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martedì, 13 Ottobre 2026

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Rally, il Casentino veloce e vincente

di Gabriele Versari – Il Rally del Casentino occupa ormai da decenni un posto fondamentale nel cuore di ogni Casentinese appassionato di corse automobilistiche, di motori e di velocità. Ma si tratta unicamente di una gara mozzafiato fino all’ultima curva oppure c’è dell’altro, oltre alla manifestazione sportiva?

Per approfondire la questione nel merito, Loriano Norcini, presidente della Scuderia Etruria, ente che organizza il Rally ogni anno nel contesto del nostro territorio, racconta le origini della manifestazione e di come sia avvenuto il suo sviluppo nel corso degli anni.

In qualità di presidente della Scuderia Etruria, può illustrarci quali siano state le origini del Rally Casentino e ripercorrere i momenti salienti della sua storia? «Il primo Rally fu organizzato nel 1977 da Paolo Volpi e Giorgio Agnoletti, appassionati dello sport e vogliosi di portare la competizione in Casentino. Successivamente c’è stata un’interruzione dal 1983 al 1986 compresi, dunque quattro anni. Lo scopo di tale stop fu la volontà di allargare la competizione e renderla professionistica anziché amatoriale. Con l’entrata nel gruppo della Scuderia del sottoscritto e di Laura Ducci la manifestazione è cresciuta in tal senso. Il primo passo verso l’internalizzazione fu compiuto, rendendo di fatto il Rally di rilevanza nazionale nel 1987. Quest’anno sono stati raggiunti addirittura le tredici nazioni europee partecipanti. È stato un anno molto positivo, un’edizione eccellente, speriamo di poter continuare su questa strada.»

A proposito di continuità, quali strategie ha in mente per portare avanti l’evento nei prossimi anni e mantenere i livelli di partecipazione odierni? «Personalmente ho intenzione proseguire l’esperienza con la Scuderia e il Rally fino al 2030, dopodiché gradirei moltissimo essere sostituito da una personalità giovane e dinamica che prenda le redini di ciò di cui mi occupo.»

Proseguendo il racconto, l’approfondimento è stato portato avanti da Roberto Cresci, amministratore di un’importante concessionaria casentinese e storico partecipante del Rally nostrano. Roberto ha vissuto a pieno, come spiegherà, il momento in cui la competizione ha raggiunto una rilevanza europea e internazionale.

Dall’alto delle sue trenta partecipazioni consecutive, mi permetta di chiederle di raccontarci la storia del Rally del Casentino. Quali aspetti sono stati maggiormente importanti nel corso degli anni per il proseguo della gara? «Quest’anno il Casentino ha ospitato la quarantaseiesima edizione del suo Rally. E’ importante ricordare in particolare l’edizione del 2002 poiché da quell’anno il rally nostrano è passato da essere una gara nazionale ad una gara internazionale: molti più piloti, di provenienza estera, hanno iniziato a soggiornare presso le strutture della nostra vallata. Da quell’edizione, inoltre, la gara è riconosciuta sotto l’acronimo IRC (International Rally Cup), che quest’anno ha raggiunto la venticinquesima edizione. Nel 2026, inoltre, ricorrono i quindici anni dall’entrata del Rally del Casentino nel contesto della Mitropa Cup, cioè una competizione rallystica europea. É chiaro che se inizialmente il nostro rally era caratterizzato da una partecipazione in prevalenza locale oggi è a tutti gli effetti una competizione di rilevanza internazionale. Ogni anno, sempre di più, moltissimi equipaggi stranieri arrivano in Casentino in qualità di partecipanti alla gara. A tutto ciò segue un enorme beneficio per il settore turistico, poiché non è solo la competizione in sé ad attirare pubblico, ma soprattutto il fatto che essa sia e sia stata una grandiosa vetrina per il nostro territorio dal punto di vista naturalistico e storico.

I piloti e il pubblico sanno che quando il Rally del Casentino si avvia, non c’è solo il fascino della competizione, ma anche tutta una serie di aspetti turistici che solo la nostra valle con i suoi patrimoni e attrattive può regalare. Il risultato è un enorme apporto economico per tutti gli esercizi commerciali come ristoranti, botteghe e strutture ricettive che durante il periodo della gara registrano un importante aumento dei clienti. Si tratta di migliaia di persone che approdano nella valle: con una partecipazione media di cento equipaggi, se si considera che ogni equipaggio si porta al seguito amici, famiglia e Team, si tratta di un numero che va dalle duemila alle tremila unità di ospiti che approdano in Casentino.

Per di più, non è raro che coloro che arrivano durante il periodo della gara tornino anche in altri periodi dell’anno. Ciò avvalora ulteriormente l’importanza della competizione per le attività locali e per tutto il nostro territorio. A proposito di territorio, occorre sottolineare come la “caratterizzazione” delle nostre strade sia straordinaria per una competizione rallystica. Piloti di altissimo livello, anche mondiale, giungono in Casentino per testare i propri veicoli data la conformazione dei nostri percorsi stradali.

Al Rally del Casentino, nel tempo, hanno partecipato nomi importanti. Ciò avvalora ancora di più e conferisce ancora più prestigio alla nostra manifestazione. Sono dunque sia l’aspetto turistico che la morfologia del territorio che hanno permesso di portare avanti la gara per così tanti anni, rendendola di fatto la manifestazione motoristica più importante del Casentino e dell’intera Provincia.»

Quanta importanza va attribuita al ruolo della Scuderia Etruria nell’aver contribuito all’evoluzione del Rally nel corso degli anni? «La capacità di evolversi nel tempo da parte della Scuderia Etruria è stata fondamentale per portare avanti la manifestazione nel corso dei decenni. Senza l’accortezza e le scelte strategiche intraprese in passato, oggi il Rally del Casentino sarebbe molto meno rilevante e probabilmente sarebbe terminato da tempo. Tutto ciò è stato frutto non solo di una visione a lungo termine del progetto e della lungimiranza della Scuderia, ma anche del lavoro monumentale posto in essere dai vari volontari e appassionati, i quali iniziano i preparativi della manifestazione per l’anno venturo il giorno successivo alla fine del Rally. Lo sforzo maggiore va purtroppo applicato nell’ambito burocratico dell’organizzazione dell’evento. La burocrazia (soprattutto quella legata alla sicurezza) è infatti oggi, a differenza dei decenni precedenti, il fattore che più di ogni altro impegna gli organizzatori, a tal punto da dover rinunciare in taluni casi. Io che partecipo a gare di rally anche al di fuori del contesto casentinese sono testimone delle difficoltà organizzative nelle quali incorre chi lavora a eventi come questi.

Tanti rally stanno chiudendo i battenti proprio a causa di tali difficoltà e dell’enorme peso economico delle manifestazioni di questo tipo. In tal senso, occorre ricordare agli spettatori che quando si assiste a gare di velocità bisogna rispettare tutti gli obblighi e i divieti legati alla sicurezza: talvolta l’eccessiva negligenza da parte di chi assiste e i conseguenti incidenti verificatisi nel corso degli anni hanno irrigidito le normative. A Bibbiena e in Casentino ciò che fa la differenza è la passione e l’attaccamento allo sport con cui gli addetti ai lavori riescono a sormontare le difficoltà burocratiche e organizzare ogni anno al meglio la competizione.»

Qual è il grado di partecipazione da parte del pubblico? Qual è stata la tendenza degli ultimi dieci anni? «Partendo dal presupposto che il rally è uno sport amatissimo dai casentinesi, come già asserito la partecipazione è sempre aumentata, anche negli ultimi anni. Gli abitanti della nostra valle sono molto attivi e attaccati all’evento. Me ne rendo conto ancora una volta quando partecipo a competizioni automobilistiche fuori dal Casentino: non sempre troviamo lo stesso livello di pubblicizzazione e di partecipazione. Inoltre, ribadisco che il fascino della competizione, ma anche del nostro territorio attira spettatori da tutta Italia. Sottolineo che il Rally è del Casentino e non esclusivamente di Bibbiena: anche se la Scuderia Etruria è nata nel suddetto comune, la gara si svolge in quasi tutti i comuni della Valle. Ne è testimonianza il fatto che le strutture di ricezione turistica esauriscono tutti i posti a disposizione dall’Alto Casentino fino alle porte di Arezzo durante il periodo della competizione.»

Rispetto alla continuità del Rally nel corso degli anni, qual è, ad oggi, il contributo prestato dai giovani nell’organizzazione e messa in opera della manifestazione sportiva? «Per le manifestazioni come il Rally del Casentino la continuità nel corso del tempo è un aspetto fondamentale. E quando si parla di continuità il coinvolgimento dei giovani è d’obbligo. Stesso discorso vale per la Scuderia Etruria. La nota positiva è che effettivamente è in atto un buon ricambio generazionale: assieme ad alcuni “senatori” che si occupano del Rally dagli inizi, un nutrito gruppo di giovani li affianca nel lavoro. Ritorno a parlare di passione: solo la passione porta alla partecipazione del giovane e alla sua attività. Non possiamo permetterci, come casentinesi, di lasciare al caso una manifestazione così importante per il nostro territorio, soprattutto ora che si è raggiunto, dopo tanti anni di sacrificio, un livello di maturazione e di internazionalizzazione così elevato.»

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