Il futuro dell’ospedale di Bibbiena torna prepotentemente al centro del dibattito politico e istituzionale del Casentino. La nuova riorganizzazione della rete ospedaliera dell’Asl Toscana Sud Est, contenuta nella delibera numero 901 del 28 agosto 2026, ridisegna infatti l’attività chirurgica dei presidi della provincia di Arezzo e introduce una maggiore specializzazione delle strutture.
Per l’Azienda sanitaria il modello punta a organizzare una rete nella quale ogni ospedale possa concentrarsi su determinate attività, evitando sovrapposizioni e valorizzando le competenze presenti nei singoli presidi.
Per il territorio, invece, la domanda è un’altra: la specializzazione sarà davvero un’opportunità di crescita per l’Ospedale di Bibbiena oppure rischia di tradursi in una riduzione delle prestazioni?
Bibbiena diventa un “Focus Hospital” Secondo la nuova organizzazione, l’ospedale di Bibbiena viene inserito nel modello dei cosiddetti Focus Hospital, strutture maggiormente focalizzate su specifiche discipline. Per il presidio casentinese vengono individuate in particolare la chirurgia urologica endoscopica, la chirurgia generale laparoscopica a bassa complessità e la chirurgia ambulatoriale ortopedica.
È inoltre previsto, insieme a Sansepolcro, un maggiore ricorso alla week surgery, mentre alcuni interventi di media e bassa complessità dovrebbero essere progressivamente trasferiti da Arezzo verso questi presidi.
Vagnoli: “La decisione non è stata condivisa” Il sindaco di Bibbiena Filippo Vagnoli, intervenendo come presidente della Conferenza socio-sanitaria zonale dei sindaci e vicepresidente della Conferenza aziendale Toscana Sud Est, ha contestato innanzitutto il metodo. La nuova organizzazione, secondo Vagnoli, non sarebbe stata preventivamente portata all’attenzione degli amministratori nei due organismi territoriali. Da qui la richiesta di un confronto immediato con l’Azienda sanitaria.
Due sale operatorie organizzate e una terapia intensiva funzionante, sostiene Vagnoli, rappresentano una dotazione che dovrebbe consentire al presidio di avere un ruolo più importante nella rete chirurgica. Il punto, quindi, non sarebbe semplicemente conservare l’esistente, ma aumentare il numero degli interventi e sfruttare pienamente le strutture già disponibili.
Il personale C’è però un ostacolo che rischia di rendere difficile qualsiasi progetto di potenziamento: la disponibilità di professionisti. Vagnoli richiama esplicitamente la mancanza di un chirurgo in pianta organica. Ed è probabilmente questo uno dei nodi più importanti dell’intera vicenda. Perché si può decidere sulla carta che Bibbiena debba diventare un centro specializzato, ma poi occorre avere medici, infermieri, organizzazione, turni e risorse per trasformare la programmazione in attività concreta.
È la contraddizione che si vuole evitare: un ospedale formalmente “specializzato”, ma con difficoltà nel garantire personale e volumi di attività adeguati.
Sul futuro dell’ospedale si sono già mobilitati anche i comitati e le associazioni del territorio, preoccupati che la riorganizzazione possa diventare il primo passo verso un progressivo indebolimento del presidio.
La richiesta è quella di un confronto diretto con l’Azienda sanitaria per capire con precisione cosa cambierà e, soprattutto, quali saranno le prospettive per chirurgia, personale e servizi. Il timore non riguarda quindi soltanto ciò che viene scritto nella delibera, ma quello che potrebbe accadere negli anni successivi.
Il Casentino è un territorio montano e di area interna. La distanza dai grandi presidi ospedalieri rappresenta un elemento che non può essere ignorato quando si ragiona sull’organizzazione dei servizi sanitari.
Il nodo della Casa di Comunità Sul tavolo c’è poi un’altra questione: la Casa di Comunità. I lavori dovevano concludersi nel mese di luglio, ma, ad oggi, siamo ancora in alto mare.
E ospedale e Casa di Comunità, nel progetto complessivo della sanità territoriale, sono due tasselli che dovrebbero dialogare tra loro. Da una parte l’assistenza ospedaliera, dall’altra la presa in carico territoriale, la medicina di prossimità e la gestione dei pazienti che non necessitano di un ricovero. Per il Casentino sarà quindi fondamentale capire se questi due percorsi procederanno davvero insieme.
Futuro dell’Ospedale La questione naturalmente non riguarda soltanto Bibbiena. L’ospedale rappresenta infatti un punto di riferimento per tutto il territorio e per la popolazione distribuita tra i diversi comuni casentinesi. Per questo la discussione sulla chirurgia non può essere letta soltanto come una questione interna all’ospedale. È una discussione sul modello di sanità delle aree interne.
Quanto deve essere vicino un servizio sanitario al cittadino? Quali attività devono necessariamente essere garantite sul territorio? E quante possono invece essere concentrate negli ospedali maggiori?
Sono domande che la riorganizzazione dell’Asl rende ancora più attuali. Perché il punto fondamentale è stabilire che cosa resterà nell’ospedale di Bibbiena nei prossimi anni. Purtroppo, dalla chiusura del punto nascita in poi, gli sviluppi sono stati sempre preoccupanti.


