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martedì, 13 Ottobre 2026

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Gli anglo-casentinesi

di Mauro Meschini – «Beh, il motivo per cui sono entrata in televisione è che sono cresciuta in Sri Lanka, dove non c’era la televisione. Ma ho sentito parlare di una persona, tramite un amico, il cui figlio era entrato in un’emittente televisiva e ho pensato: “Oh, sembra interessante. Voglio farlo anch’io“…».

Queste erano le premesse che poi Sita Williams ha saputo realizzare, prima seguendo percorso di apprendimento teatrale e nella produzione di spettacoli, poi entrando nel programma di formazione per laureati della BBC.

Successivamente ha prodotto per molti anni fiction conosciute e di successo, ottenendo riconoscimenti e premi, tra cui un Emmy come miglior film per la TV. Nel 2009, Sita ha anche fondato la RSJ Films con Jimmy McGovern e Roxy Spencer, creatori della pluripremiata serie “The Street“, di cui è produttrice esecutiva. La terza stagione di “The Street” ha vinto il premio RTS 2010 come miglior serie drammatica.

John Harris si è invece laureato in filosofia presso l’università del Kent e ha proseguito gli studi al Balliol College di Oxford. Ha diretto il “Centre for social ethics and policy” dell’università di Manchester, dove è stato docente di bioetica e filosofia applicata. Ha affrontato le problematiche morali, etiche  e giuridiche legate ai progressi delle scienze biomediche adottando un approccio utilitarista, favorevole alla scelta individuale e alla sperimentazione delle applicazioni tecnologiche più avanzate, in particolare dell’ingegneria genetica e delle cellule staminali. Tra le sue opere principali: Wonder­woman and superman: the ethics of human biotechnology (1992;  Wonderwoman e Superman: manipolazione genetica e futuro dell’uomo); Clones, genes, and immor­tality: ethics and the genetic revolution (1998; Cloni, geni e immortalità: etica e rivoluzione genetica); Bioethics (2001; Bioetica); On cloning (2004; Sulla clonazione); Enhancing evo­lution: the ethical case for making better people (2007; Potenziare l’evoluzione: il caso etico per creare persone migliori).

Non si può certo dire che, anche se qui ne abbiamo presentato una sintesi, le biografie dei protagonisti della storia che abbiamo scelto di raccontare oggi non siano interessanti, al contrario presentano aspetti veramente intriganti e in grado di accrescere la curiosità.

Soprattutto se poi la loro storia non si ferma all’Inghilterra ma, superata la Manica, arriva nel nostro Paese già negli Anni ’60, quando Sita è stata studentessa a Firenze. Oppure molto prima, quando John, all’età di 5 anni, trascorreva periodi di vacanza al mare a Forte dei Marmi, per tornarci poi da conosciuto professore quando teneva incontri e conferenze in varie università italiane.

Ma a noi adesso interessa un altro periodo di questa loro storia, quello che vede protagonista proprio il nostro Casentino e precisamente una casa nel Comune di Pratovecchio Stia, a “Canfregoli”, nei pressi di Campolombardo.

Questa è la casa che dal 1988 Sita e John hanno acquistato e che, dopo un lungo lavoro di ristrutturazione, hanno frequentato e abitato fino ad oggi approfondendo e apprezzando la conoscenza della nostra vallata.

Ma torniamo un attimo indietro, sempre negli Anni ’80 appunto, quando i periodi di vacanza trascorsi per alcuni anni nella Fattoria di Capezzana a Carmignano hanno fatto nascere, nei nostri anglo-casentinesi, il desiderio di avere un luogo proprio dove trascorrere periodi in Italia. La ricerca da quel momento è stata lunga e ha interessato varie province, città e località, poi questo prolungato girovagare, in cui raccontano di aver visto e valutato più di 20 possibili abitazioni, è approdato anche in Casentino. Qui è stata fondamentale la conoscenza con Francesco Mori e Graziella Rumer, anche loro proprietari di una casa a Campolombardo, ed è stato così quasi naturale scegliere la casa che insieme avevano individuato e visitato, un luogo che, tra l’altro, durante la Seconda Guerra Mondiale era stata in qualche modo rifugio e riferimento per decine di persone che si nascondevano nel folto bosco circostante.

Adesso a “Canfregoli” possiamo vedere un curato prato circondato da alti alberi e al centro le mura in pietra della casa, nel 1988 la situazione era molto diversa, la vegetazione aveva ingoiato quasi tutto e anche solo raggiungere questo luogo era un’impresa. Sono così iniziati gli interventi di recupero per ristrutturare la casa che hanno richiesto un anno di lavoro, ma anche un permanente e costante impegno negli anni successivi per garantire la cura e la manutenzione sia dell’interno che dell’esterno. Un lungo periodo di tempo in cui, Sita e John, ci hanno confessato sorridendo che, «c’erano sempre lavori da fare e frequentavamo molto i negozi di ferramenta…».

Importante è stato il contatto e la conoscenza con gli abitanti della zona che si sono dimostrati sempre disponibili e accoglienti, rappresentando un fondamentale punto di riferimento per chi, arrivando da così tanto lontano, aveva necessità di avere sempre qualche indicazione o consiglio per consolidare le radici che iniziavano a legarlo a questa nuova realtà.

Naturalmente l’incontro con persone che arrivavano da un altro Paese non poteva non generare anche qualche momento di ilarità, e ci immaginiamo anche noi il momento della conoscenza con i locali in cui Sita si presentava suscitando la scontata battuta: «Sita, come la corriera!».

Ma parlando con Sita e John ci siamo resi conto di quanto importante e significativa sia e sia stata comunque per loro l’esperienza casentinese, un luogo così diverso da quelli che conoscevano, un contesto così lontano dai ritmi frenetici e intensi che sono propri dei grandi complessi urbani.

«In questo momento, con la crisi climatica che opprime il mondo e la nostra vita, la foresta è il luogo migliore in cui vivere».

Questo un pensiero che hanno voluto trasmettere durante il nostro incontro, con parole che probabilmente nascono dalle esperienze e dai momenti che sono stati condivisi e vissuti in questo angolo di Casentino in cui hanno potuto conoscere e fare propri i tempi e la quotidianità di una piccola comunità in cui, lo sottolineano con gioia «ci sono anche famiglie più giovani», che contribuiscono a rendere ancora più vivo il contesto in cui si trovano.

In fondo anche il loro figlio, Jacob Harris, ha trascorso parte della sua infanzia e adolescenza in Casentino, imparando tra l’altro a sciare sulle piste di Campigna. Un grande pannello appeso in un angolo della casa di Sita e Harris raccoglie tante foto che hanno fermato momenti e attimi trascorsi sul grande prato che circonda la casa o nel bosco circostante.

In questi anni tante sono state le scoperte da fare e le esperienze da vivere, ne hanno citate alcune legate in particolare ai molti eventi culturali a cui è possibile partecipare, in particolare durante il periodo estivo, tra questi, il concerto di Einaudi che si è svolto non molto tempo fa all’interno del Castello di Romena in occasione di un’edizione della rassegna “Naturalmente Pianoforte”. Poi, di carattere strettamente gastronomico l’altra citazione che ha riguardato i “Tortelli” un piatto proprio della nostra terra che, come ci hanno detto, «piace molto a nostro figlio».

Sarà anche per questo che si augurano che in qualche modo anche lui e la sua famiglia seguano il loro esempio, continuando a frequentare “Canfregoli”, sarebbe un modo per continuare a raccontare questa storia, una storia che, una volta di più, sottolinea quanto le distanze, le provenienze, le esperienze diverse non siano mai un ostacolo o una barriera, ma un’occasione per “mescolare” mondi e sensibilità.

In fondo chi avrebbe mai potuto pensare e immaginare che una produttrice TV e un professore di filosofia inglesi potessero trovare il loro angolo di Paradiso in un bosco del Casentino?

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