di Monica Prati – “…Non mi va di raccogliere i miei anni dalla cenere, voglio un sogno da sognare, voglio ridere. Non mi va, non ho tempo per brillare voglio esplodere, che la vita è una poesia di storie uniche. Non mi va, di piangere stasera, di sciuparmi l’atmosfera, di somigliare a quelli come me. Non mi va di lasciarmi abbandonare di dovermi abituare, di dovermi accontentare..” cantano i Negrita. Ormai Sanremo è solo un ricordo, ma questo mese incontriamo Leonardo Bondi (nella foto), collaboratore di “Woodworm Label” una società attiva nella scena musicale indipendente, per parlare della sua esperienza personale.
Un casentinese a livello nazionale, come manager di promesse nel mondo della musica, può raccontarci com’è nato tutto. «Non le definirei “promesse” considerando che nel loro circuito, oggi impropriamente detto indie, alcuni di questi artisti vantano una carriera decennale. Per non parlare poi di Nada. E ad onor del vero, non mi occupo direttamente di mangement all’interno del team Woodworm, una realtà che dal 2011 opera come società di servizi nel campo musicale e della quale sono entrato a far parte in forma più continuativa da poco tempo. Proprio nel 2011, in Casentino, ho avuto l’opportunità di collaborare per la prima volta con Woodworm, insieme agli amici dell’associazione MCD e dell’associazione Casentinomusica. Realtà volontaristiche già attive sul territorio nell’organizzazione di concerti, festival e non solo. Insieme abbiamo prodotto e organizzato le tre edizioni del “Casentino Love Affair”, un contenitore di eventi, ideato per promuovere importanti tematiche, focalizzate sulla cultura dello sviluppo sostenibile e sulla rete tra associazionismo e imprenditoria, con il fine di valorizzare alcune vocazioni del territorio casentinese. L’evento che ha goduto di maggiore visibilità durante ciascuna edizione, è stata l’esibizione live di importanti artisti, appartenenti alla scena musicale indipendente, tra cui Afterhours, The Zen Circus, Lo Stato Sociale, Paolo Benvegnu’, Giorgio Canali, Calibro 35, A toys Orchestra, Andrea Appino, Marco Parente, Aucan, Blastema, Shit Disco etc… Un’esperienza bellissima, che ha incoraggiato le mie successive collaborazioni, prima con gli amici del Karemaski Multiart Lab, poi con la stessa Woodworm, dandomi l’opportunità di mettere a frutto le competenze maturate negli anni e di trasformare la mia passione in una professione. Oggi, dunque, collaboro con Woodworm Publishing Italia, una società attiva a 360° nella scena musicale indipendente, capace di offrire a buon livello tutti i servizi della “filiera” musicale. Woodworm può relazionarsi con un artista, permettendogli di scegliere tra un ampio pacchetto di servizi che spaziano, appunto, dalla discografia al management, dall’editoria alla produzione di un tour, dalla fiscalità alla cura di sponsor e immagine. Sostanzialmente lavoriamo lasciando molta libertà agli artisti, spesso cedendo loro la proprietà dell’opera, con contratti brevi e poco “invasivi” rispetto alla loro decisionalità. Non vogliamo che gli artisti si sentano mai intrappolati in contratti complessi e pesanti da sostenere negli anni. Lavoriamo artigianalmente su ciascun progetto, cercando volta per volta, di sviluppare idee e percorsi ad hoc per ogni artista.
Woodworm ha collaborato e collabora, tra gli altri, con Francesco Motta (Premio Tenco opera prima nel 2016 e miglior album nel 2018) Nada, Ministri, The Zen Circus, Rancore, Edda, La Rappresentante di Lista, Giovanni Lindo Ferretti, Paolo Benvegnu’, Fast Animals And Slow Kids, Dante, Appino, Nobraino, Umberto Maria Giardini, Angela Baraldi, Campos, Giorgieness, Paletti, Julie’s Haircut, Bologna Violenta, Bachi da Pietra e molti altri».
La partecipazione al Festival com’è andata? «La partecipazione al Festival di Sanremo ha visto coinvolti numerosi artisti legati a Woodworm, in particolare Francesco Motta, The Zen Circus, il rapper Rancore insieme a Daniele Silvestri e, infine, Nada, che abbiamo visto duettare con lo stesso Motta. Se la partecipazione al festival non era scontata, per una realtà piccola come la nostra, vedere addirittura 4 artisti, esibirsi sul palco del Teatro Ariston è stata di per sé una piccola grande vittoria. Il premio per il miglior duetto conferito a Motta e a Nada, il premio della critica e quello per il miglior testo, conferiti a Silvestri e Rancore, sono stati l’ulteriore coronamento di tanto lavoro da parte degli artisti in gara, di Woodworm e di tutti i professionisti che collaborano per far conoscere e valorizzare la loro musica. La settimana a Sanremo è stata molto impegnativa, ma anche divertente, è stato bello trovarsi in compagnia di tanti artisti e amici, come i Negrita, gli Ex-Otago e tanti altri. Il clima era più quello di una festa che quello di una competizione. Questa edizione di Sanremo, la valuto positivamente, proprio per la presenza di questi artisti e di un cast diverso dal solito, allargato ad un campione più ampio, che maggiormente rispecchia la musica italiana ascoltata nel nostro paese. Durante il Festival ho seguito personalmente la band The Zen Circus, forse una delle più estranee alla dimensione del Festival, sia per la propria storia, sia per il brano portato in gara, che tuttavia ha ottenuto risultati importantissimi sotto il profilo della critica e del pubblico. Una soddisfazione personale ma soprattutto un privilegio».
Torniamo in Casentino. In precedenza ha gestito il Teatro di Stia, esperienza non finita bene. Raccontaci il tuo punto di vista su questo. «Più che per me, credo che non sia finita bene per lo stesso teatro e credo che la sua chiusura non abbia giovato al territorio che lo ospita. Per quanto mi riguarda, credo invece che quell’esperienza abbia lasciato molto di positivo ai tanti giovani e meno giovani che l’hanno vissuta dall’interno e dall’esterno. Il teatro è stato propriamente un centro di aggregazione per tutta la comunità, che ha ospitato eventi e iniziative a beneficio di tutto il paese, con l’aiuto di tanti amici che l’hanno sostenuto. Uno spazio unico, apprezzato da artisti e avventori, ricordato e invidiato da chi altrove cerca tutt’ora di proporre esperienze simili nel proprio territorio. Al suo interno tanti ragazzi hanno scoperto e coltivato passioni, altri hanno sviluppato professionalità che gli hanno permesso di affermarsi nel mondo del lavoro, della musica e della cultura. Da una parte infatti, il Teatro Della Lana è stato anche un coraggioso esempio di imprenditoria giovanile, condotto da una manciata di giovani che hanno operato al suo interno, scegliendo di costituirsi in cooperativa di lavoro. Senza nascondersi dietro ad associazioni, per svolgere la propria attività in strutture pubbliche e senza far pagare una tessera associativa per accedere al teatro comunale, patrimonio della cittadinanza. Purtroppo lavorare con la cultura non è semplice, non lo è soprattutto in un piccolo centro casentinese. La cooperativa non avrebbe potuto sostenersi a lungo e ciascuno di noi aveva già intrapreso attività lavorative parallele. Ma ci sembrava veramente assurdo, buttare via tutto quello che avevamo costruito e abbiamo proposto il proseguimento della stessa esperienza, nella forma di un progetto più ambizioso, autogestito, che avrebbe coinvolto vari attori sul territorio, come associazioni, proloco, comitati, che quotidianamente mettono a disposizione le proprie capacità, il proprio tempo, energie e contatti per dare un contributo alla vita culturale della vallata. In fondo è questo lo spirito che ha animato la gestione del Teatro della Lana: più un servizio alla comunità che a noi stessi. Un progetto che non è stato possibile illustrare per l’assenza di un vero interlocutore all’interno dell’Amministrazione, forse poco lungimirante, sicuramente interessata ad altro, rispetto alle attività svolte all’interno del teatro. E se mi si dice che eravamo semplicemente degli imprenditori, non posso che rimarcare l’incapacità della politica territoriale di tutelare la propria imprenditorialità giovanile, con una gestione dei rapporti assai discutibile.
Sicuramente davamo fastidio a qualcuno ed è stata operata una scelta, credo, purtroppo, quella meno coraggiosa e meno utile per la comunità. L’esperienza del teatro è un capitolo chiuso. Come del resto il teatro stesso, da qualche anno in attesa di un bando per la sua gestione. Si vocifera circa una ristrutturazione, di un progetto di riqualificazione e di gestione. Finalmente. Per il resto mi auguro ci siano i margini per future collaborazioni, senza pregiudizi».

(tratto da CASENTINO2000 | n. 304 | Marzo 2019)