Mi chiamo Benedetta Bonetti e sono volontaria in canile da poco. Ho sempre voluto fare volontariato in canile. Un paio di anni fa mi fermò un infortunio, ma prima? Beh, prima avevo il timore che molti hanno: non riuscire a sostenere una realtà il cui impatto emotivo è enorme. Essere volontaria non significa solo accarezzare i cani. È pulizie, fatica, cani impauriti o diffidenti, giornate in cui non va come speravi, pazienza, imparare a rispettare i tempi di ogni animale.
Quando sono arrivata, sono stata accolta dagli altri volontari con disponibilità e gentilezza, ed è palpabile il clima di condivisione e coesione che c’è. I cani che vivono in canile hanno tutti una loro storia e, per la maggior parte di loro, non è una storia semplice. E stando lì, facendo il volontario, capisci che non puoi salvare tutti. Vorresti portarli a casa con te, ma non puoi. E allora fai in modo che anche una passeggiata, una carezza, un po’ di fiducia o semplicemente la presenza di una persona abbiano per loro un valore enorme. Un volontario, quando entra in canile, impara tutte queste cose e sa che quando, dopo il turno, se ne va, chiudendosi alle spalle quel cancello, i cani restano lì e aspettano. Il nostro compito è accompagnarli in questa attesa: l’attesa di una famiglia tutta loro, che possa dare loro la vita che meritano oltre quei box.
Cerchiamo di rendere questa attesa il migliore possibile. Grazie ai volontari, alcuni cani ritrovano la fiducia, capiscono che le mani non servono solo per colpire, ma che possono offrire carezze e cure. Che una scopa serve per pulire, non per prenderla sulla schiena e che non tutti gli umani sono uguali. Altri cani, invece, quella fiducia non l’hanno mai persa e, se ci pensiamo, è meraviglioso. Il canile mi sta insegnando che non sempre aiutare significa salvare qualcuno. A volte significa semplicemente esserci. Esserci quando un cane ha paura. Esserci quando non vuole uscire dal box. Esserci quando finalmente decide di fidarsi. Esserci anche quando, alla fine del turno, sai che dovrai salutarlo e tornare a casa.
E forse è proprio questo il senso del volontariato: non aspettarsi necessariamente di cambiare una vita, ma provare a rendere quella vita un po’ migliore. Ci sono cani che aspettano da mesi, altri da anni. Alcuni hanno conosciuto l’abbandono, la solitudine, la paura. Altri sono arrivati in canile senza aver mai conosciuto una famiglia. Eppure continuano a guardarti con quegli occhi capaci di fidarsi ancora.
Ed è questo che mi emoziona di più. Perché mentre noi pensiamo di dover insegnare loro a fidarsi di nuovo degli esseri umani, sono loro che continuano, ogni giorno, a darci fiducia. Io per prima ho adottato la mia cagnolina. Pensavo di averla salvata, invece, più passa il tempo e più mi chiedo se non sia stato il contrario. Forse adottare significa proprio questo: credere di aver dato una casa a qualcuno e scoprire, un giorno dopo l’altro, che quella persona — o quel cane — è diventato casa per te.
E credo che anche essere volontari significhi questo. Entrare in canile pensando di poter dare qualcosa e uscire, ogni volta, con la consapevolezza di aver ricevuto molto di più.
Canile intercomunale di San Piero in Frassino http://canilicasentino.blogspot.com Per info: 347.5421554 – orario di apertura al pubblico: Sab. e Dom. dalle 10,00 alle 12.00
Rubrica CASENTINO A 4 ZAMPE a cura di Nadia Guidotti


