di Terenzio Biondi – Un pomeriggio di pesca alla trota nelle pozze sotto le briglie e brigliette del Gorgone, nel tratto compreso tra il Ponte alla Fabbrica e il Ponte dell’Imposto, è semplicemente fantastico, in mezzo a una natura incontaminata e bellissima e a tanti resti di un recente passato che riescono sempre a provocarti intense emozioni.
Le pozze sotto le briglie sono abitate da grosse fario, fario nate e cresciute nel tratto più a monte del fosso e scese a valle alla ricerca di cibo più abbondante durante le piene invernali e primaverili. Sì che la pesca a spinning con acqua limpida nella tarda primavera o in estate, oppure la pesca al tocco con acqua leggermente torbida dopo piogge estive o autunnali, è sempre particolarmente fruttuosa.
Le briglie furono costruite negli anni trenta del secolo scorso (la data è scolpita su una lastra in marmo incastrata tra le pietre: A XIV, naturamente dell’era fascista, cioè 1935), usando enormi pietre provenienti tutte da cave della zona e lavorate e sistemate da operai e maestranze locali. Briglie ancora oggi praticamente intatte.
Risalire il fosso è facilissimo, grazie al bellissimo sentiero che costeggia il Gorgone dal Ponte alla Fabbrica fino al Passo della Calla. Nelle cartine è indicato come “sentiero 80”, ma è in realtà l’antica strada granducale che nei secoli passati collegava il Casentino alla Romagna (la Romagna di oggi, perché fino al 1923 Santa Sofia, Bagno di Romagna, Verghereto e le zone circostanti erano ancora – come da sempre – terre di Toscana, e l’attuale strada tosco-romagnola della Calla venne costruita negli anni trenta).

Strada granducale che diventa meravigliosa presso l’Imposto, con ancora ai margini della strada le antiche pietre paracarri e qualche pietra miliare. Le emozioni si fanno ancora più intense quando arrivi al Ponte dell’Imposto e ti trovi al centro di un grande prato davanti a una bella costruzione in pietra (viene chiamata “Il Porto” o “L’Imposto”) risalente ai primi decenni del secolo scorso.
Qui all’Imposto nei secoli passati veniva convogliato il legname e il carbone delle foreste del Passo della Calla, destinati poi al Casentino e a Firenze. E non solo: qui – analogamente alla “via dei legni” del vicino Fiumicello – gli enormi tronchi di abete bianco delle foreste casentinesi venivano sistemati su carri trascinati da cavalli o buoi lungo l’antica strada granducale fino al Porto di Pratovecchio, dove venivano assemblati in giganteschi zatteroni (i cosiddetti “foderi”) e poi guidati lungo l’Arno in piena dagli audaci “foderai” dell’alto Casentino fino a raggiungere Firenze e Pisa.
Con i tronchi di abete bianco delle nostre foreste a Firenze si costruiva il tetto del Duomo (e naturalmente i tetti di tanti palazzi) e a Pisa gli alberi maestri della flotta del granduca.
Una giornata indimenticabile, tra fantastiche trote fario delle foreste casentinesi e tantissime testimonianze del nostro passato.
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