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domenica, 3 Luglio 2022

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Sempre è il momento per affrontare la questione giovanile, ora è urgente

LETTERA – Da tempo, da sempre, è il momento di affrontare seriamente e con il massimo impegno la questione dei giovani e delle giovani che abitano il territorio. In seguito alla pandemia, la questione è, però, diventata urgente e non più delegabile. Non più delegabile alla scuola, alle famiglie, ai singoli (anche uniti in qualche forma associativa), che, ora, allo stremo delle forze, senza punti di riferimento e, per molti aspetti, disuniti e disorganizzati (oltre che più poveri) non appaiono in grado di affrontare, quantomeno non da soli, tutte le difficoltà che emergono ed emergeranno nell’immediato futuro.

Veniamo da anni di smantellamento dello Stato Sociale, di svuotamento delle funzioni del potere pubblico, della politica e della collettività in favore del mercato, del consumo e del privato (nella sua dimensione individualistica oltre che commerciale). Le risorse messe a disposizione per i servizi più essenziali (inclusa la cultura, la socialità, chiaramente la salute, intesa anche come salute mentale e salubrità) e per i soggetti più fragili e vulnerabili (tra cui, per definizione, rientrano anche i giovani) si sono sempre più assottigliate.

La pandemia – è un’analisi spicciola ma certamente vicina alla verità – ha solo fatto emergere tutti i limiti (e i, pochi, punti di forza) della società in cui già vivevamo e il ritorno alla normalità, se non in termini di azzeramento dei morti causati dal Covid, non è auspicabile. In questo senso, non è per nulla auspicabile che la questione giovanile continui – quantomeno, per come appare alle nostre sensibilità – in Casentino, a (non) essere affrontata come avvenuto sino ad oggi.

È davvero troppo triste continuare a leggere e ad ascoltare la retorica patetica e surreale che si rincorre su giornali, tv, social network, in merito ai giovani del nostro paese:
irresponsabili e principali accusati durante la pandemia (quando, allo stesso tempo, da molte parti veniva richiesta a gran voce l’eliminazione del lockdown, la riapertura immediata dei locali e, allo stesso tempo, si mostrava sostanziale indifferenza per le loro condizioni di lavoro nelle attività essenziali e per le modalità con cui avrebbe dovuto proseguire la loro educazione e crescita);
irresponsabili, oggi, rispetto al lavoro, per il rifiuto di accettare lavori il più delle volte sottopagati, precari, con orari di lavoro abnormi, insicuri, irregolari (in poche parole “sfruttati”);
oppure solamente viziati, dipendenti dai social network, dal cellulare, dal gaming, talvolta inattivi, inconsapevoli, disinteressati alla vita pubblica.

È la stessa tristezza che proviamo quando, a livello locale, di fronte alla precipitata riapertura degli esercizi commerciali (di cui, per carità, anche noi ci rallegriamo), nella ormai quasi totale assenza di spazi di aggregazione e di eventi culturali (che siano – si badi bene – pensati da e per i giovani), di spazi, anche informali, per fare sport e per giocare una parte della cittadinanza si raccapriccia (solamente) per gli effetti della maleducazione e della mancanza di rispetto che, talvolta, durante i fine settimana, emerge – che stranezza – anche tra alcuni giovani del Casentino.

Ragionando di questi temi, qualche sera fa, abbiamo ripercorso, velocemente, gli ultimi decenni anche del territorio casentinese. Si sono ricordate esperienze positive che una politica assente, o, se vogliamo, disattenta, ha accompagnato verso la scomparsa o, comunque, verso un forte ridimensionamento. Si era consapevoli del rischio di parlare con gli occhi di chi, ritrovatosi distante da alcune realtà, vuoi per l’età, vuoi per distrazione o finanche per scelta, finisca per denunciare mancanze non reali e percepite solo personalmente. Saremo ben felici, quindi, di essere smentit* e contraddett*.

Ma la sensazione di vivere in una realtà desertificata dal punto di vista sociale e culturale è, quantomeno, sincera e, riteniamo, non faziosa o tendenziosa, supportata, del resto, dai dati raccolti dalle stesse istituzioni in merito ai giovani che decidono di andarsene.
Una volta – si ricordava – a Soci era presente un C.I.A.F. (un Centro per l’Infanzia, l’Adolescenza e la Famiglia), vivo e vissuto, in cui si svolgevano corsi teatrali e laboratori, in cui erano presenti educatrici, psicologhe e altre competenze; sappiamo essere stato spostato a Bibbiena, presso la Biblioteca Comunale, ma, per la verità, grandi segnali di vita a noi non arrivano, da qualche tempo. Qualcuno si ricordava di un campetto a Bibbiena, nel Piazzale John Lennon, in cui, ancora, senza dover pagare nulla, era possibile trovare ad ogni ora qualcuno con cui giocare; destinato, non troppo tempo fa, a parcheggio (del tutto inutilizzato), anche nella sua dimensione solo immaginaria appare, per fortuna, ancora naturalmente votato a ospitare saltuariamente gruppi di giovani. Senza porte, canestri, reti non è certo la stessa cosa, non serve dirlo. Si è ricordato il festival di musica Casentino Love Affair; l’associazione organizzatrice MCD (Massimo Comune Denominatore) è ancora attiva ma non sembrano esserci le condizioni (al di là della situazione pandemica) per tornare presto a quelle serate entrate nei ricordi e nella riconoscenza di molti. La discussione ha preso una piega sconsolata alla ripetuta constatazione che (quantomeno per quanto sappiamo) non esistono luoghi in cui poter svolgere liberamente le nostre stesse riunioni. Se non fosse stato per la CGIL (e, poi, le piattaforme online) non avremmo potuto che svolgerle in un bar o a casa di qualcuno. Per qualche tempo, ci sono state delle stanze per le associazioni sopra il Circolo Arci Kontagio a Poppi; come tutte le cose utili ma, per certi versi, “secondarie” sono state, infine, destinate ad altro.

Dobbiamo riconoscere ciò che ancora resiste e, ancor di più, abbiamo il dovere di apprezzare e sostenere gli sforzi di quei pochi e quelle poche che, nonostante tutto, ancora continuano a credere in una visione inclusiva, paziente, curiosa di società, che si metta al fianco delle fragilità e tuteli e valorizzi le diversità e le marginalità (anche in senso geografico). In questo senso, non possiamo che considerare positivamente il progetto del Comune di Poppi di rigenerazione urbana del complesso immobiliare Ex ONPI e il progetto di recupero del complesso San Lorenzo promosso dal Comune di Bibbiena. Allo stesso modo, siamo felici per la ristrutturazione, sempre a Poppi, del campo da basket all’aperto che ha visto una lodevole sinergia tra pubblico e privato. Ci sono, d’altronde, bellissime iniziative portate avanti da associazioni, formate per lo più da giovani. La stessa MCD, sopra ricordata, punto di riferimento anche per molte battaglie sui diritti; la compagnia teatrale NATA, che riveste un ruolo fondamentale anche da un punto di vista sociale; l’associazione Noi Che Bibbiena, che da 10 anni stimola la vivacità del centro storico di Bibbiena; l’associazione CineBastone, che si propone come “medicamento per alleviare l’indolenza odierna alla cultura e all’arte”; l’associazione Casentino Musica, che anima i Borghi in Musica e riesce a portare l’arte anche nei luoghi più isolati; il Centro Creativo Casentino e la Fondazione Baracchi, che, per certi aspetti, offrono delle belle possibilità anche per i giovani. Ce ne sono sicuramente tante altre e ci scusiamo per la lacunosa e approssimativa mappatura.

Sentiamo, però, il dovere di lanciare, comunque, un segnale di allarme. Crediamo non basti, e non sia giusto, lasciare l’onere di affrontare e trovare soluzioni alla difficilissima questione delle politiche giovanili in capo a singoli amministratori – che, d’altronde, non potrebbero in alcun modo bastare a loro stessi, anche solo per la conformazione (anche politica) frammentata del territorio. Ancor meno, crediamo possa continuare a farsi affidamento sullo spontaneismo delle risposte individuate da singoli cittadini e singole realtà (molto spesso mobilitati in chiave meramente volontaristica e gratuita), seppure meritevoli e degni di massima stima e apprezzamento. Non vediamo, allo stato, una politica e una programmazione adeguate ad affrontare questo immediato futuro e queste immediate difficoltà; non si percepisce l’attualità di una discussione seria ed approfondita, che consideri, per esempio, quali competenze specialistiche coinvolgere per accompagnare un percorso che sia strutturale, di lungo periodo, adeguatamente finanziato (anche).
Il nostro segnale non è lanciato casualmente. Le condizioni per lanciarlo, per la verità, sussistevano da tempo, e si mostra, quindi, certamente tardivo nella sua esternazione. Alcune notizie ci hanno, però, bruscamente fatto intendere che la prospettiva che, da sempre, abbiamo deciso di seguire – idealistica ma pragmatica e di lungo periodo -doveva cedere il passo ad una reazione più immediata, che, però, solo il protagonismo delle istituzioni (con la collaborazione, necessariamente, del privato) potrebbe rendere efficace.

Siamo stati messi al corrente, solo pochi giorni fa, che Azione Studentesca, un gruppo studentesco apertamente fascista, vorrebbe riproporre in Casentino anche quest’anno il campo di addestramento, detto Agoghè, “[…] come l’antico “allevamento di anime” praticato a Sparta: la palestra di vita che forgiava i guerrieri, le future mura di una città che fondava la propria ragion d’essere sul senso dell’onore e sullo spirito di milizia” (descrizione ripresa dalla loro pagina facebook).

Scongiuriamo che questa evenienza possa verificarsi e ci stiamo mobilitando a tal fine.
Nessuna amministrazione, nessuna realtà, che creda nei valori dell’antifascismo, dovrebbe consentire la realizzazione di queste e analoghe iniziative. In questo senso, non possiamo che insistere nella richiesta (da tempo portata avanti) che le amministrazioni prendano posizioni nette contro l’organizzazione di eventi che promuovono la cultura fascista, della forza, della prevaricazione, della discriminazione.

A questo fatto, si è aggiunta la constatazione che tra Bibbiena e Poppi gruppi di ragazzi trovino motivo di aggregazione e amicizia intorno a slogan e cori fascisti e si muovano, durante i fine settimana, tra i coetanei con atteggiamenti bullizzanti ritrovandosi uniti a cori che inneggiano al “Duce” urlati in piazza a squarciagola. La preoccupazione nei volti dei giovani che li incrociano non è mal riposta ed è la nostra, quali madri, padri, fratelli e sorelle, prima che come attivist* antifascist*. Il sentimento di dispiacere, per loro, per la loro gioventù riposta in ingannevoli e conflittuali sogni, non è secondo al sentimento di preoccupazione.

La nostra lettera non vuole essere un atto d’accusa; certamente non vuole essere una richiesta di maggiore controllo né, tantomeno, di (bieca) repressione, che, il più delle volte, vuoti di comprensione e costruzione, conseguono a semplicistiche richieste di maggiore e ottusa sicurezza. È una richiesta di maggiore cura e attenzione. Preoccupati, dispiaciuti e col desiderio di dare il nostro massimo contributo, chiediamo esclusivamente alle amministrazioni pubbliche del territorio che, muovendosi in maniera corale e unita, vogliano avviare, con sollecitudine, un dialogo tra e dentro di loro, con le associazioni, con tutta la comunità per mettere, in maniera strutturale e complessiva, al centro delle proprie politiche i giovani, le loro aspettative, i loro bisogni.

C’è tantissimo da fare ed è già tardi. Sperando che da quanto scritto possa trasparire la genuinità delle nostre intenzioni – e, quantomeno, la nostra disponibilità ad offrire le nostre energie, le nostre riflessioni e competenze – nell’ormai inguaribile disillusione dell’età adulta, anticipiamo qui alcune nostre proposte (senza alcuna pretesa di primigenia ed esaustività) affinché possano, almeno, essere raccolte e riflettute da qualche lettore più ascoltato: avviare collaborazioni con associazioni specializzate in attività di educativa ed operativa di strada (così come, solo pochi giorni fa, ha annunciato di voler fare il Comune di Arezzo – si veda il comunicato stampa del 10 giugno – e come, da tempo, viene fatto da molti Comuni del Valdarno); individuare e promuovere spazi di aggregazione, spazi sociali, spazi informali destinati al gioco e allo sport che, recuperati da spazi già esistenti e dismessi (con l’ascolto e la partecipazione dei giovani del territorio), siano, però, aperti e autogestiti, preferibilmente dagli stessi giovani coinvolti; elaborare una programmazione pluriennale e strutturale di attività, anche culturali e laboratoriali, che vedano il coinvolgimento diretto dei giovani.

Casentino Antifascista – casentinoantifascista@protonmail.com

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