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venerdì, 1 Luglio 2022

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La concezione proprietaria della politica di Renzi…

Fortunatamente per la Democrazia Italiana, la polemica sulla sostituzione di due senatori in sede di Commissione Affari Costituzionali del Senato, perché non allineati ai progetti di riforma del Governo, sta salendo di tono e si stanno usando, da più parti, argomentazioni di merito sbagliate dal punto di vista teorico e fuorvianti da quello politico. Emerge una gran confusione tra il funzionamento di un partito e quello delle istituzioni…tra ruolo degli organismi dirigenti e quello dei gruppi parlamentari…si fraintende il senso dell’articolo 67 della Costituzione (che dovrebbe rappresentare il punto di riferimento di principio per la valutazione dell’attività del singolo parlamentare)…addirittura si tira in ballo l’antico “centralismo democratico”! E’ necessario far chiarezza su di un punto, distinguendo proprio tra partito e istituzioni. La mossa della sostituzione dei due senatori è avvenuta ovviamente in sede parlamentare, ma sulla base di un input di allineamento confusamente (come si cercherà di dimostrare) di tipo partitico.
Una idea di partito che vien fuori da questa vicenda che, davvero, ha del “mostruoso” dal punto di vista della teoria politica: laddove (come hanno ben dimostrato la vicenda delle primarie e successivamente quella dell’ascesa al governo) Matteo Renzi e il suo terribile “cerchio magico” confondono il partito, il Parlamento, il Governo in un tutt’uno che considerano “proprietà privata”. Un po’ come il fascismo quando affiancò agli organi costituzionali il Gran Consiglio e la Milizia…Questa situazione deriva, infatti, da una concezione “proprietaria” della politica, che – nel “caso italiano” più recente – ha precedenti illustri. In questo caso di attualità, però, si oltrepassa la situazione descritta nell’analisi elaborata da Mauro Calise nel suo fondamentale “Il partito personale”. Non c’è più la personalizzazione della politica e neppure l’idea del “partito – azienda”: non c’è neppure più la divisione dei poteri, retaggio insostituibile della rivoluzione borghese di Francia del 1789. Lo dimostra anche la vicenda dell’autorità anti-corruzione e, in questo caso, non ci deve essere timore di parlar male di Garibaldi: la corruzione c’è ed è enorme, fattore di distruzione dell’economia del Paese, tanto quanto la criminalità organizzata…ma l’occasione è colta per centralizzare ancora il potere, renderlo inaccessibile al controllo democratico, non ponendosi mai – nell’empireo delle certezze stellari del Presidente del Consiglio – l’antico interrogativo di Giovenale: Quis custodiet ipsos custodes? Quella di Matteo Renzi e dei suoi accoliti è – appunto – una “concezione proprietaria” della politica alla quale, come già era capitato con Berlusconi, una parte dell’elettorato sfibrato dalla crisi, disilluso, marginalizzato, ha tentato ancora una volta di affidarsi quasi come una sorta di Lord Protettore. Una scelta che, nella storia d’Italia, ha già fornito prove molto negative. Ripeto, beninteso…una parte dell’elettorato…perché è bene ricordare che ci sono 49 milioni di iscritti nelle liste…Il PD ha raccolto 11 milioni di voti, di conseguenza non è stato votato da 38 milioni…e per chi ha idea di una democrazia “a vocazione maggioritaria”, e non semplicemente rappresentativa come nel nostro caso, il dato dovrebbe far riflettere…

Fausto Tenti
(Segretario Provinciale Arezzo PRC-SE)

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