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martedì, 26 Ottobre 2021

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Scuola Calcio Bibbiena. Lo sport ma non per tutti…

LETTERA FIRMATA – Sono un genitore come tanti altri che voleva portare alla luce un fatto, a parere mio molto sconcertante, che è successo recentemente, nella categoria giovanissimi anno 2007 delle giovanili del Bibbiena. Premetto che è normale che nel mondo del calcio ci sia una selezione naturale, i più dotati calcisticamente migliorano e vanno avanti, quelli meno dotati spesso smettono o ottengono minor risultati. In ogni sport c’è quello bravo e quello meno bravo, ma tutti hanno la possibilità di partecipare e praticare uno sport.

Detto questo volevo raccontarvi quello che è successo: il giorno 28 giugno 2021 la società chiama tutti i genitori dei ragazzi del 2007 per una riunione dove ci descrivevano quello che loro chiamavano “Progetto” che a settembre la società aveva in mente di iniziare, i ragazzi erano circa 35 e secondo loro per svolgere al meglio la stagione servivano altri 3/4 elementi per completare la rosa e fare 2 squadre e quindi 2 campionati uno regionale e uno provinciale, con la promessa che si sarebbero impegnati a trovare sia nuovi ragazzi da inserire nella rosa che un altro allenatore, visto che al momento avevano solo un mister. Tutti erano d’accordo e quindi la riunione fini lì. Nei mesi successivi la società non si fa sentire e a fine agosto iniziano gli allenamenti per tutti i ragazzi e tutto sembra procedere per il meglio. Se non che la società chiama i genitori per una riunione fissata per il 22 settembre, alla riunione partecipano i genitori e i dirigenti del Bibbiena (Giorgio Ceccarelli, Luciano Ristori, Mister Nico Pernici). Ceccarelli inizia ad esporre il “Progetto” senza far riferimento a problemi riguardanti i 2007, infatti il discorso si concentra sui problemi che avevano con i 2006 che erano rimasti con una rosa di soli 13 ragazzi, per poter affrontare questo campionato di alto blasone a cui la società teneva particolarmente avevano la necessità di accorpare ai 2006 alcuni ragazzi dei 2007 e gli stessi avrebbero comunque giocato anche con i loro compagni del 2007, quindi con un po’ di sacrifici questi ragazzi avrebbero dovuto in più occasioni affrontare nei fine settimana ben due partite una il sabato e una la domenica con entrambe le squadre.

Tutto ciò si è protratto per più di mezzora, a quel punto la domanda è stata lecita, ma siamo alla riunione dei 2006 o dei 2007? Volevamo sapere quello che i 2007 andavano ad affrontare, non dei problemi dei 2006. A quel punto iniziano a parlare dicendo che purtroppo avevano potuto iscrivere una sola squadra perché non avevano abbastanza ragazzi per affrontare due campionati, in quanto erano rimasti solo 31 ragazzi. Ma non dovevano provare a trovare altri 3/4 elementi ed un altro mister? No, non l’avevano fatto ed avevano pure perso 4/5 elementi per la strada, capisco che non sia facile però questo potevano comunicarcelo prima.

A quel punto ci portano a conoscenza che sfortunatamente la rosa inizialmente doveva essere di 18 ragazzi ma fortunatamente Mister Nico aveva concesso alla società di arrivare ad un numero massimo di 22 elementi, ma non di più altrimenti non avrebbe potuto fare un lavoro di preparazione ottimale per affrontare al meglio il campionato, quindi quelli che rimanevano fuori avrebbero potuto comunque continuare ad allenarsi, ma da soli, da una parte, non con il gruppo dei 22 e tutto questo però senza aver ancora trovato un allenatore che li potesse seguisse.

Per farla breve la Società intendeva mettere questi 8/9 ragazzi in un angolo del campo quasi come degli emarginati negandogli anche la possibilità di potersi anche solo allenare assieme a tutti i loro compagni…

Perché per salvare i 2006 ci devono rimettere questi 8/9 ragazzi? Ma cosa pensavano, che avremmo accettato di far trattare i nostri figli in questo modo senza dire niente? Quindi solo i più bravi possono giocare a calcio? Quelli meno bravi no? Perché non devono avere anche loro la possibilità di giocare insieme ai loro compagni ed amici anche solo allenandosi insieme a loro?

Magari questi ragazzi non avrebbero giocato la domenica o avrebbero visto il campo poche volte, ok ci può anche stare. In fin dei conti il calcio è competizione. Ma rifiutare a dei ragazzi la gioia di far parte di un gruppo e allenarsi insieme agli altri, no, mi dispiace ma questo non è accettabile.

Trattare così dei ragazzi è per me vergognoso da parte di una società calcistica dilettantistica che, secondo me, ha il dovere morale di mettere al primo posto tutti i ragazzi e non i risultati calcistici. Il calcio e tutti gli sport in generale sono passione, sacrificio, aggregazione, competizione ma soprattutto devono aiutare i ragazzi a crescere fisicamente e mentalmente.

E’ stato sbagliato tutto, nei tempi e nei modi, si sarebbe potuto fare in mille altri modi, ma non così. La possibilità di far giocare tutti c’era, avrebbero potuto unire i 2006 con i 2007 e formare un unico gruppo di 40/44 ragazzi seguiti da Mister Pernici e il Mister dei 2006, dando così la possibilità a tutti di dare il loro contributo ed essere parte integrante del gruppo. Mister Pernici non può rifiutarsi di allenare questi ragazzi, ma chi pensa di essere il CT della Nazionale che si sceglie la rosa?

Senza togliere il fatto che potevano affrontare la cosa molto prima e non quando le iscrizioni ai campionati erano già terminate, avrebbero potuto parlare ai genitori già ad agosto ed esporre il problema, allora molto probabilmente avremmo potuto trovare una soluzione, adesso è tardi, non volevano iscrivere due squadre e dirlo prima avrebbe stravolto i loro piani. Sono veramente schifato.

Di recente la Scuola Calcio Bibbiena è diventata “Scuola calcio Emanuele Giaccherini” con una bellissima manifestazione seguita da vari articoli sulle molte testate giornalistiche locali e non, dove erano presenti le cariche più importanti di Bibbiena Il Sindaco Filippo Vagnoli, l’assessore allo sport Francesca Nassini e anche lui Emanuele Giaccherini, che ne è diventato il Testimonial. Credo sia giusto che chi ha messo la faccia come Testimonial sappia che cosa sia successo e non penso proprio che rispecchi i suoi principi, allo stesso tempo, il Comune di Bibbiena, che ogni anno contribuisce economicamente al sostegno di questa realtà, è giusto che sappia che questi soldi vanno in mano a persone che gestiscono un settore giovanile non mettendo al primo posto i ragazzi, come dovrebbe essere, ma i risultati calcistici.

Ovunque, la Scuola Calcio Bibbiena, si pavoneggia al motto di “Vieni a divertirti con Noi” come se fosse una realtà di sani principi, dove il benessere dei ragazzi viene prima di tutto e tutti sono trattati alla pari, fate attenzione cari genitori, sperate che vostro figlio sia bravo altrimenti non sarà così, per loro l’importante è il prestigio della società!

Il mondo calcistico fa una selezione, ed è normale, ma fino a che sono dei ragazzi, fino a quando si parla di settore giovanile, le società dilettantistiche come il Bibbiena sono obbligate a dover fare tutto il possibile per dare la possibilità a tutti i giovani di allenarsi e praticare questo sport meraviglioso. La selezione viene fatta nelle scuole calcio professionistiche di grandi società dove i ragazzi vengono accuratamente scelti in base alla bravura dando la possibilità a giovani talentuosi di allenarsi con loro per diventare forse calciatori professionistici.

Questi dirigenti sapevano già del problema dei 2007 a luglio e non hanno voluto fare niente, non hanno mai cercato un allenatore e altri ragazzi da integrare nella rosa, non era nei loro piani e nel loro interesse fare due squadre, a loro interessava solo il campionato regionale e puntare a vincerlo, fare una seconda squadra provinciale non avrebbe dato prestigio alla Società e avrebbe solo tolto energie e risorse necessarie alla gestione del campionato regionale stesso. Vincere per il prestigio prima di tutto.

Detto questo, vorrei anche specificare che la società voleva che i ragazzi rimanessero. Ma il bello è che quello che ci proponevano, era di portare i nostri figli ad allenarsi da soli fino a gennaio, forse con un allenatore, ma non insieme al gruppo, ovviamente senza giocare la domenica e la sola speranza che avevano per essere convocati era quella che mezza squadra fosse infortunata, malata o in quarantena. Tutto ciò pagando pure la quota annuale come tutti gli altri.

P.S. Mio figlio gioca ora in un’altra società, sicuramente non diventerà mai un calciatore professionista, non solcherà i campi degli stadi di serie A, ma una cosa è certa, sarà felice e continuerà a fare quello che ama fare “tirare calci ad un pallone con gli amici” che è la cosa più bella per un ragazzo. E non certo grazie al Bibbiena!

Fabrizio Giusti

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