di Federica Andreatta – «Dove la parola manca, là comincia la musica; dove le parole si arrestano, l’uomo non può che cantare». Le parole di Vladimir Jankélévitch risuonano come un eco mentre ci accingiamo a preparare il nostro servizio; ce le sentiamo così nostre che ci appartengono. Non un semplice aforismo o una citazione famosa, ma una verità che ci rivela un ulteriore significato del verbo “cantare”. A cosa serve cantare? A renderci felici forse? A rilassarci o a farci tirare fuori il nostro io più profondo? A ciascuno la propria risposta. Per William James «non si canta perché si è felici; si è felici perché si canta».

C’è chi canta sotto la doccia, chi in macchina ascoltando una canzone alla radio, chi con gli amici e chi invece lo fa non solo per un’inclinazione personale, ma soprattutto per passione. Una passione che speriamo possa un giorno portare il nostro protagonista lontano. Un sogno che ci auguriamo si tramuti in realtà. Ma questo non è solo il sogno di un giovane, è il sogno di chi con coraggio e determinazione si impegna ogni giorno in un progetto di vita diretto verso un traguardo importante. Basta percorrere qualche chilometro ed è ecco che il custode di quei sogni è pronto a rispondere alle nostre domande.

Marco, parlaci un po’ di te… «Sono Marco Orlandi, abito a Soci e frequento il Liceo delle Scienze Umane di Poppi. Musicalmente, invece, studio presso un’accademia di canto moderno a Milano. Sono seguito da un paio d’anni dal vincitore della seconda edizione di X Factor e, a oggi, vocal coach di Tale e Quale Show, Matteo Becucci».

Come e quando nasce la tua passione per la musica? Sei un cantautore? Sei un solista o hai una tua band? «La mia passione per la musica nasce circa 8 anni fa dopo aver formato un gruppo con ragazzi più o meno miei coetanei. Un giorno il padre di un mio amico, che è un musicista, mi fece provare per caso a cantare e da lì mi sono innamorato del canto.
Adesso quella band non esiste più e io canto soltanto come solista. Non posso considerarmi un vero e proprio cantautore dato che è da poco che scrivo le mie prime canzoni, ma mi sono subito reso conto che la scrittura rappresenta un modo meraviglioso per esprimersi e poter dire qualsiasi cosa. Il canto mi fa sentire libero e costituisce la mia miglior valvola di sfogo».
Un tuo mito a cui ti ispiri? «A dire il vero, non ho un mito ben preciso; ci sono molti cantanti che ascolto di continuo e ammiro, ma appartengono tutti a categorie musicali diverse, infatti non ho né un cantante, né un genere preferito».

Parlarci delle tue esperienze musicali. Sappiamo, infatti, che hai partecipato anche alle audizioni di X Factor… sei stato anche in altri contest? «Da qualche anno partecipo abitualmente a concorsi canori di livello nazionale dove ho avuto l’opportunità da una parte, di confortarmi sempre più spesso con persone contraddistinte dalla mia stessa passione e, dall’altra, di ottenere grandi soddisfazioni tra vari premi e vittorie. Due anni fa fui contattato per partecipare a X Factor dopo la segnalazione di alcuni auditori del programma che mi avevano visionato grazie ad un concorso. Provai a prendere parte al talent e dopo aver superato i casting, dove eravamo quasi 50.000, riuscii a passare tra i circa 200 partecipanti ai provini televisivi, anche se non sono stato trasmesso in tv. Alle audizioni ricevetti tre sì e un no. Il no fu espresso da Manuel Agnelli il quale mi disse che ero troppo giovane per il percorso che avrei potuto intraprendere e che avrei rischiato di rovinare un’opportunità. Io onestamente sono felice lo stesso, perché in soli due anni credo di essere migliorato moltissimo su ogni aspetto».
Programmi per il futuro? Vorresti intraprendere una carriera come cantante professionista? O hai altri sogni nel cassetto? «Ora come ora non ho altri sogni se non la musica, quindi voglio soltanto migliorarmi, riuscire a far diventare la musica la mia professione e desidero inoltre di poter lavorare con persone con la mia stessa passione».

Cosa ne pensi di quei giovani che sempre più si affidano al web (tipo YouTube e Instagram) per dar voce al proprio talento o semplicemente per cercare visibilità e notorietà? Pensi possa essere uno strumento efficace o un’arma a doppio taglio?  «Penso che i social aiutino molto gli utenti ad acquisire visibilità. Alla fine, chi deve apprezzare davvero la musica è il pubblico quindi cercare di rendersi visibili sulle varie pagine per procurarsi un po’ di notorietà è sicuramente giusto e permette al musicista di entrare più facilmente nel panorama musicale; l’importante è che la ricerca della notorietà non scavalchi la passione per il proprio talento».

Credi sia più facile o difficile diventare famoso al giorno d’oggi? Quali sono secondo te le qualità e le caratteristiche giuste che un giovane dovrebbe possedere per farsi strada nel mondo musicale? «Non so se la società sia cambiata in positivo o negativo riguardo la facilità con la quale un giovane può entrare nel mondo della musica e diventare così noto e famoso. Sicuramente la creazione di piattaforme come i social network ne ha reso più facile l’accesso; allo stesso tempo, però, si riscontra molta più domanda che richiesta, anche se chi possiede davvero un talento riesce sempre a uscire fuori. Penso comunque che chi persegue un obiettivo simile debba avere una passione tale da portarlo persino a compiere dei sacrifici. Inoltre serve sicuramente impegno, dedizione e soprattutto questa grande passione».

(tratto da CASENTINO2000 | n. 315 | Febbraio 2020)