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mercoledì, 17 Luglio 2024

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Come togliere il pannolone: istruzioni per l’uso

di Antonella Oddone – II pannolone usa e getta è stato inventato da un ingegnere americano nel 1961, ed ha rivoluzionato e semplificato la vita delle mamme negli anni del boom economico, che ha coinciso con il boom demografico e con l’aumento delle donne lavoratrici. Prima si usavano i “sorrisi”, e prima ancora panni di lino (da qui deriva il nome pannolino, poi diventato pannolone). Nell’antichità venivano usate pelli o stoffe imbottite di muschio, erbe o foglie. Tra le tante difficoltà (lavaggio dei pannoloni di stoffa, naturalmente riciclabili, cura delle inevitabili infiammazioni e infezioni) non esisteva il problema di quando togliere il pannolone: si cercava di eliminarlo il prima possibile e ogni mamma aveva una propria strategia. Al giorno d’oggi invece è argomento di discussione e di richieste infinite di consigli.

Mi è capitato di vedere bambini di 4-5 anni ancora con il pannolone. Queste le motivazioni: «Non se lo vuole togliere!». Oppure: «Non mi dice che gli scappa la pipì!». Oppure ancora: «Me lo dice dopo che l’ha fatta!». Certo, è ovvio: il pannolone è un condizionamento, diventa tutt’uno con il sederino del bambino, che, ormai grandicello, avverte i genitori dopo il “fattaccio” solo perché vuole essere cambiato. Allora qual è il segreto? Semplice: il pannolone va tolto quando il bambino è pronto. Il momento ideale è tra i diciotto e ventiquattro mesi. È conveniente far coincidere il fatidico momento con l’arrivo della bella stagione, perché il bambino prima fa la cacca e la pipì e poi avverte la mamma, e dover lavare calze, scarpe e vestitini invernali è effettivamente faticoso. Ma non rimandate troppo, è molto gratificante per il bambino riuscire a controllare cacca e pipì come “i grandi”!

Dobbiamo avere pazienza perché il piccolo deve sperimentare la spinta e il trattenere (cosa un po’ difficile) e assolutamente non dobbiamo brontolarlo se si bagna, andrà elogiato invece tutte le volte che riuscirà a dire cacca o pipì prima di farla.

– Quando è stato deciso che è il momento giusto, togliamo il pannolone SEMPRE, anche se dobbiamo uscire. Lasciamolo solo la notte o durante i sonnellini pomeridiani (quando il bambino dorme il controllo degli sfinteri non è volontario).

– Vestiamolo in modo pratico e portiamoci dietro due-tre cambi. Nella stagione calda le mutandine e i sandalini si asciugano velocemente.

– Non preoccupiamoci se il piccolo fa la pipì dentro un negozio o in casa di un’amica: tutte sono state mamme, nonne o zie e comprendono benissimo il problema. Possibilmente mettiamo nel nostro borsone un po’ di panni tipo Scottex per non sentirci NOI in imbarazzo.

– Mettiamo una tela incerata sul passeggino e sul seggiolino della macchina, (che sono complicati da lavare e asciugare) perché inizialmente il bambino non dirà niente “prima”.

– Proponiamo il vasino quando si sveglia, e chiediamo comunque spesso se gli scappa pipì o cacca, ma senza diventare ossessivi.

– Armiamoci di pazienza infinita senza mai brontolare, ma incoraggiamo sempre ed elogiamo con un abbraccio forte e tante paroline dolci quando finalmente il bambino riuscirà a dire pipì o cacca prima.

Può capitare che una volta acquisito il controllo della pipì il bambino non voglia più fare la cacca. Il problema “cacca” effettivamente è un pochino più complesso: gli psichiatri parlano di fase orale, fase anale e fase fallica. Non mi addentro in queste definizioni, ma fatto sta che durante la fase anale, intorno ai due anni, il bambino sembra provare piacere nel trattenere la cacca e non vorrebbe separarsene perché la sente come parte di sé: tanti bambini riescono a fare la cacca solo se hanno il pannolone.

E allora che fare? Conviene assecondarli e rimettere l’odiato-amato indumento nel momento in cui si vedono i segnali inequivocabili di urgenza. Contrastare e prendere di punta un bambino in difficoltà serve solo a cronicizzare il problema, mentre mostrare comprensione senza ridicolizzare il piccolo lo renderà velocemente autonomo.

DOTT.SSA ANTONELLA ODDONE Medico pediatra

(Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società)

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