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lunedì, 14 Settembre 2026

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Bibbiena liberata

di Giorgio Innocenti Ghiaccini – L’età mi ha consentito quasi di vivere le vicende degli ultimi giorni di guerra in Bibbiena, ma di non ricordarli. Di sicuro ho sentito di quegli avvenimenti dalla viva voce, di chi, quei giorni li ha vissuti veramente. Riporterò gli scritti che ho trovato in alcuni diari, naturalmente, non ci metterò niente di mio perché i miei ricordi potrebbero, dopo tanti anni, essere anche distorti. Però per mancanza di spazio, di quello che ho trovato ne farò un estratto. Tutto si compì attorno al 28 di Agosto del 1944, che furono le giornate più frenetiche, più tristi, più paurose e infine anche le più felici per la chiusura di una tragedia che durava da più di quattro anni.

Ho presi come riferimento tre diari di guerra: Dello Studentato domenicani di Santa Maria del Sasso, di Francesca Freschi detta Cecchina e del generale Raffaello Sacconi detto Lello partigiano medaglia d’oro.

In un diario trovato nell’archivio di Santa Maria del Sasso, scritto dagli studenti domenicani rifugiatisi in quel convento dopo che il loro di Pistoia era stato bombardato, leggo al giorno:

26 agosto 1944: “Verso le 21, mentre prendiamo spensieratamente il fresco seratino nel chiostro, un potentissimo schianto produce uno spavento e uno scompiglio terribili. Ha corso serio pericolo Beppino, figlio di Pietro (Era padre Giuseppe Serrotti questo episodio lo ha raccontato anche a me). Anch’egli si trovava nel chiostro e se le è data a gambe come tutti, naturalmente; ma appena ha sentito quel fracasso sui tetti, ha pensato bene di accovacciarsi dietro il muricciolo del Chiostro, mentre molti sassi, anche di considerevole grandezza, gli piovevano intorno; uno poi, molto grosso, gli è caduto a pochi centimetri dal capo. Tutto questo pandemonio è stato causato dallo scoppio di sei bombe che hanno fatto saltare il ponte del Rio (Le Goline)”.

26 agosto 1944. Quel giorno lo ricorda, nel suo diario, anche la Francesca Freschi, da tutti conosciuta come Cecchina, sfollata a Santa Maria del Sasso: ”Il convento è avvolto in una nuvola di polvere e fumo, ma nemmeno i sassi lanciati a grande distanza lo colpiscono. Le prime pattuglie alleate intanto sono giunte a pochissima distanza da qui, ce lo conferma la cattura di 3 soldati di colore portati al più vicino comando tedesco in paese”.

26 agosto 1944. Dal diario del generale Raffaello Sacconi (allora tenente) si legge che: “gli scontri sono già in Casentino: Da Arezzo partono, per raggiungere Poppi, due pattuglie alleate, guidate, ognuna, da due partigiani”

27 Agosto 1944. (I tedeschi fecero saltare il muro che regge la strada di fronte alla Farmacia tra viale Michelangelo e via Luigi Gori. Tutte le abitazioni di via Gori furono atterrate. Ricordo le macerie).

27 Agosto 1944. Anche la Cecchina scrive: “Ore 14. Inizia un violento cannoneggiamento del paese (Bibbiena); innumerevoli sono le esplosioni, tutta la collina è avvolta da una nuvola di polvere e noi assistendo da lontano trepidanti a quel triste spettacolo ci immaginiamo chissà quali sventure. È appena cessato il fuoco che giungono 2 feriti: Santini che è abbastanza grave e Bendoni ferito ad un piede (l’ospedale era stato trasferito a Santa Maria per sicurezza). Altre due persone sono rimaste uccise. Altre cannonate da più parti durante la giornata esplodono ed un uomo, trasportato qua d’urgenza dalla Fonte Farneta, decede immediatamente.

Ore 21. Si ode uno schianto fragorosissimo ed una pioggia di pietre si abbatte sul convento rompendo tegoli e risparmiando per puro caso le numerose teste di noi tutti nel chiostro (un’unica pietra per puro caso piomba sulle spalle di A. Cagianelli, ma fortunatamente ha trovato un ottimo appoggio e non produce alcun guaio). È stato fatto saltare il ponte qui prossimo ed a questa constatazione la nostra paura non fa che cambiarsi in gioia. A poca distanza si odono altri scoppi più lontani e questa sera i tedeschi fanno saltare tutti i ponti della zona e le mine nel Paese”.

Tralascio la battaglia di Campiano perché ne ho scritto il mese precedente sempre su CASENTINO2000.

28 Agosto 1944. Il diario dello studentato domenicano prosegue: “Mattinata calma. I cannoni tedeschi battono su Terrossola, Poggio Fallito e la stazione, probabilmente raggiunti dagli inglesi. Aspettiamo la ritirata dei tedeschi da Bibbiena. Mentre stiamo a riposo il tedesco della Croce Rossa si fa pacificamente una partita a dama con Loddo Loddi, quando si sente in vicinanza una raffica di mitraglia. Loddo ne avverte il compagno di gioco, che non ha sentito nulla e che ancora fa il nesci… ma un’altra raffica più vicina lo fa scappare come una furia. Fuori la pattuglia tedesca è già armata e insieme ad un’altra pattuglia fuggita da una casa più a sud (un soldato tedesco è scappato in mutande) se la batte tra i campi verso la pineta. Quando ci alziamo da riposo il campo è libero…

Un po’ prima della fuga dei tedeschi da S. Maria, i partigiani del tenente Lastrucci sono entrati in Bibbiena, dove i comunisti si sono messi a capo della “casa pubblica” procedendo all’arresto di vari ex-fascisti e “mercanti neri” e subito rilasciandoli in libertà. Dopo la presa di Bibbena da parte dei patrioti, è comparsa in paese, guardinga e circospetta, una pattuglia di indiani”.

28 Agosto 1944. La Freschi continua: “I tedeschi riposano fino a tarda ora; verso le 10 cominciano ad uscire e scrutare d’intorno. Solo uno di loro rientra dentro il chiostro, visita l’ospedale e si mette a giocare a dama. Apparentemente c’è calma, ma tutti quanti rintanati nel rifugio per non farci scorgere intuiamo che qualcosa è nell’aria e che ci tiene tutt’altro che sereni. Ho notato infatti che ad un certo momento si cominciano a formare alcuni gruppi di persone (erano circa 300 gli sfollati a S, Maria) che parlano sottovoce e c’è in tutti un’ansia più grande del solito in attesa di cose impreviste… Per tutta la mattinata i tedeschi attendono sempre colla loro vedetta in posizione, ma a mezzogiorno ci apprestiamo a consumare il nostro pranzo senza che vi sia nulla di cambiato. In paese però erano accaduti fatti nuovi e qualcuno anche qua dentro ne era a conoscenza. Dopo aver fatto saltare le mine gli ultimi tedeschi si erano allontanati lasciando libero il fronte che al mattino vede giungere i primi partigiani italiani avanzati per appianare ed assicurare la via libera agli inglesi. E sono proprio questi partigiani che quando meno ce l’aspettiamo verso mezzogiorno, piazzate intorno al paese le loro mitragliatrici, cominciano a sparare verso S. Maria sorprendendo noi tutti, ma più di noi i 25 tedeschi che colti alla sprovvista e credendosi tagliata la strada, piantano i loro strumenti e scappano via correndo acquattati dietro le siepi lasciandoci in preda dell’entusiasmo e della commozione. Ecco come si è risolta la preannunciata grande battaglia e sembra perfino impossibile che sia stata sufficiente qualche scarica di mitraglia ad atterrire e far fuggire coraggiosamente questi soldati che si erano proclamati imbattibili ed insuperabili per coraggio e fierezza”.

28 agosto 1944. Da uno scritto del partigiano Tullio Alterini: “Finalmente giungiamo al «Pollino», fuori della zona minata. «Pollino» è l’obbiettivo indicatoci dal comando inglese, come località da non superare. Il nostro comandante Lastrucci, ci interroga con uno sguardo e comprende, senza che noi parliamo, che siamo tutti d’accordo di proseguire per Bibbiena. La jeep con la radio è troppo indietro perché il comando inglese possa vietarcelo. Così la compagnia procede divisa in tre pattuglie. La mia pattuglia è al centro e cammina lungo il margine sinistro della strada comunale che porta al paese; la pattuglia comandata da Baffo procede sulla mia sinistra, a monte; la pattuglia con in testa il Lastrucci procede sulla mia destra a valle. Percorse poche decine di metri in salita, veniamo attaccati da una pattuglia tedesca di retroguardia. Protetti dalle gibbosità del terreno reagiamo energicamente e il nemico, contrattaccato da tre diverse direzioni, ripiega.

Nei pressi di Lontrina abbiamo un altro contatto con i tedeschi che ripiegano, convinti di trovarsi di fronte a consistenti forze. Giungiamo così all’altezza del Carcere Mandamentale, ove sostiamo per riorganizzarci, nel timore che il nemico ci attenda dentro il paese. Vediamo qualche bibbienese che prudentemente fa capolino dalle finestre; qualche coraggioso ci vien incontro esultante.

Avanziamo ancora lungo tre diversi itinerari: viale Garibaldi, via Borghi, Via Berni. L’avanzata attraverso le vie del paese è rapida: i tedeschi lo hanno abbandonato. L’ultima pattuglia nemica, di 4 uomini, se la dà a gambe, attraverso porta dei «Fabbri». Percorsa via Borghi, giungo in «Piazza Grande». Sono le ore 11. Qui incontro il primo bibbienese: è il dottor Mario Michelini che, incurante del pericolo, mi viene incontro e mi abbraccia piangendo. Il paese è finalmente liberato e rimane presidiato dai 21 partigiani della 1ªª compagnia. Poi giunge anche il comandante Lello Sacconi con i rinforzi”.

 

 

 

 

 

 

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