I Sindaci del Casentino prendono posizione sull’articolo apparso il 9 dicembre su La Nazione, riguardante la presunta resa dei Sindaci sul corrispettivo definitivo da corrispondere a SEI TOSCANA per la nuova gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani nell’ATO Toscana Sud, affidato ad un gestore unico secondo le forme di cooperazione indicate dalle legge regionale.
I sindaci casentinesi evidenziano innanzi tutto il fatto che nessuno di loro ha mai votato la delibera del novembre 2013 e neppure, di conseguenza, dato seguito ad aumenti a scatola chiusa. “Al contrario di quanto asserito nel pezzo – commentano in modo deciso – ci stiamo battendo da mesi e in ogni sede, per far emergere le contraddizioni delle scelte imposte in materia”.
La denuncia è forte e viene fatta dal Casentino senza giri di parole: scarsa trasparenza tra soggetti a partecipazione pubblica e soggetti industriali privati nella nuova società, programmazione da rivedere, rischi di riscossione interamente a carico dei comuni, così come gli investimenti per raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclo previsti.
I sindaci sono sul piede di guerra e commentano: “Mentre l’obiettivo fondamentale della normativa di settore era quella di unificare il servizio per diminuire le tariffe, operando un’economia di scala (stiamo parlando di un servizio pubblico, interamente pagato dalle imprese e dai cittadini mediante tributo TARI), dalla proposta di corrispettivo provvisorio 2014 e dalla sua composizione emerge con evidenza che per lo svolgimento del servizio verranno proposti aumenti insostenibili durante la gestione ventennale. Noi ci opponiamo a questa logica, contestiamo l’arbitrarietà con la quale SEI TOSCANA, società a maggioranza pubblica, ricorre al TAR contro gli stessi comuni soci”.
I primi cittadini del Casentino, lungi dal sventolare bandiera bianca contestano, così, il paradosso che i costi sociali della raccolta differenziata finalizzata meramente al rispetto di parametri regionali o comunitari, “dal momento che manca un effettivo riciclo o mercato per valorizzarla, siano posti a carico degli utenti”.
La contestazione aperta – fatta a più riprese, riguarda anche – per i costi specifici del Casentino – l’assenza di quei principi solidaristici affermati al momento della costituzione del consorzio obbligatorio; ad ulteriore penalizzazione le aree montane non usufruiscono delle indennità di disagio ambientale, sostengono maggiori costi per i servizi di trasporto, non hanno proprietà di impianti, tenuti inspiegabilmente fuori dal perimetro di gara, pagano morosità e rischi nella gestione delle interfacce con i terzi gestori impianti, quando già fanno da esattori, accollandosi i costi per la riscossione, l’accertamento, e la copertura di residui attivi derivanti dai tributi non percepiti.
Nessun vantaggio è previsto per la riduzione dei flussi di rifiuto, anzi si dovranno sostenere le inefficienze derivanti dal sovradimensionamento delle potenzialità degli impianti esistenti.
Ad aggravare un quadro già fin troppo nero – specificano i sindaci – “Vengono addebitati gli oneri per la messa in sicurezza idraulica di strade locali (ben 6 milioni di euro per la viabilità inerente l’ampliamento della discarica di Podere Rota, soltanto perchè prescritta nell’AIA della Provincia di Arezzo). Si determinano diseconomie tali che sarà impossibile reperire tali corrispettivi in bilanci di previsione comunali la cui attendibilità è già minata seriamente dalla continue manovre finanziarie statali”.
La richiesta urgente dei sindaci all’ATO Rifiuti e alla Regione – tra le altre cose già sollecitata – dunque è la seguente: aprire immediatamente un tavolo di concertazione, al fine di verificare la validità della perimetrazione dell’ambito, della programmazione interprovinciale e la sostenibilità economica degli obiettivi di riciclo in aree montane a bassa densità abitativa come il Casentino.
Più che resa si tratta di un nuovo inevitabile attacco con diversi punti all’ordine del giorno:
“Corrispondenza tra riduzione della produzione dei rifiuti solidi urbani e corrispettivi richiesti, tra valorizzazione della raccolta differenziata e benefici dal recupero, e soprattutto la socializzazione degli utili del soggetto gestore. I costi di investimento necessari per l’attuazione del piano di riorganizzazione siano posti a carico della Regione, che può finanziarli attraverso l’introito dell’ecotassa.
Infine, sul paradossale ricorso al TAR di SEI TOSCANA, i sindaci del Casentino ritengono che il contratto di servizio sottoscritto a seguito della gara contenga disposizioni illegittime da sottoporre al vaglio della giustizia amministrativa, tanto che il regime di monopolio garantito al gestore unico contrasta con il ruolo di stazione appaltante che svolge di fatto e con la totale assenza di rischi garantita dal contratto stesso nell’effettuazione del servizio, che tra l’altro non ha subito alcuna modifica”.
La politica deve essere in grado di correggere le scelte sbagliate, specialmente quando sono fatte sulla pelle dei cittadini, e di proporre un modello innovativo di gestione del servizio e di attribuzione dei costi che oggi è assente.