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venerdì, 7 Ottobre 2022

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Tanto cara mi fu quest’energia…

di Anselmo Fantoni – In questi ultimi mesi, oltre ai consueti problemi, si è inserita una questione di primaria importanza, di vitale importanza, per il tessuto produttivo della nostra Italia. La struttura economica italiana si basa sulle piccole e medie industrie, sull’artigianato e il piccolo commercio. Negli anni abbiamo visto soccombere miriadi di attività, stroncate dalla concorrenza, a volte poco leale, di centri commerciali e supermercati ma anche di delocalizzazioni selvagge, contribuendo alla trasformazione sociale dove le attività familiari perdono pian piano la propria centralità.

La pandemia in qualche modo, giocoforza, ha costretto a riscoprire i piccoli esercizi e la provincia ha ripreso potenza attrattiva per una dimensione più umana rispetto alle grandi città. Il 2021 è stato un anno in cui investimenti ed economia hanno conosciuto un rimbalzo dopo il disastroso 2020 in cui la pandemia ha messo a rischio la stabilità non solo economica ma anche sociale.

Ma si sa, per un’economia stabile e in crescita c’è bisogno di stabilità nel tempo, gli sbalzi non aiutano, così le tensioni sulle materie prime hanno investito anche i costi energetici che minano finanziariamente aziende e cittadini. Come spesso accade, dopo frenetici aumenti, difficilmente i prezzi diminuisco e questo fa presagire, in un futuro prossimo, il rischio che molte attività chiudano i battenti con una ricaduta negativa sull’occupazione, la finanza e la coesione sociale. Infatti, in un’economia post industriale, non sarà facile reperire risorse per ammortizzare le perdite di reddito da parte di tanti onesti cittadini che prima di questo sconquasso pagavano regolarmente tasse e contributi.

Come pretendere che un piccolo bar di paese possa sopportare un aggravio della bolletta energetica di 6.000€ annui, o un piccolo fruttivendolo con oltre 3.000€ di aggravio, ma potremmo continuare per quasi tutte le tipologie merceologiche, si perché tutti hanno bisogno di energia, per illuminare le vetrine e i negozi, per riscaldare o refrigerare. Insieme ai rincari delle materie prime l’aumento dell’energia rischia di mettere fuori mercato anche aziende che non possono ribaltare gli aumenti nei prodotti agevolando le produzioni dell’est che diventano ancora più competitive. Emblematica la situazione di un’azienda tessile (vedi bollette sotto), una delle poche rimaste in Casentino, che essendo terzista difficilmente riuscirà a far fronte ai rincari.

A poco serviranno gli aiuti governativi che non potranno fronteggiare l’emergenza, non tanto per le risorse messe in campo, quanto per le mancate politiche energetiche degli ultimi decenni. È palese a tutti che la quasi totalità degli edifici pubblici sia sprovvista di pannelli fotovoltaici; che le tre pale eoliche in Pratomagno, inizio di un progetto avviato da un Sindaco lungimirante tanti anni fa, restano solitarie e il loro ampliamento fermato da veti di ogni tipo; oppure che marginale sia lo sviluppo del micro idroelettrico.

Pensare che nel mondo la stragrande maggioranza di sistemi innovativi di energie rinnovabili sono sviluppati da ingegneri italiani, quando non proprio da istituti e aziende italici fa ancora più male, è mancata una vera politica energetica seria e lungimirante, una mancata politica dell’ammodernamento infrastrutturale strabicamente orientato a direttrici europee trascurando la viabilità interna. È come se nel nostro corpo tenessimo in piena efficienza le arterie e ci dimenticassimo dei capillari, in poco tempo saremmo ridotti alla completa inattività per necrosi delle aree periferiche.

Raccogliamo i frutti di scelte miopi e contraddittorie e a farne le spese siamo sempre noi, cittadini vessati e inermi di fronte all’arroganza e all’ignavia di una classe politica inadeguata che si preoccupa dei giochi di palazzo per garantire il benessere di pochi. In tutto questo i media si preoccupano di tutt’altro e intanto le attività rischiano di cessare la loro attività, i nostri giovani di perdere o non trovare lavoro, i nostri anziani di non vivere i loro ultimi anni in tranquillità.

Eppure anche in Casentino ci sono chiari sintomi di vitalità produttiva che sostengono la ricerca di figure professionali, ma il caro energia, l’aumento del costo delle materie prime, i problemi delle infrastrutture, rischiano di far naufragare una ripresa che a volte fa capolino ma che poi viene impedita da eventi imprevedibili o spesso ritenuti tali.

Intanto il pane, bene primario, nonostante i rincari, sembra non essere più garanzia di reddito per i nostri fornai mettendo a rischio attività che si tramandano da generazioni o attività nate da poco grazie a giovani che si sono messi in gioco. In tutto questo i salari rimangono fermi così da contrarre ancor più i consumi. Tutti ovviamente siamo toccati da aumenti e rincari ma le bollette che pubblichiamo fanno capire che in alcuni casi gli aumenti sono alquanto significativi, quasi assurdi. Attenti a rinchiudervi nel vostro egoismo, in una società dove le attività produttive soffrono, tutti prima o poi soffriremo, per cui ognuno faccia la propria parte, denunci le cose che non vanno e dica, anche ai politici locali, quelli che possiamo incontrare al bar, ma anche quelli che quando ci sono le elezioni vengono a chiedervi il voto, di rendere conto di queste ingiustizie.

Anche stavolta ci salverà lo spirito italico? Speriamo…

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