Dopo il successo della presentazione di fine ottobre alla caffetteria “Il Podestà” di Bibbiena, sabato 24 novembre alle ore 17,00 presso l’auditorium Berretta Rossa di Soci, in collaborazione con la locale Pro Loco, verrà ripresentato il nuovo libro di Marco Roselli, la raccolta di poesie e prose intitolata Verba Silvarum (copertina e disegni di Giovanni Caselli). In occasione della presentazione saranno letti alcuni brani dell’opera a cura del dr. Giuliano Rossi. Modera la serata Francesco Maria Rossi.

Questa una lirica presente nel volume “Verba Silvarum” di Marco Roselli.

BREVE STORIA DI UN MELO
Ecco, mi hanno appena tagliato. La mia vita è quasi terminata. Cosa posso dire adesso?
Ho dato molto, tutto ciò che potevo. Ho prodotto tanti frutti autunnali.
Quasi certamente non avrò avuto figli, ma non è detto. Forse, da qualche parte nel mondo, un piccolo seme potrebbe essere arrivato in una terra buona e aver germinato.
Chissà come potrebbe essere la sua vita. Se florida e feconda oppure fatta di stenti.
La mia, in fondo, non è stata brutta.
Ho germogliato in fredde giornate primaverili, quando la brezza dei monti faceva intirizzire le mie foglie.
Ho affrontato la grande calura delle estati infinite e maturato frutti con le prime brinate. Chissà se chi di me si è alimentato avrà sentito il profumo dell’acido malico, che certo non nasce dal male.
I miei pomi, infatti, mai sono stati nel giardino dell’Eden e nessun serpente li ha usati.
Chissà se quei morsi avranno apprezzato la mia polpa, croccante e fresca come la neve gelata che d’inverno protegge le radici.
Ho cercato di offrire il meglio di me stesso. Cosa posso fare adesso?
Forse un uomo stanco potrà sedersi e appoggiarsi al ceppo che mi rimane.
Spero che prima, però, guardi gli anelli del legno. Sono sempre meno coloro che lo fanno e tanti alberi sono tagliati con indifferenza.
Le cerchie annuali sono il libro della mia vita, il ricordo delle stagioni.
Ora che il mio destino è segnato, mi farebbe piacere che qualcuno leggesse le parole che gli elementi hanno impresso nel mio corpo.
Il vento e l’acqua. Il sole e il ghiaccio.
Chissà se avrà voglia di ascoltare il mio racconto. Non avrà più frutti da mangiare, ma, se lo vorrà, potrà ancora nutrire la sua anima.

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