«Il Piano Socio Sanitario Integrato (PSSIR) prevede nuovi tagli per i cosiddetti “piccoli ospedali”. Gli ospedali di tipo A, infatti, verranno privati di un pronto soccorso vero e proprio a favore di un punto per l’emergenza territoriale. Si vuole tagliare le spese, ma così facendo si creano più costi e, soprattutto, più disagi alla comunità». È il commento del consigliere regionale della Lega Nord Toscana, Gian Luca Lazzeri, che sta esaminando a fondo l’attuale Piano sociosanitario.

«Nella lettura del Piano Socio Sanitario Integrato – spiega l’esponente del Carroccio –, la Lega Nord Toscana ha individuato come negli ospedali definiti “ospedale A” non sia più presente un vero pronto soccorso, ma solo un “Punto per l’Emergenza Territoriale”. Tutto questo per mascherare l’assenza del pronto soccorso, con l’ospedale di tipo A che per assurdo non può genericamente garantire neppure il ricovero urgente. Presentandoci ad uno di questi ospedali con una patologia grave che necessita di ricovero urgente ci troveremmo ad essere caricati su un’ambulanza e portati in un “vero” ospedale, cioè tra quelli definiti di tipo B o C.  Perché nell’ospedale A si garantiscono le cure intermedie, la diagnostica radiologica, i trasferimenti in urgenza: più che un ospedale pare una casa di cura. È evidente che, nel panorama dei tagli in sanità, questa è la fine dei piccoli ospedali. Come si può alle piccole comunità, spesso abitate prevalentemente da anziani e in situazioni di disagio geografico, negare la possibilità di rivolgersi al pronto soccorso, di potere restare in osservazione piuttosto che essere trasferiti per precauzione in un centro adeguato magari a molti chilometri da casa e soprattutto con spese e disagi evitabili?».

Secondo l’esponente del Carroccio, «ciò che appare una razionalizzazione della spesa diventa uno spreco ulteriore perché si dovranno mettere in condizione queste strutture di avere piazzole attrezzate per il volo notturno dell’elisoccorso, si dovranno affrontare spostamenti maggiori anche per piccoli ricoveri precauzionali. Non sarebbe più semplice, invece, far spostare le persone per importanti interventi programmati, per i quali è fondamentale la specializzazione, dove la relazione fra volume di attività ed esito clinico sono direttamente proporzionali e fondamentali, e mantenere dei veri pronto soccorsi Dea negli ospedali di tipo A, nei quali evidentemente c’è una maggior attenzione alla persona nella sua totalità, dove la persona si possa sentire accolta, abbia la possibilità di stare almeno in osservazione per scongiurare situazioni gravi e anche ricoveri affrettati molto lontano da casa?» La Lega Nord ha individuato, quindi, la necessità che il PSSIR preveda anche per gli ospedali di tipo “A” di avere un pronto soccorso «di I° livello, salvo verificare, in rapporto alla collocazione geografica e alle necessità principali dell’utenza, la presenza di altre strutture di Area Vasta, facilmente raggiungibili e accessibili, che offrano soccorso in ogni ambito specialistico».

I cosiddetti “ospedali montani”, per esempio, in Toscana in tutto sono 12, e le loro strutture di pronto soccorso registrano molti accessi all’anno. Castelnuovo Garfagnana dagli ultimi dati reperibili ha 14.736 accessi, Bibbiena 14.037, Portoferraio 13.632, Sansepolcro ne registra 12.847. «È vero che è necessario ridurre le spese – conclude Lazzeri –, ma non lo si può fare a discapito delle necessità dei cittadini».