo le necessarie visite e prenotazioni. Inoltre abbiamo promosso una raccolta di fondi al nostro interno a favore dell’ospedale di Bibbiena. Certo non siamo una grande realtà e quindi anche la somma raccolta non è stata enorme; abbiamo fatto quello che potevamo e comunque vogliamo fare sentire che anche noi ci siamo e siamo vicini a tutti».

(tratto da CASENTINO2000 | n. 319 | Giugno 2020)