di Monica Prati – Nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi vivono 7 specie di rettili, di cui quello più temuto ingiustamente è la vipera comune, nome scientifico vipera Aspis: appartenente alla famiglia delle viparidae, è l’unico rettile velenoso esistente in Casentino.
Possiede una ghiandola situata nella regione posteriore e laterale del capo che produce un veleno molto efficace nei piccoli animali, ma molto raramente letale per l’uomo.
Il veleno è potente, ed ha una LD50 intramuscolare di 1mg/kg di peso, però la quantità secreta è molto ridotta ( circa 8-20 mg ) la dose mortale per l’uomo è di 40-100 mg.
La vipera Aspis è in grado di regolare la quantità di veleno da utilizzare, o se usare un solo dente o entrambi, in base alla dimensione della preda; si nutre di piccoli mammiferi, lucertole e roditori dannosi per l’agricoltura casentinese; costituisce così un importante anello della catena alimentare, contribuendo al mantenimento dell’equilibrio ambientale.
Questo tipo di rettile ha una lunghezza media di 60-70 cm. al massimo raggiunge 90 cm., la colorazione del mantello varia, tra bruno-rosso e grigio, con bande trasversali sfalzate poste sul dorso, di colore bruno-nerastre.
Vi è poca differenza tra esemplari maschi e femmine, gli occhi hanno una pupilla verticale ellittica che si dilata e restringe a seconda dell’intensità luminosa. La testa, più larga rispetto al resto del corpo è triangolare, e questo è un elemento che la distingue dagli altri rettili simili ma innocui.
La vipera Aspis, essendo un animale a sangue freddo deve gestire il proprio calore corporeo con estrema precisione, pena la morte; per riscaldarsi sfrutta la temperatura del suolo e l’irraggiamento solare e una volta raggiunta la temperatura di 12-14 gradi, l’animale inizia a stare male e deve allontanarsi dalla fonte di calore e cercare riparo in zone fresche dove poi inizia a cacciare.
Al risveglio dal letargo invernale (in primavera), le vipere essendo animali sedentari, si distribuiscono in modo uniforme nel territorio, occupando ciascuna una porzione che viene tenacemente difesa; goffa e lenta nei movimenti reagisce in modo fulmineo se calpestata o molestata.
Gli accoppiamenti avvengono tra fine marzo e inizio aprile, le uova vengono incubate e si schiudono nell’organismo materno e i piccoli nascono tra agosto e settembre nel numero compreso tra 2 e 12.
Questo tipo di rettile tradizionalmente esigente in fatto di habitat, risentendo molto della progressiva urbanizzazione del territorio, prediligeva, fino a poco tempo fa, zone boscose, pascoli, siepi, muretti a secco, a 1200 m. di altitudine, anche se molte segnalazioni erano concentrate nella fascia tra i 600-900 m. di altezza.
Attualmente qualche avvistamento recente, avvenuto ad opera di abitanti di centri urbani, attesta presenze di vipere sino a 400 m., molto probabilmente a causa dell’aumento della temperatura nei mesi estivi, che favorisce un habitat ad esse congeniale; è assolutamente irrilevante l’aumento dei cinghiali all’interno del Parco Nazionale: questi possono cibarsi delle vipere e quindi contribuire ad una diminuzione delle stesse, ma non sono la causa dello spostamento a basse quote.
Inoltre gli avvistamenti rilevati dal Corpo Forestale dello Stato, negli ultimi dieci anni sono stati di 30 esemplari, per di più nel versante romagnolo del Parco; e in media si registrano 257 morsi all’anno nell’intero territorio nazionale.
In pratica è difficile imbattersi in una “vera vipera Aspis”: il più delle volte, per un’avversione innata, spavento, o per somiglianza, si scambia la comune biscia (natrice dal collare o biscia tassellata) per l’autentica vipera!.
È opportuno comunque fornire informazioni su accorgimenti da adottare in caso di “veri avvistamenti” in luoghi familiari o in caso di escursioni in montagna, ricordando che la prevenzione rimane il rimedio migliore.
Se l’avvistamento avviene nel giardino di casa, bisogna cercare di stare calmi e immobili, sarà l’animale ad andarsene, perché le vipere non attaccano mai per prime, ma solo per difendersi da un’aggressione, bisogna evitare di uccidere l’esemplare e quanto accaduto, andrebbe segnalato tramite e-mail, telefono, al Servizio Veterinario o al Corpo Forestale dello Stato del luogo più vicino, che procederà all’identificazione-registrazione del rettile.
Mentre, se si deve partire per un’escursione in montagna, è bene preparare con cura lo zaino, che tra l’altro dovrà contenere: laccio emostatico, cerotti adesivi, garze sterili, acqua ossigenata, bende, e coppette aspiratrici, acquistabili in farmacia.
L’abbigliamento deve essere quello da trekking: scarpe da trekking, calzettoni, pantaloni lunghi che possono attenuare le conseguenze di un morso, un bastone, sempre utile, perché le vipere sono sorde ma reagiscono alle vibrazioni spaventandosi e allontanandosi.
Prima di sostare per un picnic in montagna, è bene evitare di scegliere zone pietrose esposte al sole, zone con sterpaglia alta, occorre non spostare sassi e non mettere le mani tra i cespugli.
Nonostante tutte le precauzioni adottate, può capitare purtroppo, di calpestare accidentalmente una vipera, o di appoggiare una mano o un braccio nel luogo di riposo dell’animale, il quale sentendosi aggredito si difenderà dandoci un morso.
Nel caso di morso caratterizzato in genere da due piccoli fori, distanziati 1 cm circa l’uno dall’altro, la vittima prova un acuto, intenso e prolungato dolore nella parte colpita, accompagnato da gonfiore ed emorragia a chiazze, dopo 10 minuti dal morso, con crampi.
Dopo circa 30 minuti un’ora, si possono manifestare vertigini, calo della temperatura, cefalea, un’abbassamento della pressione, fino ad arrivare in alcuni rari casi allo shock, tachicardia, vomito e diarrea; in casi molto gravi difficoltà respiratoria. Uno dei segnali della gravità della situazione è dato dal fatto che la vittima ha difficoltà a tenere aperti gli occhi, a causa dell’interessamento del sistema nervoso.

ECCO COSA BISOGNA FARE
Bisogna mantenere la calma, la cosa più importante è tranquillizzare la vittima; occorre fare distendere il paziente per impedire al veleno di entrare in circolazione nel sangue e diffondersi nell’organismo;
Occorre esercitare forte pressione sulla ferita per fare uscire la maggiore quantità possibile di veleno, si possono usare le coppette aspiratrici in vendita in farmacia;
Se la parte colpita è un arto: gamba o braccio, bisogna applicare e stringere con un laccio, o una cintura la parte a monte del morso, 5 cm. sopra circa, per bloccare la circolazione linfatica;
ridurre al minimo i movimenti, se possibile lavare la ferita con acqua ossigenata e steccare l’arto;
se la parte colpita è la testa, il collo o il tronco (parti del corpo dove non si può stringere con una fascia) bisogna applicare un cerotto adesivo elastico, in modo che comprima il più possibile la parte intorno al morso, comunque è sempre opportuno esercitare una pressione sulla ferita per guadagnare tempo.
se tutto viene fatto in modo corretto, i sintomi vengono ritardati da 1 a 6 ore, permettendo il trasporto del paziente al più vicino pronto soccorso. Qui i sanitari eseguiranno tutti gli accertamenti del caso e, a volte, se si è fortunati, può capitare che si è stati morsi ma il veleno non è stato inoculato nella parte colpita.

ECCO COSA NON BISOGNA FARE
– non fare muovere e agitare il paziente;
– non sollevare l’arto colpito con cuscini od altri supporti;
– non incidere la ferita e succhiare con la bocca, basta un niente per essere infettati (labbra screpolate, carie);
– non disinfettare con alcool, in quanto il veleno forma dei composti tossici;
– non somministrare il siero antivipera: si rischia lo shock anafilattico, l’uso del siero è una scelta che deve essere fatta dai medici, infine non somministrare nessun tipo di antidolorifico o antinfiammatorio, che può avere effetti anticoagulanti.

In conclusione, le vipere non sono animali cattivi, vivono secondo la loro natura, come noi viviamo secondo la nostra, vanno solo rispettate; inoltre sono indice di ambiente salubre: la loro presenza rispecchia la buona funzionalità dell’ecosistema perché dove sono presenti le vipere Aspis gli habitat sono di sicuro diversificati e complessi.
Quindi godetevi pure la vostra escursione tranquillamente.
(tratto da CASENTINO2000 nr. 237, agosto 2013)