Maestro Pierini, come nasce il Casentino Classica Ensemble – CCE? «Dopo trentasette anni come Primo Violino dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e l’esperienza come fondatore e direttore de I Cameristi del Maggio Fiorentino, ho sentito il desiderio di riunire interpreti di grande esperienza attorno a una visione comune. Il CCE raccoglie musicisti provenienti da alcune delle più importanti realtà orchestrali italiane, dal Maggio Musicale Fiorentino, Arena di Verona, Teatro Comunale di Bologna, Festival Pucciniano e altre. Cercavo musicisti uniti da sensibilità, valori e ideali artistici condivisi.
Il debutto ufficiale del Casentino Classica Ensemble avverrà nell’ambito della Rassegna “Casentino Armonico”, in programma dal 18 al 25 settembre 2026 presso il Padiglione Espositivo del vecchio Lanificio di Stia. Non sarà soltanto l’esordio di una nuova orchestra d’archi, ma la nascita di un progetto culturale che unisce musica, territorio, natura, sensorialità e ricerca sonora.»
Quale sarà il filo conduttore della Rassegna “Casentino Armonico”? «Il filo conduttore è l’ascolto: ascolto della musica e del patrimonio casentinese. Un percorso nel quale ogni appuntamento rappresenta un tassello della stessa visione, mettendo in consonanza natura, suono, storia e percezioni.
La rassegna si aprirà il 18 settembre con il concerto inaugurale e musiche di Bach, Mozart, Albinoni e Vivaldi, e si concluderà il 25 settembre con Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi, nella nostra ricerca timbrica a 432 Hz. Tra questi due momenti si svilupperanno incontri e momenti di approfondimento, tra cui il Laboratorio Esperienziale a cura della Dott.ssa Desy Rossi, psicologa e musicista, e il dialogo tra Alessandro Chiarucci, Docente Ordinario di Botanica Ambientale presso l’Università di Bologna e Luca Santini, Presidente di Federparchi – Europarc Italia.
Non abbiamo pensato a una semplice successione di concerti, ma a un percorso esperienziale nel quale la musica metta in relazione il territorio con la dimensione interiore, attraverso un ascolto più consapevole del luogo e di sé stessi. Anche le diverse scelte artistiche, accordatura a 432 Hz, ricerca del “Suono Italiano”, uso di un pianoforte gran coda Erard del 1879 fino alle dimensioni visiva e olfattiva nascono da questa stessa idea.»
Una caratteristica del CCE è l’accordatura a 432 Hz. Perché questa scelta? «Per me il 432 Hz non è un dato tecnico o un elemento promozionale. È parte della ricerca timbrica dell’Ensemble e dell’idea di ascolto. Ho scelto questa accordatura anche per il suo legame storico con Giuseppe Verdi e con la riflessione italiana sull’altezza del diapason e della conseguente sonorità.
Rispetto allo standard moderno a 440 Hz, cerco nel 432 Hz una sensazione sonora piu’ distesa, morbida e avvolgente. Mi interessa soprattutto ciò che questa scelta comporta artisticamente: attenzione al colore, alla timbrica e al modo in cui il suono occupa lo spazio. Non voglio attribuire a una frequenza promesse che vadano oltre la mia esperienza musicale: per me è una scelta estetica e interpretativa, coerente con il progetto. Quando accostiamo 432 Hz e natura lo facciamo in senso artistico, estetico e simbolico. La natura ci ricorda che ogni suono nasce dentro uno spazio e dialoga con ciò che lo circonda.»
Quindi la natura è soltanto una scelta estetica o comunicativa? «No. Se fosse soltanto una bella immagine, il progetto perderebbe gran parte del suo significato. Viviamo in una società continuamente attraversata da stimoli esterni. La musica può offrire una diversa scansione temporale fatta di presenza e attenzione. Il concerto vuole recuperare questa misura attraverso una percezione sensoriale non artefatta.»
Nel progetto ricorre l’espressione “Suono Italiano”. Che cosa significa? «È il cuore della nostra identità. L’Italia custodisce una tradizione musicale che per secoli ha rappresentato un punto di riferimento nel mondo. Il “Suono Italiano” nasce proprio dall’incontro tra la grande tradizione strumentale e quella operistica: due mondi profondamente legati tra loro, accomunati da una particolare attenzione al canto, alla linea melodica, alla timbrica e alla naturalezza dell’espressione.
Da questa relazione nasce una precisa idea sonora: un timbro chiaro, luminoso e cristallino, capace di entrare nel cuore del pubblico. È questa l’identità che vogliamo portare nel Casentino Classica Ensemble: una sonorità profondamente radicata nella storia musicale italiana, ma riletta con sensibilità contemporanea. In questo senso, il “Suono Italiano” rappresenta per noi un autentico Made in Italy musicale: non un’etichetta, ma un modo riconoscibile di intendere e vivere il suono.»
Avete scelto anche il concetto di Quiet Luxury applicato alla musica classica. Perché? «Perché descrive la ricerca di un’eleganza che non ha bisogno di essere proclamata. Il Quiet Luxury non è solo un’estetica, ma un principio del progetto artistico che significa qualità, dettaglio e autenticità. Tutto ciò lo ritroviamo nel suono, negli spazi e nella comunicazione del progetto.»
Anche gli strumenti scelti hanno un ruolo particolare? Assolutamente. Il 18 settembre utilizzeremo un pianoforte gran coda Érard Paris originale del 1879, accordato a 432 Hz per l’esecuzione del concerto K.414 di W.A. Mozart. Uno strumento che possiede una tavolozza timbrica straordinaria coerente con la nostra ricerca sonora. Seguiranno poi i famosi Concerti per uno e più violini di A. Vivaldi tratti dalla raccolta “L’ Estro Armonico”
Nell’appuntamento del 25 settembre inerente le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi introdurremo inoltre basso elettrico e batteria come strumenti di colore. Non vogliono alterare la scrittura originale, ma evidenziare con discrezione contrasti timbrici e ritmici già presenti e indicati nella partitura: il tuono, il vento, la pioggia, il ritmo della terra e delle stagioni. È una scelta rispettosa del testo, ma capace di dialogare con la sensibilità contemporanea.»
In che modo olfatto e vista faranno parte del progetto? «Ho voluto che il pubblico sia coinvolto attraverso udito, olfatto e vista. In collaborazione con l’Antica Spezieria del Monastero Domenicano di Santa Maria della Neve saranno utilizzate fragranze ispirate alle Quattro Stagioni vivaldiane e in entrambi i concerti il disegno delle luci sarà concepito come cornice e parte dell’esperienza sensoriale visiva. Il profumo accompagnerà discretamente l’ascolto, contribuendo a creare un’esperienza immersiva nella quale musica e memoria dialoghino tra loro. Non effetti scenici, ma estensioni dell’idea artistica.»
Avete dato molta importanza anche alla comunicazione audiovisiva. Perché? «Oggi un progetto musicale non si racconta soltanto attraverso il concerto. L’immagine è diventata parte integrante della comunicazione culturale contribuendo a trasmettere valori, emozioni e identità. Per questo nasce la collaborazione con SOM – State of Matter, nostro partner per la produzione audiovisiva. L’obiettivo non è semplicemente documentare gli eventi, ma realizzare un racconto capace di restituire l’atmosfera della Rassegna “Casentino Armonico”. La musica, la fotografia, il cinema, la luce e la natura diventano così linguaggi complementari, capaci di raccontare un’unica esperienza tra tradizione e contemporaneità permettendo inoltre al progetto di raggiungere un pubblico più ampio e lontano.»

Perché proprio il Casentino per un progetto che guarda anche oltre i confini italiani? «Per la sua forte identità. Per essere internazionali è importante avere una provenienza riconoscibile e qualcosa di autentico da raccontare.
E quale futuro immagina per il CCE? «Un Ensemble profondamente radicato nella propria origine, ma capace di parlare al mondo attraverso un linguaggio contemporaneo.»
Se dovesse definire il Casentino Classica Ensemble con due sole frasi?«Nato antico, con lo sguardo leggero verso il futuro. Non concerti, ma esperienze. Vorrei concludere dicendo che Casentino Classica Ensemble desidera esprimere un sentito ringraziamento a Luca Santini, Sindaco di Pratovecchio-Stia, per aver creduto e sostenuto fin dalle prime fasi la visione di questo progetto, riconoscendone il valore culturale e il profondo legame con il territorio. La sua fiducia ha rappresentato un prezioso incoraggiamento alla realizzazione di un’iniziativa che pone in dialogo musica, natura, storia, paesaggio e identità, trovando proprio nel Casentino la sua più autentica espressione.
Un ringraziamento particolare va anche alla Scuola di Musica MusicaInt di Stia, partner di questo percorso artistico, per la collaborazione, la disponibilità e la costante condivisione di valori. Il contributo della scuola testimonia come la sinergia tra realtà culturali del territorio possa trasformarsi in un’opportunità concreta di crescita, valorizzazione e promozione dell’eccellenza musicale.»



