Non passa giorno e puntualmente lo troviamo citato in qualche organo di informazione. Il sindaco di Pratovecchio Stia sta diventando una presenza “ingombrante”, quasi un’ossessione per chi la mattina prova a rilassarsi dieci minuti in un bar a godersi un caffè. Basta un attimo, giri la pagina del quotidiano che sta sul tavolino ed eccoti che spunta la cravatta arancione di Niccolò Caleri che presenta uno dei suoi stratosferici progetti.

Le “Officine Capodarno” (?) il mitico “incubatore d’impresa” che dovrebbe risolvere tutti i problemi occupazionali. Interventi a questo o a quell’edificio in cui poi non si capisce bene cosa verrà realizzato. Opere stradali e asfaltature d’inverno a non finire, dopo le quali puoi trovarti marciapiedi con lo “spigolo”, come quello realizzato a Pratovecchio, che hanno poi bisogno di un cartello con impressa una vistosa freccia per avvertire gli automobilisti di passare alla larga. La futura realizzazione della nuova scuola materna in riva all’Arno, come se non esistessero altri spazi per costruirla. Si è addirittura presentato come “strategico” lo spostamento di alcuni cassonetti per la raccolta dei rifiuti, insomma di tutto di più.

Ultimamente poi si è raggiunto il top con la solenne comunicazione al popolo che “sta per crollare l’ultimo pezzo dell’Ipsia”. Per fare cosa? Magari la nuova mensa per le scuole con finalmente una cucina dedicata, come su questo giornale avevamo proposto mesi fa senza avere risposta? No, miei piccoli lettori, come direbbe Collodi, si butta giù l’Ipsia per fare posto alla mitologica ciclopista!

Ecco un’altra opera fondamentale per il futuro di Pratovecchio Stia e dell’intero Casentino, la soluzione di tutti i problemi e di tutte le difficoltà: una bella stesa di ghiaia pressata con qualche staccionata qua e là; i cartelli di rito in legno posizionati agli incroci; appariscenti pannelli informativi situati in posizione strategica con impressi gonfaloni, marchi, sigle e quanto altro serve per dare alla cosa la giusta solennità. Poi, dove serve, anche una passatina di asfalto per dare più consistenza al tutto.

È con questo armamentario che si pensa anche di dare un contributo per risolvere il problema dell’occupazione, come è scritto in una parte della documentazione a cui abbiamo dato un’occhiata: “Il progetto attraversa per gran parte zone rurali e quindi può essere un’opportunità di sviluppo economico grazie sia alla vendita di prodotti locali, che alla ristorazione e all’alloggio. Sono molti e diversi i servizi richiesti dai ciclisti, oltre all’alloggio e alla ristorazione, ad esempio la possibilità di lavare e custodire la propria bicicletta in sicurezza, avere un’officina dove potere eseguire le riparazioni, fare lavare e asciugare i propri vestiti, poter noleggiare la bicicletta, avere una guida che li accompagni per alcuni tratti o in visite di beni storici e artistici”.

Insomma, armatevi di secchio e spugna, cacciavite e brugola, oppure preparate una cesta di panini e bibite o una camera per gli ospiti a casa vostra; poi battete la ciclopista e vedrete che gli affari andranno a gonfie vele!!! Per adesso, rimanendo in tema economico, a gonfie vele sembrano andare i soldi che girano intorno a questo progetto. Milioni di Euro che anche sulla stampa velinara sono pubblicizzati e ricordati un giorno si e l’altro pure.

In ogni modo ecco a cosa farà posto il glorioso Ipsia: dalla fucina che formava i futuri tecnici, si passerà al viottolo per ciclisti accaldati, come dire: “dal ribollire delle menti e del sapere, alle ascelle sudate e maleodoranti”. Non c’è che dire un passo avanti enorme! Ma poi, per quale ragione la demolizione dell’Ipsia entra nel traffico della ciclopista? Certo, vicino all’Arno è, ma non così vicino da poter essere interessato dal percorso dell’opera strategica.

Preso da questo dubbio atroce sono andato a dare un’occhiata al progetto di tracciato che è stato ipotizzato scoprendo che, arrivati a Pratovecchio Stia, si entra davvero in un girone dell’Inferno. Il percorso infatti, con una serie di continui zig zag, passa dalle rive dell’Arno al centro dei paesi, andando a ingombrare più di una volta la viabilità attuale.

Proprio il passaggio sopra le macerie dell’Ipsia risulta poi essere vicino ad una delle genialate più incredibili. Infatti, dopo una prima incursione in Pratovecchio nei pressi del campo di calcio e un ritorno in riva al fiume costeggiando il convento delle suore francescane, ecco una nuova puntatina all’interno nei pressi dell’incrocio tra via Roma e la trafficata circonvallazione che porta a Stia. Proprio da qui, fino all’ex Ipsia e alle scuole elementari, si procede lungo la viabilità normale prevedendo un minimo restringimento della sede stradale e uno più corposo del marciapiede opposto alle scuole. Nell’altro lato, invece lo spazio per la ciclopista, delimitata da una barriera stradale stile circuito di Formula Uno, che avrà probabilmente, vista la presenza di abitazioni e attività commerciali molto frequentate, più di un’apertura diventando una specie di spezzatino. Il tutto in un tratto di strada in rettilineo che invita ad accelerare, per questo il marciapiede ridotto sarà ancora meno frequentato di adesso e la ciclopista diventerà, necessariamente, una ciclopedonabile.

Tra l’altro, dopo tutto questo, si andrà di nuovo verso l’Arno per poi girare nuovamente verso l’interno per raggiungere la stazione di Stia dove arriveranno gli avveniristici convogli che porteranno frotte di turisti, con bici al seguito, pronti a discendere lungo il fiume toscano fino a Pisa. Naturalmente saranno necessari treni e vagoni adeguatamente predisposti a trasporto delle due ruote, ma questi sono dettagli a cui si penserà domani…

Ma non è finita. La mitica ciclopista continua anche per Stia il suo penetrante percorso costeggiando le scuole medie, alla cui altezza gabbioni metallici sosterranno l’allargamento verso la scarpata del fiume su cui dovranno transitare le due ruote. A questo punto, almeno se tutto rimane come adesso, si andrà a sbattere contro il cantiere infinito posizionato all’altezza della Coop, ma scommettiamo che già si sta pensando a come aprire un varco, almeno per le biciclette.

Poi immaginiamo nuovi cordoli lungo la Ferriera e, finalmente, ecco il Canto alla Rana e l’area Camper, la meta agognata prevista dal fantasioso progetto.

Sono a pezzi, e solo per aver seguito il percorso sulla cartina… a me sembra davvero ingombrante sta roba… ingombrante, costosa, sopravvalutata e, molto probabilmente, inutile!

Il Badalischio (tratto da CASENTINO2000 | n. 279 | Febbraio 2017)