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domenica, 25 Febbraio 2024

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L’Elfo e la Sciamana nel calore dei ghiacci (una saga italo-finnica)

di Marco Roselli – In questo articolo prenatalizio ho voglia di raccontare una storia particolare, quella di due mondi solo apparentemente molto distanti, sia fisicamente che culturalmente. A volte la vita mi ha portato lontano da me stesso e dal Casentino e in questo peregrinare ho avuto la fortuna di conoscere il mondo scandinavo, quello finlandese in particolare, che ho vissuto assieme ad una cara amica emiliana, la professoressa Marta Vincenzi. Le mie esperienze finlandesi sono partite nell’estate del 1985, con un viaggio zaino in spalla, per poi riprendere negli anni 2000, dopo aver conosciuto Marta, con cui ho fatto molti viaggi in compagnia di altri cari amici. All’epoca del nostro primo incontro Marta era già esperta del mondo finnico avendo realizzato, in qualità di consulente linguistico, viaggi studio con gruppi di imprenditori agricoli italiani instaurando così molti rapporti con istituzioni nordiche.

La nostra prima avventura, fatta nel cuore dell’inverno, ci portò nella terra dei laghi, dove fummo ospiti presso l’agriturismo Kivennapa, nella regione di Kuopio, una struttura gestita da meravigliose anime gentili, la cui amicizia dura ancora oggi. Per una persona amante della natura e per un’anima che cerca di perdersi (o di nascondersi) dentro le immense foreste boreali, non c’è posto migliore al mondo, perché lassù può capitarti di camminare per giorni senza incontrare anima viva. Forse fu questo tipo di ricerca a spingermi a Nord nel 1985, anche se all’epoca non potevo sapere quali effetti, quelle terre, avrebbero avuto sulla mia persona.

Il paese di Babbo Natale La Finlandia è conosciuta per il paese di Babbo Natale, infatti, secondo la tradizione, la sua dimora è a Rovaniemi, alle porte della Lapponia. Basterebbe questo aspetto a creare un collegamento ideale tra la Finlandia e la nostra provincia in quanto, proprio in Casentino, c’è la maggiore produzione di alberi ornamentali ad uso natalizio. Gli abeti sono il simbolo della luce che lentamente ritorna dopo il lungo periodo di oscurità, che dalle nostre parti è molto più gentile rispetto a quello finlandese. A quelle latitudini, in una giornata di brutto tempo, si può passare dal nero della notte al grigio nevoso di un alba che non arriva fino alle 9.00 e trovarsi in compagnia di un pallido sole che alle 14.00 è già tramontato.

Con il passare dei giorni questa condizione può diventare davvero insopportabile, ecco perché la neve è un elemento essenziale, non solo per l’immagine che ognuno di noi può avere del “Grande Nord”, ma anche perché rende l’ambiente meno oscuro. I cambiamenti climatici si sono fatti sentire anche in Scandinavia e se ad ottobre la neve non è ancora caduta, il nero arriva prima di quel che dovrebbe, rendendo il paesaggio imperscrutabile. Per fortuna c’è Babbo Natale che con la sua slitta porta doni a tutti quei bambini che vivono potendo scegliere ciò che vogliono, mentre innumerevoli soffrono fame e guerre. Questi ultimi sarebbero contenti solo di poter stare tranquillamente con i propri cari, e gli sarebbero sufficienti un pezzo di pane e dell’acqua limpida per toccare la felicità. In questi casi una fiaba può fare ben poco, ma senza un racconto non esisterebbe nemmeno il paese dei balocchi; per non restare stritolati nell’ingranaggio che dal Black Friday porta al delirio delle spese dicembrine ci vogliono i libri, gli unici strumenti in grado di fermare l’insoddisfazione generata dall’accumulo.

Mondi diversi che si completano Italiani e finlandesi, apparentemente, sono come l’olio e l’acqua perché sembrerebbero non mescolarsi in alcun modo. Per quanto loro sono taciturni e introversi, noi siamo chiacchieroni e sempre pronti allo scherzo; per quanto loro sono riservati, noialtri siamo, talvolta, invadenti fino all’eccesso. Ma probabilmente sono proprio queste diversità ad attrarci reciprocamente, così come i poli opposti delle calamite, purché il cuore si metta in ascolto e sia pronto all’accoglienza. Con questo sentimento noi siamo entrati nelle loro case imparando il rispetto quasi religioso per la natura e la contemplazione silenziosa di quei grandi spazi. In cambio gli abbiamo donato la nostra effervescenza, quell’esuberanza che accendeva la notte attorno ai fuochi dentro la foresta innevata, oppure dinanzi ad una tavola imbandita con burro e pesce di lago. Quando li abbiamo ospitati in Italia hanno fatto il pieno di sole, tra le mura antiche dei nostri meravigliosi borghi, che amano moltissimo, ma non quanto le loro interminabili foreste. In quelle i finnici ritrovano la loro parte contemplativa che spesso manca a noi mediterranei.

Tutti abbiamo bisogno di una fiaba Eppure, anche dentro le più belle foreste di betulle, la cui corteccia si specchia nel candore della neve, è possibile che qualche demone prenda vita e si vada a insinuare nelle menti degli umani. Ecco che allora la contemplazione si può trasformare in apatia e le già rarefatte parole diventino silenzi che durano settimane; gli occhi si fanno tristi e le persone tendono a isolarsi, strette come sono nella morsa di un inverno senza fine. Oggi esistono le tecnologie, le persone praticano tanti sport (in Finlandia ci sono piste da sci da fondo illuminate) ed hanno a disposizione la luminoterapia per produrre endorfine anche senza sole, ma tutto questo spesso non basta a lenire la pesantezza dell’anima in un luogo dove è più diffusa che altrove. Quello che ho potuto osservare è che perfino la grande tradizione dei racconti nordici (culminata nel Kalevala, il poema epico nazionale più importante) può far poco per alleviare il malessere.

Un libro Io e Marta abbiamo provato a parlare dei finlandesi cercando di interpretare ciò che crediamo loro possano pensare di noi, ma anche descrivendo ciò che noi abbiamo capito del loro carattere e lo abbiamo fatto mettendoci tutta la delicatezza e l’amore possibili, quasi in punta di piedi. Perciò abbiamo scritto un libro dal titolo L’elfo e La sciamana nel calore dei ghiacci – Una saga italo – finnica (in uscita presso Edizioni Fruska), dove parliamo di come il mondo nordico abbia contribuito a plasmare la nostra vita e il nostro io interiore. Marta, che ha girato tutto il mondo, dice che solo in Finlandia si sente veramente a casa, mentre io racconto come mi sono perduto per poi ritrovarmi, solo dopo essermi calato nel profondo di foreste reali ed altre, ben più intricate, dentro la mente. Adesso, forse, sono diventato a mia volta una guida per coloro che si vengono a trovare nelle condizioni che ho vissuto ed anche se non ho un patentino conosco tanti boschi e altrettanti sentieri.

Come Il professor Bandecchi ebbe a scrivere nell’introduzione di Fratello Panico “il malessere può così essere un segno per noi, per fermarci e concedere alla nostra anima il tempo per raggiungerci” ma questa operazione non è gratuita e non arriva con il corriere di Amazon, in quanto richiede capacità di sopportazione, tanta pazienza e qualche giusta parola. Ecco che allora anche un buon racconto può essere di aiuto (nel mio caso è stato così), perché conduce inevitabilmente all’essere umano, anche quando non sappiamo più dove esso si sia nascosto.

Con la speranza che ognuno possa trovare il sentiero che porta alla propria pace interiore auguro a tutti un felice Natale.

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