da Comitato Salute Casentinese – Il piano è chiaro. Approfittare dello stato di allerta causato dall’emergenza Coronavirus per accelerare il processo di smantellamento delle strutture sanitarie pubbliche, a tutto beneficio delle strutture private. La cabina di regia di questa operazione è la ASL sud-est, supportata da Istituzioni e Sindacati.

L’Ospedale di Arezzo è stato trasformato in presidio Covid. Questo vuol dire che circa 450 posti letti distribuiti tra i vari reparti sono in procinto di essere del tutto cancellati per ospitare i covid-positivi, che ad oggi ammontano a 40 unità (dei quali 5 in terapia intensiva) per un progetto di riconversione che conterà alla fine 110 posti letto.
Nell’area della provincia di Arezzo a oggi contiamo molti ospedali a operatività ridotta che sicuramente sarebbero stati più adatti per divenire ospedali covid, basti pensare all’ospedale di Sansepolcro, del Casentino o della Gruccia e invece sì è preferito l’ospedale di Arezzo che a oggi, in seguito ai continui tagli degli ultimi dieci anni (iniziati negli ospedali periferici e montani), era divenuto il punto di riferimento di tutta la provincia accogliendo utenti da tutte le vallate limitrofe Valtiberina, Valdichiana, Casentino e Valdarno.

Dunque, i presidi pubblici stanno scomparendo, uno dopo l’altro, passo dopo passo, a che scopo?

Per lasciare il posto alle cliniche private, alle quali vengono trasferiti non solo i reparti dismessi in questi giorni dagli ospedali pubblici, ma anche milioni di euro di contributi, come accade ad esempio nel caso del Centro Chirurgico Toscano con una convenzione di 4 mesi del costo di 13 milioni di euro , convenzione che prevede anche il trasferimento di macchinari e attrezzature del San Donato , come è il caso del macchinario di robotica “Da Vinci”, donato dai cittadini e da associazioni di volontariato.

Il piano è chiaro. Approfittare dello stato di allerta causato dall’emergenza Coronavirus per accelerare il processo di smantellamento delle strutture sanitarie pubbliche, a tutto beneficio delle strutture private.

La cabina di regia di questa operazione è la ASL sud-est, che non contenta dello scempio che sta perpetrando ha anche lanciato una campagna di raccolta fondi nei confronti degli ignari cittadini, sensibili oggi più che mai nell’aiutare le strutture pubbliche e non sicuramente quelle private e invece? Mentre la Asl riceve donazioni ingenti sta trasferendo milioni al privato. (come se non bastassero i denari che i cittadini versano ogni anno al sistema sanitario nazionale attraverso imposte e tasse tra le più alte al mondo…Oltre al danno, anche la beffa.)

Nessuno denuncia quello che sta accadendo. I dipendenti degli ospedali non lo fanno per paura di ritorsioni contro di essi. I sindacati non lo fanno essendo da decenni parte integrante di quel sistema di saccheggio delle risorse pubbliche e di privatizzazione strisciante di tutte le strutture di pubblica utilità, e focalizzandosi esclusivamente sulla sicurezza dei lavoratori ovvero suo tamponi E sulla fornitura dei dpi mentre si sta completando un progetto a molti noti ovvero mantenere per la Asl sud est (la più grande d’Italia per vastità) un unico presidio di riferimento ovvero Siena (l’altro ospedale covid infatti della Asl sud est è Grosseto) e così far sì che per Arezzo l’unico ospedale di riferimento sarà il centro chirurgico toscano e non più il San Donato.

Ma anche i politici locali agiscono da perfetti “collaborazionisti”, in questo gioco al massacro, che a oggi forniscono solo aggiornamenti sul numero di covid sul proprio comune dimenticando i loro ospedali.

Di fronte a questa scellerata deriva anti-costituzionale, perpetrata ai danni di tutta la popolazione con il silenzio complice dei sindacati e dei politici locali, si mostrano quindi urgenti provvedimenti volti non solo a difendere la sanità pubblica ma anche ad ottimizzare le risorse pubbliche poiché queste soluzioni di seguito riportate comporterebbero un costo zero a fronte dei 19 milioni investiti in queste ultime due settimane.

–       CHE SIA CESSATA LA CONVENZIONE CON IL SAN GIUSEPPE PER L’ATTIVITA DI ORTOPEDIA E CHE QUESTA VENGA TRASFERITA ALL’OSPEDALE DI MONTEVARCHI un’eccellenza in questo settore;

–       CHE SIA CESSATA LA CONVENZIONE CON IL CENTRO CHIRURGICO E CHE PRESSO L’OSPEDALE DI BIBBIENA SIA RIATTIVATO IL REPARTO DI CHIRURGIA DATO CHE DISPONE DI SALE OPERATORIE NUOVE COME ANCHE DELLA RIANIMAZIONE E DI PERSONALE DI ECCELLENZA, al quale potrebbe aggiungersi quello di Arezzo oggi trasferito anch’esso al Centro Chirurgico Toscano;

–       CHE, ALTERNATIVAMENTE, L’OSPEDALE DI SAN SEPOLCRO E/O DI BIBBIENA DIVENGANO PRESIDI COVID A CONDIZIONE CHE VENGANO RIPRISTINATI TUTTI I REPARTI DEL SAN DONATO DI AREZZO;

–       CHE IL MACCHINARIO DI ROBOTICA DA VINCI XI VENGA RESTITUITO A STRUTTURE PUBBLICHE, COERENTEMENTE CON LO SPIRITO DELLA DONAZIONE CHE LO HA GENERATO

Se non fermiamo questa scellerata accelerazione del processo di depotenziamento della sanità pubblica continueremo ad inseguire il modello sanitario americano, in base al quale la salute non è un diritto costituzionale ma un privilegio per pochi ricchi e benestanti e che proprio in questi giorni sta dimostrando la sua inadeguatezza

Anche perché la convenzione Asl verso il centro chirurgico ha durata 4 mesi (fine marzo fine luglio) ma è ribadito più volte che questa sarà prolungata con nuovi stanziamenti milionari se l’emergenza dovesse prolungarsi.

Mentre sfruttare gli ospedali pubblici della rete aretina porterebbe un risparmio e ripetiamo un costo pari a zero.

RINGRAZIAMO IL CONSIGLIERE REGIONALE DEL M5S IL DR. QUARTINI PER ESSERE STATO IL SOLO AD AVER PORTATO QUESTO SCANDALO AI TAVOLI ISTITUZIONALI, GRAZIE ANCHE AI SUOI PREZIOSI COLLABORATORI DELLA PROVINCIA DI AREZZO PRIMA TRA TUTTI MARIA ARRIGO. GRAZIE!

(In merito alla sanità pubblica leggi anche questo nostro articolo.)