“In Casentino a luglio e ad agosto si contano fino a 15 o 20 sagre a fine settimana. Una concorrenza davvero dura da sopportare per i ristoratori, per giunta nell’unico periodo dell’anno in cui si vede più gente grazie al turismo e alla voglia di uscire che l’estate porta con sé”, denuncia il presidente della delegazione Confcommercio di Bibbiena Adelmo Baracchi.
“Noi siamo a favore delle sagre vere, consolidate nel tempo, che sono diventate roccaforti per salvare la tradizione enogastronomica locale. Per fortuna ce ne sono ancora alcune, eventi che fanno bene a tutta la vallata. Ma la maggior parte delle sagre in programma è palesemente una scusa per fare ristorazione mascherata e ricavare proventi da utilizzare per scopi che spesso di sociale hanno davvero poco. Si vende di tutto, dalla pizza alla bistecca, spesso utilizzando prodotti congelati che vengono da chissà dove e presentandoli come locali. Tutto questo eludendo le tasse, sfruttando il volontariato, aggirando i controlli e godendo di tante agevolazioni”.
Un fenomeno che negli ultimi tempi sembra quasi essere esploso. “Dietro la facciata delle associazioni senza scopo di lucro a volte si nascondono vere e proprie realtà imprenditoriali abusive, come dimostrano i fatti di cronaca di questi giorni. Le amministrazioni comunali non possono più fare finta di nulla: è in gioco il futuro di tante aziende e di tanti lavoratori. In Casentino ci sono 133 locali, tra pizzerie e ristoranti, per un totale di quasi 300 occupati. Se queste imprese chiudono forse la gente potrà continuare a mangiare fuori alle sagre, almeno d’estate, ma le famiglie rimaste senza lavoro che faranno? E la concorrenza sleale esiste anche per i locali da ballo, che si vedono soffiare clienti dalle tante serate danzanti organizzate qua e là”.
“A questo punto”, prosegue Baracchi, “facciamo nostro l’appello lanciato qualche giorno fa dal presidente provinciale dell’Associazione pizzerie di Confcommercio Renato Pancini, che ha chiesto sgravi fiscali per i pubblici esercizi nei mesi estivi, con la speranza che un taglio a Tari e Tasi bilanci un po’ le perdite subite a causa delle troppe sagre”.
“In alternativa”, aggiunge il presidente dei commercianti Casentinesi, “chiediamo alle Amministrazioni Comunali della vallata di ridiscutere insieme il regolamento sulle sagre, per approvare in calendario solo quelle vere. Vale a dire: realmente legate al territorio per storia e tradizione, concentrate in pochi giorni e con un solo prodotto di punta nel menù. Noi abbiamo già stilato un documento con alcune proposte per l’identificazione delle sagre “di qualità”. Speriamo che i Sindaci ascoltino il nostro appello”.
Cinque le regole individuate dalla Confcommercio: l’attività di somministrazione deve restare legata al prodotto tipico che la sagra ha nel nome; i prodotti indicati nel menù devono provenire per almeno il 70% dalla filiera corta o comunque devono rientrare fra quelli tradizionali dell’agroalimentare toscano; l’area a disposizione per servire i pasti non deve essere più del 25% di quella complessiva. Va incentivata la collaborazione con le attività locali. Infine, va approvata una durata massima di 4/5 giorni, frazionabile in due periodi. In ogni caso, bene non sfondare il tetto massimo di 70/80 giorni complessi di sagre in un anno all’interno dello stesso Comune.