di Francesco Meola – Così l’ex assessore Lorenzoni sulla querelle legata alla destinazione d’uso del complesso monumentale della città di Bibbiena. E non risparmia una tirata di orecchie anche sul mancato rilancio turistico: “Penalizzato dalla nuova regolamentazione del traffico e della sosta nel centro storico”.
Nonostante nel corso degli anni siano state lanciate le proposte più disparate per il suo recupero, il convento di San Lorenzo di Bibbiena continua a versare in uno stato di totale abbandono.
L’unica soluzione al momento perseguibile sembra essere quella rilanciata più volte negli anni dall’Amministrazione locale, con la realizzazione di un piano di edilizia residenziale pubblica per giovani coppie che, in un territorio già ricco di case sfitte e con canoni piuttosto ragionevoli, non si comprende, però, quali reali benefici possa comportare.
L’idea risale ai tempi dell’ex giunta Bernardini la quale, all’epoca dei fatti, presentò il progetto come l’unico in grado mettere in salvo non soltanto il chiostro ma tutto il complesso, fungendo da volano per il rilancio turistico della città.  Ricordiamo che l’opera, la cui realizzazione sarebbe possibile grazie ai fondi messi a disposizione da Arezzo Casa S.p.a. (1 milione e 650.000 euro), prevede la nascita di dieci appartamenti di edilizia resistenziale pubblica con metrature variabili dai 50 ai 75 mq ma dovrebbe riguardare soltanto una parte della struttura, mentre una parte del complesso rimarrebbe a disposizione del Comune per non meglio precisate attività culturali e ricreative. Intanto a metà settembre dovrebbero iniziare i lavori conservativi al tetto per un importo di 450 mila euro.
Quale sia lo spazio realmente alternativo a quello residenziale è dunque difficile da stabilire. Quel che è certo è che, pur essendosi susseguite negli anni una serie di proposte della società civile e di alcune parti politiche affinchè si decidesse per una destinazione esclusivamente culturale della struttura, al momento nessuna di queste è stata seriamente considerata.
Eppure, tra queste, vi era anche il progetto, presentato anche nella nostra testata, che, nell’ormai lontano 2005, poteva portare alla nascita, in quel sito, del ‘Polo Universitario del Casentino’.
Comunque, noi di CASENTINO2000, nell’attesa di capire quali siano le sorti di uno dei complessi architettonici più interessanti della città di Bibbiena e, vista la delicatezza della tematica, abbiamo deciso di approfondire la questione interpellando un esperto della materia quale l’architetto Federico Lorenzoni, ex assessore della giunta Bernardini il quale ci ha rilasciato molto gentilmente la seguente intervista.
Ecco le sue risposte in merito con alcuni accenni anche ad altre questioni, come i progetti per Palazzo Niccolini e il futuro del turismo in città.
L’amministrazione Vagnoli ha intenzione di portare avanti il progetto di riqualificazione dell’ex convento di San Lorenzo destinando il 30% della superficie ad alcuni alloggi di edilizia popolare.
Qual è la sua opinione in merito? «Conosco soltanto la Deliberazione C.C. n°46 del 25 luglio 2018, con la quale è stata approvata la ‘Convenzione con Arezzo Casa spa per recupero e riuso dell’immobile denominato San Lorenzo’. È un atto generico, funzionale alla concessione di un finanziamento regionale di un milione e mezzo di euro, privo di una progettazione esecutiva che consenta di comprendere l’articolazione degli spazi interni. Mi riservo di esprimere un parere circostanziato quando questa sarà disponibile».
Il convento aveva già come destinazione d’uso quella di tipo residenziale? E se così, da quando? «La destinazione d’uso ‘residenziale o residenza’, è sempre stata consentita, tant’è che il Comune esercitò il diritto di prelazione, nel 2008, in occasione dell’acquisto dai Frati Minori, per subentrare alla San Lorenzo Residence, società che promuoveva un recupero ad uso residenziale. Sostanzialmente l’utilizzo ad ‘edilizia residenziale pubblica, E.R.P.’ detta comunemente ‘case popolari’ è stato approvato con la delibera di cui parlavamo prima, con la quale è stata approvata la Convenzione con Arezzo Casa spa per recupero e riuso dell’immobile denominato San Lorenzo».
Il sindaco ha sempre difeso la propria scelta adducendo la difficoltà a reperire fondi mediante la partecipazione a bandi di tipo culturale. Pertanto, a suo avviso, l’unica soluzione percorribile per ripristinare anche il chiostro e recuperare altri spazi per iniziative culturali, doveva passare per forza attraverso la costruzione di edilizia economica e popolare. Pensa sia una forzatura o ritiene che non ci fosse realmente nessuna alternativa?  «Anche se il reperimento di fondi per il recupero del complesso conventuale non è andato a buon fine, il restauro dell’intera copertura e del chiostro è già stato finanziato dall’Amministrazione con mutuo, tanto che a breve partiranno i lavori. La situazione quindi è diversa. Le alternative ci sono e la stessa edilizia residenziale pubblica comprende categorie particolari, come l’edilizia convenzionata agevolata “tout court”. Comunque la dimensione e l’articolazione del complesso consentono una pluralità di funzioni, tra le quali anche quella residenziale: penso ai locali staccati su via Dovizi, ad esempio».
A tal proposito la gran parte della cittadinanza auspicava per il convento una destinazione diversa da quella finora proposta, con la realizzazione in particolare di spazi espositivi, di studio e d’intrattenimento. Il nostro giornale, in passato, presento la proposta che indicava il sito come sede di un polo universitario. Non crede che un uso meramente residenziale rappresenti un’occasione persa per Bibbiena? «Certamente. L’uso residenziale dovrebbe essere marginale oppure rivolto a quelle porzioni del complesso dove la tipologia edilizia lo consente».
Oltre ad essere stato in politica Lei è anche architetto; pertanto, secondo la sua esperienza, non pensa che la Soprintendenza per i Beni Culturali potrebbe eventualmente anche bocciare simili interventi, considerato il valore storico e artistico dell’immobile in questione? «A Cesare quel che è di Cesare. Sul complesso Chiesa e Convento c’è un vincolo diretto disposto con Decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del 19/01/2001, ai sensi dell’art. 2 comma 1 lettera a) del Decreto Legislativo 29 ottobre 1999, n°490, per l’interesse particolarmente importante. Le autorizzazioni ministeriali vengono rilasciate su progetti di livello esecutivo, che ancora non mi risultano approvati».
Tra le altre strutture di pregio della città vi è anche Palazzo Niccolini. Quali motivazioni si nascondono, secondo lei, dietro lo stop ai lavori di miglioramento sismico della struttura che ospita il municipio? L’opposizione ritiene che la causa dei ritardi “sia da attribuire alle non conformità alle vigenti norme antisismiche e alle prescrizioni imposte dalla Soprintendenza delle opere previste nella variante”. Se così fosse, che rischi ci sarebbero per il prosieguo delle opere in corso? Si parla della possibilità che il Comune perda il finanziamento ottenuto… «Le motivazioni vanno chieste all’Amministrazione Comunale. Io posso solo constatare un ritardo nella ultimazione dei lavori e un’organizzazione del cantiere che non ha valorizzato il centro storico ed il Museo Archeologico. A suo tempo avevo segnalato la carenza del progetto sotto il profilo impiantistico: mancava la copertura economica per il rifacimento dell’impianto elettrico, ad esempio, che è stata garantita soltanto con il recente assestamento di bilancio. Non credo che si perda né il finanziamento concesso per il miglioramento sismico di Palazzo Niccolini né quello per la ricostruzione della palestra (Progetto Scuola Sicura del Governo Renzi) e spero davvero che il Comune non debba nuovamente traslocare: diversamente sarebbe un dramma».
Tra le promesse elettorali del neo sindaco Vagnoli c’è quella di puntare alla valorizzazione del centro storico e di rilanciare il turismo. Non crede che alcune scelte, come per l’appunto quella su San Lorenzo, possano risultare in controtendenza rispetto a quest’ultime? Cosa si potrebbe fare, secondo lei, per rilanciare realmente il turismo cittadino? «Attendiamo tutti di conoscere la progettazione definitiva del Convento di San Lorenzo, piuttosto che le generiche affermazioni di principio. Ad oggi possiamo constatare che la nuova regolamentazione del traffico e della sosta del centro storico, che io ho fortemente contestato, non ha prodotto i risultati attesi. Per rilanciare il turismo cittadino servono una politica di sistema e alcune infrastrutture di supporto. Penso all’albergo diffuso, alla valorizzazione dei giardini di Palazzo Bruni e di Palazzo Niccolini, all’arredo urbano diffuso, al recupero funzionale del Cinema Teatro Sole e dei giardini di Viale Garibaldi. Ma la sfida è difficile per tutti, e tutti devono fare la loro parte.. ‘Mala tempora currunt’».

(tratto da CASENTINO2000 | n. 310 | Settembre 2019)