di Melissa Frulloni – Un’altra visita alla Mausolea di Soci; un altro pomeriggio immersi nella pace de “La Grande Via”, l’oasi di benessere, riflessione e cambiamento che abbiamo la fortuna di avere in Casentino. Alla guida il Professor Franco Berrino (primo a sinistra nella foto) che in questa intervista ci ha incantato con le sue parole, dette con calma e a bassa voce, ma che racchiudono un messaggio potentissimo, una rivoluzione! Quella di ridare alla Terra la salute che ha perso negli ultimi 70 anni, per colpa di un avvelenamento sistematico dei suoi mari e delle sue terre compiuto dall’uomo. Si può fare! Ognuno di noi, con gesti concreti, partendo da quello che mangiamo e che ogni giorno decidiamo di acquistare.
“Per anni ci hanno detto che i pesticidi non sono pericolosi per l’uomo.” Ha esordito Berrino. “Gli unici studi che venivano condotti erano quelli sui contadini, dai quali è sempre emerso che erano più propensi ad ammalarsi di cancro e a trasmettere ai loro figli malformazioni congenite. Pochi studi, quasi nessuno, veniva invece condotto sulla popolazione generale. In pochissimi non mangiavano le schifezze contaminate dai veleni. Negli anni ’70, quando ho iniziato a studiare il biologico, non c’era praticamente nessuno che lo acquistava e consumava. Era difficilissimo trovare cibi bio e chi li richiedeva era considerato quasi strano… Oggi invece il biologico è un settore in crescita; la sensibilità delle persone è maggiore verso questi argomenti e quindi è anche più facile fare degli studi a riguardo.”
Il primo grande studio sull’argomento è stato condotto in Francia ed è il NutriNet Santé. Lo studio ha coinvolto, tra il 2009 e il 2017, più di 44 mila adulti. Ha evidenziato che ad un aumento del 10% del consumo di alimenti ultra-trasformati industriali può corrispondere un incremento di oltre il 10% dei casi di cancro, con un maggior rischio di mortalità del 14%; come ci spiega il Professore:
“Sono gli Ultra-Processed Foods, ossia tutti quegli alimenti ultra lavorati, trasformati, raffinati dall’industria alimentare. Ne fanno aperte ad esempio le bevande zuccherate, i cibi in scatola, quelli surgelati, quelli che basta scaldare nel microonde, ma anche gli insaccati e le caramelle… Sono questi i cibi più dannosi per il nostro organismo e per la nostra salute.”
Il biologico è un trend in crescita costante. Oggi tutti i grandi brand alimentari hanno la loro linea bio e anche la grande distribuzione riempie i suoi scaffali con questo tipo di prodotti.
Professore, ma come facciamo a distinguere il biologico “buono”, ossia reale, da quello che è bio solo sulla carta e non nella coltivazione o nella produzione?
«È sicuramente uno dei grandi problemi di oggi. Il bio fa mercato, quindi tutti lo producono o dicono di produrlo. Molti però hanno solo una certificazione, un pezzo di carta e fanno un biologico senz’anima che non è quello dei contadini. Lo scopo è riscoprire le buone pratiche agricole di un tempo, quelle che non usavano pesticidi o fertilizzanti; coltivazioni non legate alla logica di mercato, ma alla nostra salute, convinti che il cibo può essere una medicina per ognuno di noi. Le certificazioni costano, si pagano… Molti contadini non possono permettersele, ma non per questo non coltivano seguendo le regole del biologico o della biodinamica. Da qui è nata l’idea della Scuola della Madre Terra, che facciamo proprio alla Mausolea e in cui vogliamo insegnare ai contadini tutte queste buone pratiche agricole. Figlia di questo percorso è anche la Guida Nomade, in cui abbiamo inserito le attività virtuose, che producono senza pesticidi ed utilizzando metodi naturali. Il nostro scopo è quello di aiutare gli agricoltori, incentivandoli nella coltivazione biologica e biodinamica, dandogli la visibilità che meritano proprio sulla Guida.»
Berrino e tutti gli organizzatori de La Grande Via lanciano a questo proposito un vero e proprio appello alle aziende del Casentino; a tutti quegli imprenditori illuminati che vogliono sostenere questa causa, supportando la Scuola e quindi gli agricoltori affinché, partendo proprio dalla nostra vallata, si possano creare le basi per una vera e propria rivoluzione. Conclude il Professore:
“Il nostro piccolo obiettivo è quello di aiutare le persone a ridurre il rischio di ammalarsi di cancro, partendo proprio da ciò che mangiamo; il grande obiettivo che abbiamo invece è quello di salvare il Pianeta e vogliamo farlo partendo proprio dal Casentino!”
“La Valle del Biologico” potrebbe essere un nuovo slogan, un brand, che potremmo far nascere proprio nella nostra vallata e che potrebbe rilanciare il territorio, anche turisticamente, affiancando il nome del Casentino ai prodotti bio, genuini, sani, privi di veleni. Potrebbe essere una bella strada da percorrere che, come si auspica Berrino, potrebbe affascinare qualche imprenditore della zona. Purtroppo agli enti e alle istituzioni di vallata tutto questo pare non interessare… L’Unione dei Comuni, il Comune di Bibbiena, solo per citare quelli più direttamente coinvolti, sono praticamente assenti, raramente alla ricerca di occasioni di scambio e collaborazione con La Grande Via. Un peccato davvero, perché con un luogo come la Mausolea e una personalità come quella del Professore, il Casentino potrebbe avere due carte davvero vincenti da giocare per farsi conoscere e per fare quel salto di qualità che da sempre cerchiamo, soprattutto nel settore turistico.
Parliamo di questo aspetto anche con Emanuele Tellini (a destra nella foto), agricoltore e proprietario della Fattoria Biodinamica Cuore Verde di Castel Focognano, che, insieme al Prof Berrino ha ideato la Scuola della Madre Terra in cui si impegnerà in prima persona ad insegnare i principi biodinamici agli agricoltori che parteciperanno.
Anche per lui questo sarebbe l’inizio di una grande rivoluzione, positiva non solo per la nostra salute e per il nostro Pianeta, ma anche per il Casentino…
Alla sua Fattoria, Emanuele coltiva seguendo i principi della biodinamica che permette di ottenere la fertilità e la vitalità del terreno tramite mezzi naturali e senza l’uso di nessun tipo di fertilizzante chimico. Lo avevamo intervistato proprio su CASENTINO2000 ormai qualche anno fa…
Ci fermiamo volentieri a parlare ancora una volta con lui per farci raccontare di una particolare coltivazione che ha permesso ad Emanuele e a tutti i fortunati che sono andati a trovarlo, di ammirare la bellezza e di godere del profumo inconfondibile di questa pianta; immersi nella tantissime farfalle che ne hanno accompagnato la fioritura; stiamo parlando della lavanda.
Emanuele perché ci sono state così tante farfalle sul tuo campo di lavanda?
«La presenza delle farfalle sembra un caso, un dettaglio da niente, ma invece non lo è! Considera che la fioritura della lavanda dura circa 20 giorni. La lavanda è una pianta perenne che può durare anche 15 anni. Una volta raccolta però, in quel pezzo di terra, non c’è più nulla, non rimane altro che un terreno spoglio, privo di api o farfalle, scomparse insieme ai fiori della lavanda… Per far sì che questo non accada, ho deciso di piantare, tra un filare e l’altro, molte altre specie di fiori. In questo modo, api e farfalle trovano ancora ciò che gli serve per vivere, anche quando la lavanda viene mietuta. Così si può davvero creare un ecosistema in cui coinvolgere anche il mondo astrale e non solo il terreno. So che molti mi scambieranno per un folle; chi è che si gioca un pezzo di terreno per le farfalle? Io voglio pensare anche a loro perché la loro presenza permette al mio ecosistema di trovare un equilibrio e questo si riversa in modo positivo sulla terra e su ciò che ci coltivo. È per questo che siamo stati invasi da farfalle di ogni tipo e colore! Lo spettacolo ha ripagato di tutti i sacrifici…
Un altro indicatore naturale che mi ha fatto capire di star lavorando bene, è stata la nascita nei miei campi delle orchidee spontanee. Studi hanno dimostrato che crescono solo dove l’ecosistema è quasi perfetto! In un’azienda agricola è praticamente impossibile ottenerlo perché, se pur limitata, la mano dell’uomo c’è sempre. È stata una grandissima soddisfazione che spero si ripeterà anche nei prossimi anni…»
Emanuele coltiva due tipi di varietà di lavanda: Masteron e Maillette che secondo il disciplinare di Grasse devono essere combinate al 50% per riprodurre l’essenza più vicina alla lavanda spontanea. Ed è quello che fa Emanuele, attentissimo anche al momento della raccolta: “Ho mietuto la mia lavanda la prima notte di luna piena dopo il solstizio d’estate. Qual sabato notte la luna crescente era la più luminosa dell’anno, carica di energia vitale. Tecnicamente, la raccolta in notturna permette di non “bruciare” le piante; di giorno il sole le riscalda e c’è il rischio che le essenze si disperdano. Occorre invece aspettare mezz’ora da quando il sole è calato, così le piante si raffreddano, perdono calore, si stabilizzano… È come se si addormentassero, gli olii si immobilizzano e così puoi raccoglierli davvero tutti. La distillazione invece deve essere fatta entro l’alba, prima comunque che sorga il sole, sempre per evitare la dispersione del calore. La nostra distillazione dura moltissime ore perché non la facciamo con il business plan davanti, ma cercando di recuperare più olii essenziali possibile e dare un prodotto veramente buono e genuino, che fa bene.” Ha concluso Emanuele.
Le parole e la filosofia seguita dal Prof Berrino, la tenacia di Emanuele, la volontà di fare qualcosa di buono, andando oltre il profitto, oltre il business, ma guardando solo alla nostra salute e a quella della nostra Terra, riempiono di speranza. Ci consegnano concretezza, atti reali che possiamo davvero mettere in pratica per cambiare le cose, partendo proprio da un posto fantastico che è la Mausolea e che abbiamo proprio qui, nel nostro Casentino.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 321 | Agosto 2020)