di Anselmo Fantoni – Il Comune di Pratovecchio è sempre stato nel passato un Comune dinamico e virtuoso, dotandosi di molti servizi necessari a far fronte alle necessità dei cittadini. Aveva una casa di riposo per gli anziani quando ancora le culle pullulavano di bambini e la popolazione residente aveva un’età medio bassa. Asilo comunale, centro diurno per diversamente abili, insomma quasi un paradiso amministrativo. Purtroppo, come spesso accade, non tutte le ciambelle riescono col buco e gli errori del passato si ripresentano prima o poi nella vita presente. Senza addentrarci sulle sentenze dei tribunali, che oggi non godono della simpatia di molti, abbiamo cercato di capire un po’ meglio come sono andate le cose. Il fatto è che sembra essere poco plausibile che il Comune abbia occupato dei terreni, edificando sugli stessi alcune strutture, senza il consenso dei proprietari. In effetti non esistono atti formali da parte dei proprietari che autorizzino all’edificazione, ma allo stesso tempo nemmeno diffide a sospendere i lavori. Ma perché allora oggi gli stessi attori hanno richiesto indennizzi per dei terreni usati per il bene collettivo e non per speculazioni di tipo privatistico?

Abbiamo trovato tra le carte comunali una dettagliata relazione datata 14 settembre 2005 a firma dell’allora tecnico comunale Cenni Geom. Egidio, indirizzata al Consiglio Comunale; al punto 3 si legge: “Acquisizione delle aree che sono state occupate dalla costruzione della scuola materna realizzata negli anni 80 che vengono cedute al prezzo di € 2,80 al mq. Prezzo ritenuto equo da questo Ufficio di grdn lunga inferiore al prezzo di mercato rispettando la volontà del defunto Sardelli Lionelli Carlo che voleva fare un favore al Comune di Pratovecchio….” (Testo riportato fedelmente, compresi errori ortografici ndr).

In pratica venti anni dopo la costruzione della Scuola Materna Ghelli, l’Ufficio Tecnico relaziona il Consiglio comunale su una serie di acquisizioni da regolarizzare, compresa la cessione gratuita di un tratto di strada comunale ai proprietari del terreno su cui fu edificato l’asilo. Il richiamo al prezzo basso di acquisto per rispettare le volontà di un benefattore appare plausibile dagli usi e costumi di allora e dagli altri punti del documento. Rimane ancora incomprensibile perché non fu dato seguito alla regolarizzazione della cessione di questi terreni come per altro fu fatto per altri, non recependo totalmente quanto dettagliato dall’Ufficio Tecnico (Delibera CC n°50 del 19/09/2005 ndr). Il fatto che non ci siano atti formali non può determinare la non volontà dei proprietari di cedere il bene, anzi la mancanza di diffide avvalora l’accordo verbale tra le parti. Il prezzo stabilito era di € 5.096,00 (1.820,00 mq. x 2,80 €) e anche questo è sottolineato dal fatto che nella relazione venivano ceduti a titolo gratuito altri circa 6.000,00 mq. e altri 2.700,00 a titolo oneroso con prezzi inferiori ai valori di mercato. Certo alla fine il giudice ha sentenziato l’indennizzo che a fronte di circa 5.000,00 € ha stabilito in circa 170.000,00 €.
Stessa sorte è toccata al Magazzino delle attrezzature comunali per la manutenzione, anche qui disattendendo il volere del defunto benefattore con cifre minori solo per la minore superficie occupata.

Certo, se l’Amministrazioni che si sono succedute nel tempo avessero operato in maniera più oculata oggi la comunità avrebbe avuto a disposizione oltre 200.000,00 € da utilizzare per il bene comune, e soprattutto, dopo questa spesa cosa ne faremo di quell’immobile? È già prevista la costruzione di una nuova scuola materna, cosi rimarrà un bene vuoto, non rispetta le norme antisismiche e ha il tetto in amianto. Forse si amplierà il Centro Pesciolino rosso, qualora l’Amministrazione attuale esca dai servizi sociali gestiti con l’Unione dei Comuni, associandosi al Comune di Bibbiena.

Ma oramai la storia non si cambia, rimane il fatto che il detto verba volant questa volta ha creato un grave danno alla collettività, lontani sono oramai i tempi in cui la parola data e le strette di mano erano impegni da onorare, oggi tutto si inchina di fronte a sor quattrino; sembra si sia persa la dimensione comunitaria, lo spirito sociale per cui chi era più facoltoso si sentiva in dovere di restituire ai propri concittadini parte del proprio patrimonio, era il principio che animava il rinascimento, oramai relegato nei libri di storia.

Anche da questi fatti, corredati da errori e omissioni ripetuti nel tempo, si capisce che il sistema giudiziario vive un momento di confusione, dove l’applicazione delle normative legittime, per il gioco dei labirinti procedurali finisce per disattendere il principio stesso della norma. Ovviamente non è giusto che i privati vengano penalizzati da errori amministrativi, così come non è corretto penalizzare la collettività per cambi di idee e posizioni di alcuni privati. In effetti essendo discendenti degli Etruschi non siamo legati a rispettare la Fides romana e questa vicenda ha avuto un finale quanto meno grottesco.

Ovviamente tutto è stato eseguito a norma di legge che nel tempo è cambiata e la prassi dell’accessione invertita che permetteva a chi edificava su un terreno di divenirne proprietario, invertendo di fatto la regola che prevede l’esatto contrario, su cui si basavano molti accordi tra pubblico e privati, ha determinato l’epilogo. Ecco, forse, perché nel 2005, quando questa prassi venne considerata obsoleta e non più praticabile, ci fu il tentativo di sanare le situazioni nate sin dai primi anni ‘80. L’unico aspetto positivo è che finalmente i contenziosi sono stati chiusi, anche se a caro prezzo, e annosi problemi finalmente risolti, e il capiente borsello di Pantalone è riuscito come sempre a fronteggiare le spese.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 321 | Agosto 2020)