Premessa:

Sul tema della gestione integrata del ciclo dei Rifiuti, abbiamo registrato il fallimento degli obiettivi contenuti nelle pianificazioni provinciali passate (Arezzo, Siena, Grosseto) su 4 punti prioritari per una corretta pianificazione di settore:
 sulle quantità di produzione di rifiuti urbani ed assimilati da raccogliere e smaltire, stimate esageratamente in eccesso e, di conseguenza, con un dimensionamento errato degli impianti e maggiori costi gestionali;
 sulle quantità di raccolte differenziate raggiunte, ferme e dimezzate rispetto agli obiettivi dei Piani e delle leggi comunitaria, nazionale e regionale, con penali e costi aggiuntivi a carico dei cittadini e delle aziende;
 sulla scarsissima qualità delle raccolte differenziate, le quali – basate in massima parte sul sistema dei cassonetti stradali – hanno riscontrato notevoli percentuali d’impurità;
 sul costo complessivo del servizio, incrementato in maniera esagerata sopra ogni previsione e logica.
Qualsiasi decisore politico, che erediti tali errori su 4 aspetti centrali di una pianificazione, non può essere credibile se, in occasione di un nuovo Piano, non chieda e pretenda espressamente un’analisi puntuale dei motivi che hanno condotto a tali risultati e l’individuazione dei condizionamenti presenti nel recente passato per poterli rimuovere e non ripetere gli stessi errori, per sperare di essere efficace nella nuova pianificazione. Altrimenti sorge il legittimo sospetto che quegli obiettivi e quelle “belle” volontà politiche enunciate nel passato fossero solo enunciazioni di comodo, ma non volute effettivamente.

1° Osservazione

Nel 2012 è stata accertata (dati certificati ARRR) una produzione di RUT nelle 3 province + Val di Cornia di 557.000 tonnellate (di seguito t.) a fronte delle previsioni – sempre per il 2012 – dei precedenti Piani Straordinari ex LRT 61/2007 (ATO Sud messo a gara aggiudicata, ATO Costa ancora no) di 671.000 t.: 114.000 t. in eccesso equivalgono al quantitativo che in un anno potrebbe trattare un impianto di grandi dimensioni. Ciò ha comportato un’eccessiva e ridondante previsione di futuro dimensionamento di tutti gli impianti, con una conseguente simulazione di notevole incremento di costi sia per la costruzione che per l’inefficienza di gestione. Quindi, considerato che appare inappropriato – come fa il PIR a pag. 55 (“6.2 Ipotesi di andamento della produzione dei rifiuti”) prendere come base di riferimento la produzione di RUT dell’anno 2010 (601.000 t) quando – non solo al momento dell’approvazione ma addirittura in quello dell’adozione – ci sono a disposizione i dati ARRR 2012 (557.000 t) si chiede di sostituire “Le previsioni sulla evoluzione della produzione…sono stimate per il periodo 2010-2025” con “…periodo 2012-2027”, quindi di porre a base la produzione 2012.

2° Osservazione

Una pianificazione, se vuole essere aderente alla fase storica, non può prescindere dal calcolo corretto dell’andamento tendenziale in atto della produzione di rifiuti, in relazione all’andamento tendenziale del PIL toscano, con il quale c’è una correlazione non sempre univoca, in relazione alla popolazione, ma anche in previsione delle politiche capaci di ridurre le produzioni.
Si riportano di seguito i valori concatenati del PIL toscano con anno di riferimento 2005, scaricabili dal sito ufficiale dell’Istat per la Regione Toscana:

http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCN_PILPRODT&Lang=it

Anno
2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012

PIL della Toscana
85 012.0 87 134.8 88 832.1 87 949.5 84 850.2 85 583.3 86 231.2 84 970.0

Indice (2005 = 100)

100 102,49 104,63 103,45 99,8 100,6 101,43 99,95

L’andamento reale del PIL in Toscana, come risulta dai dati concatenati ISTAT riportati sopra, in particolare dagli indici riferiti all’anno 2005, smentisce le ipotesi fatte nella proposta di Piano di una sua crescita nel 2020 del + 8,4% rispetto al 2010, così come di quella nel 2015 del + 14% (sempre pag. 55.). Pertanto anche la “stima tendenziale” – riportata a pag. 55 della proposta di Piano – è quantomeno fantasiosa ed indice, ancora, di una scelta ideologica non giustificata dai dati reali, i quali testimoniano invece una tendenza alla stagnazione delle attività economiche e con una riduzione dei consumi. I dati relativi al 2013, assenti nella rilevazione dell’ISTAT riportata sopra, come tutti sanno, confermano l’andamento degli otto anni precedenti già registrati, dal momento che il valore nazionale è a dicembre 2013 nell’ordine di un – 1,9 % sul 2012.
Anche le previsioni OCSE per il 2014, come al solito sempre in eccesso, perché politicamente tendenti ad alimentare la fiducia dei consumatori ed investitori, sono di tendenziale stagnazione. Vedi: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/11/19/Ocse-Pil-Italia-1-9-2013-0-6-2014_9643435.html
Ma, anche al di là della tendenza del PIL summenzionata, risulta illogica e politicamente incomprensibile la decisione di aver scelto – in sede di adozione del PIR – lo scenario con “Stima di stabilizzazione”, che considera appunto stabile, al 2025, la produzione dei rifiuti del 2010 (pag. 55, ultimo capoverso) rispetto all’altro scenario “Stima di produzione dei rifiuti tendenziale con prevenzione” (pag. 55, penultimo capoverso): si chiede, pertanto, di impiegare quest’ultimo scenario, cioè la “previsione tendenziale”, che tiene conto sia di interventi attivi di prevenzione che di politiche di deassimilazione, sostituendo a pag. 56 il “6.3 Stabilizzazione di lungo periodo della produzione di rifiuti: ipotesi a base degli scenari di piano” con “6.3 Produzione dei rifiuti : ipotesi a base degli scenari di piano”.
Di conseguenza, il combinato disposto delle 2 osservazioni di cui sopra porta alla seguente Tab. 7:

Tab. 7 Andamento della produzione dei rifiuti scenario prescelto “Tendenziale con riduzione”
2012 = 557000
2025 = 523305

L’impiego della previsione “Tendenziale con riduzione” – anzichè della previsione “Stabilizzata” – sarebbe la rappresentazione plastica del coraggio della politica, che non si limita a seguire le indicazioni dei tecnici ma assume un alto orizzonte di sviluppo sostenibile e si prefigge di indicare una strada altra sulla gestione integrata del ciclo dei rifiuti. Tra l’altro, il PIR – approvato con le modfiche di cui trattasi – programmerebbe semplicemente le quantità di rifiuti sulla base delle tendenze chiaramente in atto: infatti dal 2004 al 2013 (quest’ultimo anno ancora non è stato certificato, ma le anticipazioni delle aziende parlano di un ulteriore e consistente riduzione della produzione) i dati della ARRR sulla produzione dei rifiuti nell’ATO Sud + Val di Cornia riportano una tendenza molto evidente, sicuramente legata ai minori consumi e alla crisi economica. Non considerare la tendenza in atto degli ultimi anni sarebbe un garve errore programmatorio: addirittura fra il 2008 ed il 2012 si è registrata, nell’ambito di cui trattasi, una diminuzione di oltre il 9%!

3° osservazione

Appare del tutto incongrua, sulla scorta della stragrande maggioranza delle esperienze acquisite e reperibili ovunque, una percentuale di scarti del 15% su un livello di differenziazione del 70%! Tale % elevata di RD, raggiungibile solo ed esclusivamente tramite la raccolta domiciliare, il cd. porta-a-porta, genera un’alta qualità di materiale differenziato e quindi una quantità minima di impurità, nell’ordine di circa il 3% (meno della metà del quale, a sua volta, è potenzialmente combustibile). Si chiede, pertanto, di sostituire il 15% di scarti con il 3%, in ogni parte del PIR dove detta percentuale è riportata.

Il combinato disposto delle 3 osservazioni suindicate, qualora accolte, produrrebbero una modifica della Tab. 10 a pag. 71 in tal senso:

Tab. 10 Ripartizione dei flussi nella proposta di Piano
T/a nel 2025
Rifiuti Urbani (RU) 523305
RD totale (70% obiettivo di Piano) 366314
Di cui RD a riciclo (RD totale – scarti RD) 355325
Di cui scarti RD al 3% 10989
Avviato a TMB/TM 84061
Avviato a incenerimento (totale Rifiuti Urbani Residui, RUR) 104438
Avviato a incenerimento (da scarti RD del 3%, di cui il 48% inceneribili) 5300
Totale inceneribile (…SENZA CONSIDERARE la parte di CSS per impianti mercato, che è di circa t. 24775…) 109738
Avviato a discarica (totale) 93448
Di cui FOS a recupero 10388
Avviato a discarica (al netto di FOS a recupero) 83060

Sulla scorta di quanto summenzionato, l’eventuale e auspicato accoglimento delle 3 osservazioni comporterebbe lo stralcio dal PIR anche della previsione dell’ipotizzato incremento della potenzialità termovalorizzatrice dell’impianto di San Zeno, sia sotto la forma di repowering dell’attuale impianto, sia sotto la forma di un nuovo impianto: infatti, i 2 attuali inceneritori hanno una potenzialità autorizzata di 71.000 t/a Poggibonsi e 42.000 t/a San Zeno (t/a 113.000) già di per se sufficiente a trattare le 109.738 t/a suindicate…addirittura senza tenere di conto – come deve invece essere fatto – della parte di CSS (t/a 24.775 circa) destinato a impianti di mercato!

Altre considerazioni, comunque correlate e collegate a quanto sopraddetto, si riferiscono al fatto che una pianificazione, se vuol essere efficiente nel conseguimento degli obiettivi, non può prescindere dalle esperienze concrete – già realizzate in altre province italiane – che hanno evidenziato quali sono i percorsi possibili per ottenere tali obiettivi. Questo è tanto più impellente e necessario considerati i successi che intere regioni e province italiane, con caratteristiche simili a quelle toscane, stanno conseguendo in questo servizio. Il consorzio in Val d’Elsa e Capannori sono d’esempio in Toscana. Pertanto non c’è nulla da sperimentare, ma solo da adattare quelle esperienze alla nostra realtà! Se la raccolta dei rifiuti avverrà con il servizio del porta a porta (di seguito pap) esteso solo al 70-80 % degli abitanti, come prescrive il Piano, possiamo facilmente calcolare quanto dovrebbero differenziare tali famiglie per arrivare all’obiettivo del 70% di RD per l’intera provincia. Supponendo, per il momento, che vengano esclusi gli “assimilati agli urbani” e che il restante della popolazione servita dai cassonetti stradali rimanga sui valori attuali della raccolta differenziata del 30% circa, non essendo prevista per questa fetta di popolazione nessuna politica incentivante e premiante, i cittadini serviti dal pap dovrebbero differenziare l’87% dei rifiuti. Questo livello, sicuramente alto, è anche sicuramente difficile, senza l’introduzione immediata della tariffa puntuale e premiante per i rifiuti urbani, come ampiamente documentato da tutte le esperienze più virtuose in Italia, non ipotetiche, ma verificate e certificate.
Il grafico che segue è ormai verificato da almeno una decina di anni e indica quali scelte, connesse e necessarie alla raccolta pap, debbono contemporaneamente essere messe in atto per ottenere i risultati indicati sull’asse verticale: l’80-85% di RD si ottiene SOLO SE, con l’introduzione del PaP, si introduce anche la TIA puntuale e premiante, che dovrebbe perciò essere applicata da subito.

Come conclusione di questa prima considerazione, per raggiungere l’obiettivo fissato dal PIR della Raccolta Differenziata al 70% nel 2020, nell’ipotesi che non si considerino gli “assimilati”, è dimostrato che si deve adottare il prima possibile lo strumento della Tariffa Puntuale e premiante.

Come seconda considerazione, si rileva che quanto sopra è valido nell’ipotesi che non si siano considerati i rifiuti urbani “assimilati”. Tenuto conto del loro peso e quantità, si impone la necessità di pianificare anche la gestione della Raccolta Differenziata e personalizzata degli “assimilati”, al fine della riduzione della produzione dei rifiuti urbani e degli indifferenziati. Tale necessità discende dalla quantità in gioco, che il Piano Regionale Rifiuti (PRB) stima nei 3 ATO pari mediamente al 42% dei RU! E’ evidente che qualunque programmazione che lascia ai margini il 42% della produzione dei rifiuti è necessariamente condannata al fallimento e non sembra che il PIR se ne renda conto. Un Piano che continua a non programmare nulla per il 42% dei rifiuti non può – matematicamente – conseguire gli obiettivi che si prefigge.
Infatti questo è quanto è riportato nel Piano regionale:

Il Piano – per gli assimilati – dovrebbe, imitando quanto già realizzato da province più virtuose:
1. prevedere l’obbligo del non anonimato del conferimento di rifiuti, presupposto indispensabile per l’applicazione della tariffa puntuale;
2. istituire due distinti circuiti di raccolta e contabilizzazione: uno per i rifiuti da “abitazioni” e l’altro per gli “assimilati”;
3. istituire un Servizio pubblico di gestione dei rifiuti per le attività produttive, coinvolgendo le categorie imprenditoriali, al fine di favorire la differenziazione con le tariffe premianti.
In conclusione di questa seconda considerazione, è evidente che – se il Piano interprovinciale non programma anche la raccolta differenziata di qualità per gli “assimilati” – i quali rappresentano il 42% dei rifiuti urbani, lasciandoli ai cassonetti stradali…e prevede la raccolta pap solo sul 70-80% del restante 58% dei rifiuti urbani, quelli prodotti dalle abitazioni, avremo una raccolta differenziata di qualità solo sul 43,5% dei rifiuti totali! Anche se tale raccolta pap raggiungesse il 100% di differenziata, sarebbe poco più della metà dell’obiettivo del 70% di raccolta differenziata di qualità, stabilito dal Piano stesso.

Come terza considerazione, occorre sottolineare che troppe persone, compresi amministratori pubblici e gestori dei servizi, vanno dicendo che la raccolta differenziata pap farebbe aumentare i costi del servizio; al riguardo, è necessario che il Piano svolga anche una funzione educativa.
A tal fine vogliamo riportare quanto certifica il Ministero dell’Ambiente attraverso il lavoro di raccolta dati dell’ISPRA (Vedi “Valutazione dei costi del Servizio di Igiene Urbana in Italia”, capitolo 6, tabella 6.5):

Tabella tratta da:
http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-urbani-edizione-2013
Lo avevano già dimostrato negli anni passati Studi autorevoli, come quello della Bocconi:
http://www.iefe.unibocconi.it/wps/allegatiCTP/Rapporto_IEFE_Rifiuti_2.pdf
Anche per la Toscana il costo dell’indifferenziato è più alto del costo del differenziato, (79,9 euro/persona contro 43,08) poiché, anche se il costo della raccolta del differenziato è maggiore (31,99 euro contro 24,57), molto minore è il suo costo di trattamento, al netto dei ricavi per la vendita del materiale recuperato (11,09 euro contro 52,08). Anche l’ISPRA 2013 certifica, inoltre, che il modello toscano, tanto caro agli inceneritoristi (integrazione tra la filiera dell’incenerimento e quella del recupero di materia) si dimostra inefficace in termini di costi del servizio: circa il +40% rispetto al costo nelle regioni del nord! Pertanto non si giustifica la volontà di non cambiare nell’interesse pubblico! Nel PIR manca altresì la valorizzazione della RD dei rifiuti attraverso la quantificazione dei vantaggi economici, sociali ed ambientali, che derivano dal ridurre notevolmente la quantità di rifiuti che vanno a smaltimento.

Come quarta ed ultima considerazione, vogliamo citare La Risoluzione del Parlamento europeo del 24 maggio 2012, su un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse (2011/2068) che così recita al comma 33: “…invita la Commissione a razionalizzare l’acquis in materia di rifiuti, tenendo conto della gerarchia dei rifiuti e della necessità di ridurre i rifiuti residui fino a raggiungere livelli prossimi allo zero; chiede pertanto alla Commissione di presentare proposte entro il 2014, allo scopo di introdurre gradualmente un divieto generale dello smaltimento in discarica a livello europeo e di abolire progressivamente, entro la fine di questo decennio, l’incenerimento dei rifiuti riciclabili e compostabili;
ritiene che queste iniziative debbano essere accompagnate da idonee misure transitorie, tra cui l’ulteriore sviluppo di norme comuni basate sul concetto di ciclo di vita; invita la Commissione a rivedere gli obiettivi per il riciclaggio per il 2020 della direttiva quadro sui rifiuti; ritiene che un’imposta sullo smaltimento in discarica, già introdotta da alcuni Stati membri, potrebbe contribuire al raggiungimento di tali obiettivi”.
Quindi e per finire, il Piano dovrebbe conformarsi anche alle indicazioni del Parlamento Europeo e pertanto non potrebbe prevedere nel 2020 l’obiettivo massimo del conferimento in discarica del 10% e all’ incenerimento del 20%, poiche questi obiettivi vanno contro la sopra citata Risoluzione!

Arezzo, lì 6 giugno 2014

FIRMATARI DELLE OSSERVAZIONI:

F.TO: Associazione Tutela Valdichiana – Comitato Tutela di Cortona – Osservatorio Tutela Valdichiana – Forumambientalista Toscana – Associazione La Fortezza – Comitato Salute e Ambiente – Comitato Acqua Pubblica Arezzo – PRC/Se – PdCI Arezzo – Verdi

Riferimenti:

F.TO Fausto Tenti (fausto.tenti@pec.libero.it)