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sabato, 9 Dicembre 2023

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Vorrei, ma non posso…

di Anselmo Fantoni – Se andiamo nei bar, quello che sentiamo è sempre la stessa musica: non si manutengono più né i fiumi né il territorio, vaste porzioni di terreni una volta coltivati oggi sono abbandonati a sé stessi. Non ci sono le risorse, eppure di tasse e contributi se ne pagano in quantità.

L’Unione dei Comuni del Casentino incassa ben oltre un milione di euro all’anno per la bonifica del territorio anche se tutti noi abbiamo la percezione che si dovrebbe fare di più e meglio. Un giorno si parla di come immagazzinare acqua per contrastare la desertificazione e l’altro di come far fronte a precipitazioni abnormi, il risultato è che dalle parole ai fatti ci sta di mezzo un mare di burocrazia.

Non sfugge a questo andazzo la gestione del patrimonio immobiliare pubblico, in alcuni casi si demoliscono strutture, un cinema, la sede dell’ex Comunità Montana e una casa del secolo scorso, che guarda caso non è vincolata dalle belle arti, mentre per abbattere un bosco ceduo si deve chiedere il permesso in sovrintendenza.

Sanità? Non ci sono fondi, salvo poi spendendone fiumi per l’affitto e poi l’acquisto della Colombaia tenendo quasi vuota la vecchia parte dell’ospedale, oppure costruire una piscina, inaugurandola più volte senza mai utilizzarla.

Poi c’è un’opera incompiuta simbolo del vorrei ma non posso: il padiglione delle terme a Stia, solo negli ultimi dieci anni sono stati spesi 42.000 € in consulenze per sapere come restaurarlo e come modificarlo per renderlo più fruibile, già, ma fruibile per cosa? Qual è il progetto di rilancio dell’immobile? Qualche serata danzante per i nostri giovani? Un luogo dove depurare i nostri reni bevendo l’acqua della Calla? Prendere un po’ di fresco nella cortissima estate casentinese?

Ad oggi si deve ancora stabilire se restaurare o più convenientemente demolire e ricostruire un bene che non ha portato il benché minimo beneficio in termine di sviluppo o supporto al turismo. Il turismo termale non vive certo momenti facili se lo paragoniamo agli Anni ’60 e ’70, ma avere una sorgente di acqua con caratteristiche particolari all’interno di un Parco nazionale poteva essere un’opportunità da cogliere e su cui costruire un progetto ambizioso. Lo stato dell’arte dimostra che il bene è stato un po’ trascurato, tanto che l’acqua piovana penetra all’interno, siamo ancora alla valutazione se demolire o restaurare e intanto il GAL casentinese finanzierà la realizzazione di vetrate per chiudere la struttura così da poterla usare anche nei periodi meno caldi, ma si va verso il riscaldamento globale? Si investe in un bene di cui ancora non sappiamo se dovrà essere demolito? Mettiamo porte e finestre ad una struttura che forse, anche se non demolita dovrà essere pesantemente restaurata? E soprattutto, chi pulirà i vetri una volta realizzati?

Certo a leggere gli articoli di giornale con mirabolanti attività di riqualificazione queste nostre domande fanno sorridere, un po’ come le auto elettriche, è di questi giorni la dichiarazione delle istituzioni tedesche che nel 2024 prevedono che la rete elettrica non potrà reggere il carico previsto, che durante le ore di maggior consumo non si potranno ricaricare le auto e per qualche ora al giorno saranno costretti a sospendere l’erogazione dell’energia per non far collassare il sistema.

Ci preoccupa anche il fatto che anche quest’anno i nostri ragazzi possano passare alcune serate danzanti in un luogo che non pare sia in ottima salute, chi si prenderà la responsabilità di autorizzare l’utilizzo della struttura in piena sicurezza? Qual è realmente il ritorno economico e d’immagine per il Comune? Ma soprattutto qual è il progetto per il rilancio del padiglione? Perché visto la situazione strutturale un po’ fatiscente non si è deciso di fare un accordo con qualche privato dandolo in gestione scaricando così i costi sul privato e garantendosi lo sviluppo di un progetto che potrebbe essere sia ludico che culturale?

Di soldi in consulenze se ne sono spesi tanti e tutti necessari per stabilire il costo del ripristino e ricercare fondi, che magari arriveranno pure, ma che finiranno nel pozzo di una struttura incompiuta, vera cattedrale nel deserto.

Quando vi diranno che non ci sono quattrini per sanità, welfare e assetto idrogeologico pensate che parte di quelli necessari, nel tempo, sono stati dilapidati in opere del nulla, magari date in utilizzo per attività diciamo non proprio culturali e che i guadagni delle stesse non abbiano né rimpinguato le casse comunali né arricchito la collettività.

Speriamo che quest’anno i nostri ragazzi possano passare un’estate in sicurezza e chi deve sorvegliare sul regolare svolgimento delle feste lo faccia a 360°. Non vorremmo scrivere: vi avevamo avvertito.

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