Dopo un’analisi effettuata sulle aziende del territorio, il Presidente di Confindustria Arezzo Andrea Fabianelli lancia l’allarme: una gran parte delle aziende aretine, non solo le manifatturiere, non sarà in grado di affrontare le prossime scadenze fiscali per mancanza della necessaria liquidità. E certamente la situazione è analoga sul resto del territorio nazionale.

“E’ bene che i nostri amministratori locali ed i nuovi parlamentari comprendano che la realtà del Paese è molto più grave di quello che si intuisce dai loro comportamenti: fra disoccupati, inoccupati e cassintegrati la situazione rischia di finire fuori controllo, la maggior parte degli imprenditori non sa veramente come affrontare le scadenze fiscali dei prossimi mesi”, dichiara il Presidente degli industriali aretini: “moltissimi piccoli e medi imprenditori, che sono prima di tutto cittadini italiani come gli altri, sono vicini a soccombere. Combattono con le unghie e con i denti per mantenere i posti di lavoro e pagare gli stipendi e non sanno come e dove troveranno le risorse necessarie a pagare due rate TARES, l’acconto IMU, il saldo IRES IRAP 2012 e l’acconto 2013.

Già ora – prosegue Fabianelli – molte aziende non riescono a far fronte agli adempimenti mensili relativi a contributi previdenziali, ritenute IRPEF e versamenti IVA: sono stremati dall’effetto combinato di ricavi in flessione, margini annullati, stretta creditizia, impennata degli insoluti e crediti verso la pubblica amministrazione.

Il Governo ed il Parlamento devono capire quanto difficile e compromessa sia la situazione della nostra base economica ed agire subito, questa non è più un’emergenza, ma è un’epidemia che ogni giorno si diffonde e diventa più difficile da arrestare.
Se veramente vogliamo evitare il peggio – propone Andrea Fabianelli – è indispensabile l’immediata liquidazione dei crediti vantati verso la pubblica amministrazione, ma non basta: dobbiamo consentire alle imprese di compensare tutti i crediti ed i debiti fiscali, creare linee di credito ad hoc dedicate ai crediti fiscali, a prescindere dai rating aziendali.

In questo modo potremmo non solo evitare la chiusura di un rilevante numero di imprese, ma consentire agli imprenditori di ricominciare a credere in uno Stato che rispetta per primo le norme che chiede agli imprenditori di rispettare. E’ bene che qualcuno inizi a domandarsi cosa potrebbe accadere se la maggior parte delle imprese, trovandosi nella oggettiva impossibilità di farlo, non pagasse una delle tante e inique tasse che pesano in modo oramai intollerabile sui bilanci delle imprese italiane”.