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giovedì, 22 Ottobre 2026

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La storia di Matthias e l’ostello che rischia di chiudere

di Eleonora Boschi – La storia di Matthias e l’ostello che rischia di chiudereQuando Matthias arriva al rifugio della Consuma, dopo giorni di cammino, fa due richieste al proprietario: «Vorrei una birra fresca e non voglio più tornare in Germania». È fine marzo 2024, ha da poco concluso la Via di Francesco, il cammino che attraversa la nostra valle e arriva fino ad Assisi. Luca Piantini, il proprietario dell’Ospitale San Domenico, quella sera, gli offre la birra e gli dà un’informazione che si rivelò utile anche al suo secondo desiderio: il Comune di Montemignaio stava cercando qualcuno per gestire una struttura ricettiva.

Questa è la storia di un giovane tedesco, Matthias Wald, che ha deciso di cambiare completamente la sua vita grazie all’accoglienza ricevuta durante un cammino. Percorrendo i sentieri del Casentino si è reso conto che, forse, il suo posto giusto era proprio questo e si è subito adoperato per trovare una soluzione per restare e, ancora meglio, per poter rendere indietro almeno una parte dell’amore ricevuto durante la sua strada.

Matthias risponde quindi al bando del Comune di Montemignaio per l’apertura di una struttura ricettiva in uno stabile di proprietà del Comune non utilizzato da molti anni. Alla fine, lui è l’unico a fare domanda e vince quindi il progetto, dando vita a quello che oggi è l’Ospitalità Frate Sole. Lascia la sua casa, la sua famiglia, il suo lavoro e arriva a Montemignaio pronto per iniziare una nuova vita e dare forma a un luogo che possa ospitare tanti pellegrini che percorrono le foreste casentinesi, proprio come aveva fatto lui. Inizia quindi a sistemare la casa che, essendo disabitata da diverso tempo, necessitava di un po’ di pulizia prima di poter aprire le sue porte agli ospiti. Grazie all’aiuto di alcuni membri del Comune, del Club Namastè di Montemignaio e alcuni amici riesce a recuperare mobili, letti, un frigo e la cucina e l’ostello inizia piano piano (ma neanche troppo) a prendere forma.

Le comunicazioni con il Comune, però, appaiono fin da subito un po’ complicate. Dopo cinque settimane, Matthias riceve una PEC di richiamo dal Comune perché il progetto non era ancora stato avviato, ma aprire un ostello da zero non è di certo una cosa che richiede poche settimane. In aggiunta, c’era un altro aspetto che complicava la questione: mancava l’acqua calda in casa e i tempi per risolvere questo problema sono stati più lunghi del previsto, così l’avvio dell’attività è stato ritardato, causando la perdita della prima stagione.

Risolti questi intoppi, l’ospitalità Frate Sole ha finalmente iniziato ad accogliere i pellegrini, ma avviare un’attività come questa richiede tempo, soprattutto in una zona non ancora molto frequentata dai camminatori e dove prima non c’era nessun servizio simile. Matthias ci fa notare che a percorrere questi cammini sono soprattutto stranieri e tanti di loro sono tedeschi, perché hanno stipendi più alti e più tempo libero. I numeri, però, nel periodo iniziale non erano sufficienti per poter mantenere sé stesso e l’ostello, e quindi Matthias ha cercato un altro lavoro, e ha investito parte dei suoi soldi in questo piccolo ma grande progetto.

La sua esperienza in prima persona da pellegrino e il breve periodo di apertura dell’ostello sono stati sufficienti per capire che farsi conoscere all’estero, soprattutto in Germania, sarebbe stato di grande aiuto. Inizia allora a cercare di mettersi in contatto con due guide tedesche della Via di Francesco. Queste guide, ci dice Matthias, coprono già la tratta nord del cammino, ma Montemignaio si trova nella direttrice sud, ancora poco conosciuta, soprattutto nelle guide estere. Purtroppo, la prima risposta che riceve non è positiva: una delle case editrici lo informa che hanno già pubblicato la guida e quindi, al momento, non c’era niente da fare.

Ma, l’abbiamo capito subito, Matthias non è una persona che si spaventa al primo ostacolo. Continua con dedizione e impegno ad accogliere i pellegrini che passano da Montemignaio e non smette di cercare un modo per farsi conoscere. Un periodo tanto difficile quanto soddisfacente, che culmina questa primavera quando, dopo due anni, le case editrici tedesche ricontattano Matthias perché sono disponibili a inserire la direttrice sud. Matthias le invita, organizza l’accoglienza, e, convito che si trattasse di una notizia molto bella per un paese con molto potenziale ma a rischio di spopolamento, ha subito contattato il Comune per informarlo e per invitare il Sindaco a partecipare all’incontro con i responsabili delle guide. Una relazione che finora era rimasta silente ma non particolarmente problematica inizia a mostrare tutte le sue crepe. Matthias non riceve mai risposta alle sue due e-mail di invito rivolte al Sindaco.

Quasi contemporaneamente, il Comune risponde ad un’altra e-mail informandolo che il contratto è valido fino alla scadenza da esso stabilita per giugno 2027 e comunicando che al suo termine il rapporto cesserà. Una scelta che Matthias fatica a comprendere. Da quel momento Matthias chiede più volte un incontro al Sindaco e al Vicesindaco, per parlarne apertamente e comprendere le motivazioni di questa decisione, ma anche questa volta la risposta tarda ad arrivare. La cosa che più turba e dispiace a Matthias è non aver compreso realmente perché non sarà possibile proseguire il rapporto. Nel corso dei mesi le motivazioni fornitegli dal Comune cambiano tre volte: prima si dice che la struttura verrà venduta.

A quel punto, Matthias pensa anche di comprare l’immobile, se questa è l’unica soluzione per continuare l’attività. Interessato chiede quindi il prezzo, ma non ottiene risposta; a Luca Piantini viene invece riferito che i fondi serviranno per un altro bando per costruire un ostello più grande; infine, si parla di trasformare lo spazio in un circolo Arci, a causa della chiusura del bar del paese. Diverse ipotesi in contrasto fra loro che non fanno che aumentare i dubbi dell’attuale gestore dell’ostello. Montemignaio è uno dei borghi più belli che abbiamo in Casentino, ma, come ci dice anche Matthias, sta vivendo un progressivo spopolamento. L’accoglienza ai pellegrini è una delle poche cose che si possono ancora fare per tenerlo vivo. Proprio quest’anno il governo ha dichiarato la Via di Francesco un cammino di interesse nazionale, investendo dei fondi proprio per il suo mantenimento e sviluppo.

“Chiudere un ostello proprio ora”, ci dice Matthias, “non sembra una mossa sensata: se salta un anello della catena dell’accoglienza, ne risentono tutti i borghi vicini che vivono dello stesso turismo lento.” Alcuni ospiti, venuti a conoscenza della vicenda, hanno scritto spontaneamente al Comune per testimoniare sull’accoglienza ricevuta. Luca Piantini ha provato più volte a far capire all’amministrazione che progetti come questo hanno bisogno di tempo per crescere e che aspettarsi pellegrini fin dal primo anno, anche in inverno, in un settore che vive di passaparola è un obiettivo piuttosto ambizioso. Matthias ha investito i suoi risparmi, le sue energie, due anni della sua vita in un paese che non era il suo, perché credeva in questo progetto.

Se il Comune intende interrompere il progetto, Matthias vorrebbe sapere perché si chiude qualcosa in un posto che, forse più di ogni altro, ne ha bisogno. Abbiamo provato a contattare il Comune per cercare di fare chiarezza su questa vicenda, non con tono accusatorio ma con la sola intenzione di comprendere perché non ci sia la possibilità di proseguire la collaborazione. Il Sindaco Roberto Pertichini ha risposto alla nostra richiesta con una e-mail, nella quale ha precisato che la convenzione stipulata con Matthias aveva una durata stabilità di tre anni e che tale accordo sarà rispettato. Secondo la convenzione, alla sua naturale scadenza l’immobile deve essere riconsegnato al Comune.

Il Sindaco ha poi precisato che la scelta di non rinnovare la convenzione non è dovuta a una “valutazione personale nei confronti dell’attuale gestore”, ma risponde piuttosto all’esigenza di “conservare per il Comune la possibilità di valutare, al momento della scadenza, quale destinazione dell’immobile sia maggiormente rispondente all’interesse della comunità”, poiché “le esigenze della popolazione e dei servizi possono mutare nel tempo.” Sembra quindi che non ci sia ancora un’idea chiara di come verrà utilizzato l’immobile. Nell’e-mail si parla di “finalità di carattere sociale, ricreativo o di servizio alla popolazione”, una risposta che lascia comunque margine di interpretazione.

A questo punto, sorge un’ultima riflessione: quali sono state le ragioni che, nel 2024, hanno portato a investire in un progetto come quello dell’Ospitalità Frate Sole, sebbene non ci fosse la certezza sulla possibilità di garantirne la continuità nel tempo? Non è semplice, in situazioni come questa, trovare risposte certe e definitive. Resta però il rammarico che, a vivere le conseguenze di queste scelte, siano spesso giovani volenterosi che hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco e di credere nei loro progetti.

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