La recente iscrizione del sito seriale «Il Sistema dei teatri condominiali all’italiana nell’Italia centrale fra il XVIII e il XIX secolo» nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO ha riportato al centro dell’attenzione il valore dei teatri storici italiani. Tra i dieci edifici selezionati figurano prestigiose sale di Marche, Umbria ed Emilia-Romagna. Un’assenza, tuttavia, ha suscitato curiosità in Toscana: quella del Teatro Dovizi di Bibbiena.
A prima vista potrebbe sembrare una dimenticanza. In realtà, il piccolo teatro casentinese possiede caratteristiche architettoniche e storiche che lo avvicinano ai teatri premiati dall’UNESCO: costruito nel 1842, presenta la classica pianta a «U», tre ordini di palchi ed è nato grazie all’iniziativa dell’Accademia degli Operosi, espressione della partecipazione della comunità locale alla vita culturale.
Perché il Dovizi è rimasto fuori? L’esclusione non è dovuta a una minore importanza storica o artistica, ma a una serie di criteri molto rigorosi adottati dall’UNESCO. Il primo riguarda i confini della candidatura: il dossier presentato comprendeva esclusivamente teatri situati nelle regioni Marche, Umbria ed Emilia-Romagna, lasciando fuori la Toscana. Un secondo elemento è rappresentato dallo stato di conservazione. Nel corso degli anni Sessanta e Settanta il Teatro Dovizi subì profonde trasformazioni per essere adattato a cinematografo, con modifiche che alterarono parte della struttura originaria, come la rimozione di elementi scenici e dei divisori dei palchi. Solo il restauro concluso nel 1997 ha restituito al teatro gran parte della sua configurazione storica. Infine, nei siti seriali UNESCO il numero dei beni selezionati deve essere necessariamente limitato e rappresentativo. Per questo motivo anche altri teatri storici di grande prestigio sono rimasti esclusi dalla candidatura.
Un teatro comunque tutelato L’assenza dalla lista UNESCO non significa che il Teatro Dovizi sia privo di protezione. Al contrario, l’edificio è sottoposto alle tutele previste dal Codice dei Beni Culturali e rientra nel patrimonio storico regionale della Toscana. Pur non comparendo tra i recenti Monumenti Nazionali, continua a rappresentare uno dei principali esempi di teatro all’italiana della provincia di Arezzo. La sua vicenda dimostra come il riconoscimento UNESCO non coincida necessariamente con il valore culturale di un bene. Esistono infatti numerosi luoghi di grande interesse che, pur restando fuori dalle liste internazionali, svolgono un ruolo fondamentale nella conservazione della memoria storica e nella promozione della cultura locale.
Il valore di una storia ancora viva Oggi il Teatro Dovizi continua a essere un punto di riferimento per la vita culturale del Casentino. La sua programmazione, il legame con la comunità e il recupero architettonico ne fanno un esempio di come il patrimonio storico possa continuare a vivere attraverso lo spettacolo e la partecipazione del pubblico. Più che un’esclusione, quella dall’elenco UNESCO rappresenta dunque l’occasione per riflettere sul significato autentico del patrimonio culturale: non soltanto un riconoscimento internazionale, ma soprattutto la capacità di un luogo di raccontare la storia di un territorio e di mantenerla viva nel presente.


