Ho letto le due mail inviatevi dal Ciabattini in relazione al mio articolo su Michelangelo Vestrucci apparso su “Casentino 2000” nel maggio 2012, e mi permetto di replicare ufficialmente alle critiche mossemi da questo personaggio che ben conosco  (il quale si spaccia per laureato, ma non mi risulta esserlo), e che, come al solito, ritiene più efficace colpire alle spalle, perché ha paura di dire le cose direttamente (nell’articolo, infatti, è compreso il mio indirizzo mail, e poteva quindi rivolgersi direttamente a me). Innanzitutto nelle sue due mail questa persona non fa che blaterare sul dipinto di Salutio raffigurante la “Trinità”: evidentemente non sa leggere, oppure non ha strumenti per capire che non è quello l’argomento del testo. So benissimo che questo dipinto era già noto come opera del Vestrucci, anche se, contrariamente a quanto asserito da questa persona (che quindi non è molto ben informata al riguardo), i documenti non li ha pubblicati Liletta Fornasari, ma Don Silvano Pieri (sul n. 67 della rivista “Brigata Aretina Amici dei Monumenti”, 1998, pp. 52 – 59). Il soggetto principale è infatti la “MADONNA DEL ROSARIO”, e la mia non è un’attribuzione, ma HO SCOPERTO UN DOCUMENTO CHE EVIDENTEMENTE EGLI NON CONOSCE, e che permette di riferirla con certezza al Vestrucci!  Su questo documento, la cui ubicazione renderò nota quando vorrò io in un futuro saggio sul pittore, credo che questa persona non possa asserire niente: se pretende di averlo scoperto lui, allora dica dov’è conservato! Io posso mostrare a chiunque questa lettera seicentesca, lui può fare altrettanto? Quindi egli, come al solito, si arrampica sugli specchi, e non avendo strumenti per controbattere o sviluppare quanto da me scritto, non trova di meglio che rivolgersi a lei, per tentare di screditarmi.
È inutile che nelle sue mail si appigli ai nomi di studiosi autorevoli (ciò che lui non è), che citi pubblicazioni altrui – quelle che lui promette di  pubblicare da anni, infatti, non escono mai, e mi chiedo se verrà mai edito il suo saggio sul Vestrucci che ha trovato il modo di far annunciare a Liletta Fornasari nel volume “Il Seicento in Valdarno” del 2011, dove peraltro i dipinti di Cavriglia, Cicogna, Castelfranco di Sopra e Terranuova  Bracciolini sono ritenuti opere di “anonimo”, e il “Rosario” di Salutio non è menzionato – , e che citi le sue “conferenze”: sono le sue argomentazioni, e non le mie, ad essere aria fritta, condita da attribuzioni sparate a caso. Non siamo più nel Settecento o nell’Ottocento; l’epoca dei “dilettanti” è ormai tramontata, è tempo di rendersi conto che per studiare le opere d’arte ci vuole occhio e costanza nella ricerca bibliografica e d’archivio. Cosa potranno mai concludere personaggi come questo, cui è precluso l’ingresso alle biblioteche specialistiche di storia dell’arte, e che negli archivi non si vedono mai?
Cordiali saluti
Alessandro Nesi