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mercoledì, 21 Aprile 2021

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Vivere il ring. Franco Pierazzoli, presidente del Comitato Regionale Toscano

di Francesco Benucci – Il ring non è solo il quadrato deputato allo svolgimento degli incontri di boxe, il luogo dove si incrociano i guantoni, sfilano le cinture, si succedono le riprese, si alternano punteggi, vittorie e sconfitte. Il ring è anche, e soprattutto, una delle tante metafore che lo sport ci regala a proposito della vita e di alcuni aspetti di essa: è una palestra di emozioni, che vanno percorse, instradate, vissute; è un testo di storia le cui pagine toccano i valori e lo spirito olimpico dell’Antica Grecia; è uno spazio, delimitato solo in apparenza, dove prendere le misure di sé stessi, imparando a migliorare con l’impegno, a sfidare i propri limiti, a gestirsi mentalmente e fisicamente, a confrontarsi all’insegna della lealtà e del rispetto: “allena il corpo, affinché attraverso la lotta e la ginnastica sviluppi il coraggio, allena la mente, affinché attraverso lo studio e la conoscenza il coraggio non si tramuti in ferocia”, lo sapeva bene Aristotele, da cui abbiamo preso in prestito la citazione, lo sanno altrettanto bene i pugili, lo sa particolarmente bene Franco Pierazzoli, un nostro conterraneo che vive intensamente il ring e tutte le passioni ad esso connesse.

Il suo percorso inizia a 13 anni quando, a Firenze, calcando i campi da calcio nell’ambito di una polisportiva il cui presidente gestiva altresì la società pugilistica Ponte Di Mezzo, comincia ad alternare rettangolo verde e… quadrato! Ovviamente non si tratta di una questione meramente geometrica, tanto che a spingerlo per la prima volta in una palestra dove praticare la boxe è il mito di Cassius Clay, oltre alla passione condivisa dal padre, a fronte di alcune iniziali preoccupazioni materne. Spirito di emulazione e curiosità, come in ogni classico iter sportivo duraturo, lasciano il passo ad una conoscenza più profonda della disciplina in oggetto e dei suoi principi, conoscenza che, nel caso dell’atleta alto casentinese, si tramuta ben presto non in patrimonio esclusivo e gelosamente serbato nel proprio “cassetto”, ma in sapere sportivo, e non solo, da trasmettere.
Così, a metà anni ’90, Franco dà vita al primo corso di pugilato della nostra vallata, lo Sporting Club, alla palestra del bowling di Castel San Niccolò. E qui porta i valori di chi decide di vivere il ring: storia, lealtà, onestà sportiva, impegno costante, rispetto delle (molte) regole, approccio nobile alla competizione tanto da affermare di non aver mai visto due ragazzi litigare, ma di aver assistito piuttosto, e sempre, all’abbraccio finale così come alle reciproche scuse, scambiate toccandosi i guantoni, in seguito ad un errore; non solo: il confronto con l’avversario è, in primis, un confronto con le proprie insicurezze, le proprie paure, e in quanto tale fa crescere, fortifica, magari non facendoti dormire la notte prima di un incontro per l’emozione; la palestra di pugilato è una palestra di vita e i maestri nascono con i valori del rispetto, segnatamente, il più forte rispetta il più debole.

Questo DNA che corrobora la boxe e chi la pratica è il vademecum del percorso dello stesso Franco, che, mentre la sua “creatura” valligiana cambia sede (la palestra comunale di Pratovecchio Stia) e gestore (l’amico Andrea Grilli), si snoda da tecnico a dirigente, dal Casentino a Firenze, dove diventa presidente di un altro sodalizio, dalle palestre… alla Federazione. Ebbene sì, perché, nell’alveo della Federazione Pugilistica Italiana, il nostro entra a far parte del Comitato Regionale Toscano; e non finisce qui visto che la sua passione ed in particolare la sua inclinazione nel comunicarla agli altri lo portano ad avvicendarsi nei ruoli di consigliere, commissario di riunione, massima autorità federale per quanto riguarda le manifestazioni agonistiche, ed infine presidente, carica alla quale è nominato il 13 dicembre 2020, alla scadenza, pur leggermente posticipata, del quadriennio olimpico.

Ne è passata di acqua, dai primi pugni tirati nei pressi della Casa Del Popolo a Ponte Di Mezzo al massimo scranno della boxe regionale, ma alcuni motivi conduttori caratterizzano tutto il filo dipanatosi dai 13 anni in poi: attaccamento, amore per lo sport, insegnamento. Ecco perché, che sia in giacca e cravatta o indossi i guantoni, che si trovi dietro una scrivania o sul quadrato, Franco non abbandona mai la filosofia che lo porta a vivere il ring, anche ora che osserva il panorama toscano da una prospettiva diversa e che comunque gli consente di apprezzare una situazione florida; lo dicono i numeri: in media 110-120 manifestazioni di pugilato all’anno, 72 società, 500 atleti e 280 bambini iscritti, con un incremento che riguarda sia i più piccoli (dai 6 anni in su si possono fare attività propedeutiche al pugilato vero e proprio), sia gli amatori che affollano le palestre soprattutto all’ora di pranzo, sia le presenze femminili, a proposito delle quali l’Italia sta diventando una vera e propria eccellenza.

Chiaramente tutto ciò va rivisto alla luce dell’emergenza Covid ma, dopo lo stop forzato del primo lockdown, Franco testimonia di una disciplina, da sempre all’avanguardia dal punto di vista della tutela sanitaria, che, nonostante le complicazioni dovute al minor numero di eventi, alle porte chiuse e alle spese per adeguarsi alle nuove norme, si palesa comunque come viva e vitale: le palestre sono aperte con distanziamento, sanificazione, numero massimo di utenti in loco, il CONI ha dato il via libera alla ripresa degli allenamenti e delle manifestazioni, con test, tamponi e le citate porte chiuse, per gli atleti agonisti. Inoltre, c’è un settore, Gym Boxe, riservato agli atleti amatori fino a 65 anni che prevede il cosiddetto “contatto controllato” e che quindi ha potuto riprendere l’attività. Non finisce qui: la Federazione ha consentito un anno di tesseramento gratuito e a ogni società che organizza eventi sono dati dei contributi dal Comitato Toscano (come dagli altri) e dalla stessa Federazione.
In conseguenza di tutto ciò emerge un quadro per cui guardare al futuro con fiducia e speranza è possibile nonché auspicabile: il 26 gennaio trasferta ad Avellino con un nugolo di atleti toscani (e una… toscana!) per partecipare ai Campionati Italiani Assoluti, a febbraio prende il via il Campionato Italiano Professionisti ed altre attività sono in cantiere. E dato che Franco ha sempre mantenuto i contatti col Casentino, nell’ottica di un legame umano e col territorio, sarebbe augurabile che un domani, in questa road map, rientrasse anche qualche tappa nostrana, non occasionale, bensì frutto di una progettualità ben elaborata, condivisa, pianificata, in modo che i semi gettati possano dare una spinta ulteriore a quel movimento pugilistico valligiano a cui proprio Franco diede un input più di 20 anni fa.

Un sogno, perché no, come quello di portare la Nazionale in Casentino per un incontro/manifestazione o per una seduta di allenamento, potrebbe concretizzarsi qualora il terreno si mostrasse fertile con tanto di potenzialità, idee, obiettivi, voglia di crescere. Affinché anche la nostra terra, tra passioni ed emozione, possa, con sempre maggior consapevolezza dei propri mezzi, salire sul quadrato, mettersi alla prova e vivere il ring e i suoi valori.

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(tratto da CASENTINO2000 | n. 327 | Febbraio 2021)

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