di Mauro Meschini – Non è semplice per me, che non avevo una conoscenza lunga e approfondita con Lorenza Francioni, provare a ricordarla come merita, per questo ringrazio fin da ora Roberto Maggi, suo compagno in politica e amico nella vita, per avermi aiutato in modo determinante a provare a raccontare quello che Lorenza Francioni ha rappresentato e rappresenta per il Casentino e non solo.
La sua è certamente una figura di primo piano per il territorio aretino e per la Comunità di Castel San Niccolò, che l’aveva conosciuta e apprezzata come maestra e poi come assessore alla pubblica istruzione prima e, soprattutto, come sindaco dopo. Una donna che meritava un saluto, un riconoscimento pubblico.
Per questo il sindaco di Castel San Niccolò, Antonio Fani, pur rispettando la decisione della famiglia per delle esequie in forma privata, ha voluto farsi interprete del “sentire” di tanti cittadini e ha ritenuto giusto e opportuno convocare, l’11 settembre 2026, un Consiglio comunale aperto. È stato in questa occasione che Lorenza Francioni è stata ricordata dallo stesso primo cittadino, che ha anche proposto un minuto di silenzio seguito dall’applauso sincero e spontaneo dei numerosi presenti, e dalla vice sindaco Angela Lachi, che ha tracciato di Lorenza Francioni un vivo ricordo, sottolineandone la capacità di ascolto e la sua gentilezza. Sono poi seguiti gli interventi e le testimonianze dei sindaci che si sono avvicendati alla guida dell’Amministrazione.
Testimoni diretti anch’essi di un’esperienza politica intensa, vissuta in momenti in cui «fare politica» aveva probabilmente un significato diverso. Fra gli interventi anche i commossi ricordi personali dell’amica e collega Gemma Francioni e della dottoressa Josephine Leone, che da piccola aveva in Lorenza un solido punto di riferimento e che negli ultimi tempi era diventata suo medico personale. È stata una serata importante, un momento di incontro collettivo e condiviso che ha permesso di celebrare una persona, una donna, un sindaco che a Castel San Niccolò verrà sicuramente sempre ricordata.
Tra coloro che hanno voluto portare il loro personale pensiero anche Roberto Maggi (nella foto in alto con Lorenza), che a Lorenza lasciò il testimone alla guida dell’Amministrazione e che con lei ha condiviso la militanza nel Partito Socialista, oltre ad una solida e profonda amicizia personale e familiare per oltre cinquant’anni. Lo ringraziamo ancora per aver condiviso con noi i contenuti dell’intervento che ha fatto proprio durante il Consiglio comunale aperto, in cui ha ripercorso gli anni che lo hanno visto a fianco di Lorenza Francioni.
Per ricordare Lorenza Francioni abbiamo pensato subito di chiedere il tuo aiuto, ma quando e come vi siete conosciuti, in quali occasioni? «Con Lorenza ci siamo conosciuti in modo più approfondito alla fine del 1974. Mauro Ferri, alcuni anni prima, con la sua scelta di aderire al Partito Socialdemocratico, aveva contribuito a modificare in maniera sostanziale i rapporti elettorali fra i due partiti socialisti in provincia di Arezzo e soprattutto a Strada in Casentino, dove godeva della stima e dell’amicizia di tante persone per essere stato sindaco nei primi difficili anni del dopoguerra. Lorenza, parente di Ferri, conosciuta e stimata insegnante, animava in quel tempo il PSDI. Era in buona compagnia. Con Franco Carletti e Gabriele Scannerini, insieme ad Aldo Fognani e Mariangelo Giannotti, che ricordo con immutato affetto. Allora proprio il Partito Socialdemocratico sopravanzava elettoralmente un Partito Socialista al quale, giovanissimo, avevo aderito. Il fatto che, all’interno della sua famiglia, Giuseppe, il suo adorato fratello, condividesse la mia stessa appartenenza politica, mi offri più di una occasione di discussione e di confronto nella loro casa, in V.le Italia 13, spesso presenti il padre Giovanni, lo zio Don Francioni e sempre la Tina, curiosa, attenta, con me affettuosa e ospitale».
Poi ci sono le prime esperienze condivise all’interno dell’Amministrazione comunale… «Nei primi mesi del 1975 il dibattito politico nel nostro comune si animò, concentrandosi sui temi amministrativi in vista della imminente scadenza per il rinnovo del Consiglio comunale, della giunta e del sindaco. Seguirono mesi di incontri, di confronti e talvolta di scontri verbali con esponenti della Amministrazione uscente, che finirono per compattare uno schieramento alternativo, dando vita a un programma innovativo e ad un vero e proprio cambio generazionale. Lorenza partecipò attivamente a quel dibattito ed ebbe un ruolo decisivo nelle scelte che ne seguirono. La sua capacità di ascolto, la sua capacità di mediazione, la sua abilità nello stemperare gli animi a volte con un sorriso, a volte con una battuta, consentì di trovare il giusto equilibrio fra i partiti nelle rappresentanze dentro la lista e nella definizione delle proposte programmatiche. La lista si chiamò «Rinnovamento» e, di quella lista, Lorenza e il compianto Francesco Mariottini, anche a lui va il mio pensiero, con i loro rispettivi 38 e 39 anni furono i consiglieri più anziani. Furono 5 anni importanti durante i quali le priorità, i tempi e le modalità di attuazione del programma non sempre si presentarono lineari e in perfetta armonia all’interno del Consiglio e della giunta. Lorenza soprattutto nelle estenuanti sedute di giunta, che andavano avanti fino a notte inoltrata, svolgeva sempre un ruolo di arguta mediazione».

Lorenza e la politica. Cosa ha rappresentato per lei? «In quegli anni l’appartenenza politica significava partecipazione, coerenza e compatibilità fra le scelte ideologiche e i programmi amministrativi. Erano gli anni in cui la recente istituzione delle Regioni, il consolidamento di organismi sovracomunali come le Comunità Montane, i Consorzi Socio Sanitari, il decentramento amministrativo, richiedevano e stimolavano dibattito, confronto, mediazione dentro i partiti, fra i partiti, fra la gente. Il livello di organizzazione degli stessi e le occasioni di confronto generavano maggiore o minore convinzione di poter incidere sulle scelte sia a livello nazionale che locale. La vivacità del dibattito che quotidianamente animava la vita politica nel nostro comune, il crescere dei rapporti e della stima interpersonale, al pari della politica nazionale stimolarono e favorirono la decisione di Lorenza, insieme agli altri esponenti socialdemocratici, di proseguire il proprio impegno politico e amministrativo nel Psi».
Poi arriva l’elezione a sindaco, come si arriva a questa svolta? Come viveva il suo essere donna che ricopriva un ruolo allora ancora quasi esclusivamente maschile? «Nelle elezioni del 1980 a Castel San Niccolò, anche in virtù di quella scelta, il PSI raggiunse la più alta percentuale di voti in provincia di Arezzo. L’assunzione da parte mia dell’incarico di vicepresidente della Provincia rese necessaria la scelta di un nuovo sindaco. Il 10 giugno del 1980 l’aspirazione dei socialisti di assicurare continuità amministrativa con un proprio rappresentante e di vedere riconosciuto il più alto consenso elettorale in un comune della provincia, ottenne soddisfazione. Lorenza Francioni fu eletta. La seconda donna alla guida di un comune aretino, dopo Elisa Carloni, sindaco socialista a Castiglion Fibocchi dal 1946 al 1949. Lorenza è rimasta in carica dall’80 all’85 completando importanti opere avviate nella legislatura precedente e realizzandone di nuove, animata sempre dalla ricerca delle priorità, dell’efficienza e della oculatezza della spesa pubblica. Ha coniugato anche l’impegno amministrativo con incarichi politici a livello provinciale e regionale. “In politica il merito e i riconoscimenti devono prescindere dal sesso” era solita dire con il sorriso sulle labbra, farcendo a volte con parole più pepate il disaccordo con chi invocava le quote rosa».
Ricoprendo questi incarichi per quali le scelte si è impegnata, quali decisioni ha sostenuto? «Il suo impegno, come assessore alla pubblica istruzione prima e come sindaco poi, fu decisivo per il superamento delle pluriclassi attraverso una scelta molto sofferta che concentrava nei tre plessi del capoluogo, di Borgo e Cetica, l’intera popolazione scolastica. Il riordino del servizio di trasporto scolastico e non solo, il potenziamento del servizio di scuola materna, la ristrutturazione del Collegino, il completamento della palestra, l’inaugurazione del campo sportivo, l’approvazione definitiva degli strumenti urbanistici, il sostegno a investimenti per l’edilizia popolare pubblica e tanti altri interventi e realizzazioni, suggellano il suo impegno. Devo ricordare che la sua tenacia, le sue sollecitazioni nei confronti di Mauro Ferri, furono decisive per assicurare al nostro comune un cospicuo finanziamento, che consentì opere importanti a Borgo alla Collina, compresi la realizzazione del campo della fiera, ma soprattutto uno dei primi depuratori nella nostra provincia».
E dopo le esperienze di amministratori come avete vissuto i profondi cambiamenti nella politica italiana? «Con la fine della Prima Repubblica e l’implosione del Partito Socialista, amareggiati, storditi da una politica dove diventava sempre più difficile ritrovare le ragioni della propria appartenenza, non ci siamo comunque mai “persi di vista”. Ad ogni appuntamento elettorale o referendario eravamo soliti confrontarsi, non sempre approdando alle medesime conclusioni. Al contrario, è rimasto sempre vivo il comune desiderio di contribuire alla cura del nostro territorio e della nostra gente. Sempre dalla stessa parte, pur nella consapevolezza degli ostacoli e delle difficoltà di ”concorrere”, in una società sempre più attraversata da egoismi e risentimenti, in una società civile sempre più distante dalla “Politica” che insieme a Lorenza abbiamo conosciuto e inteso interpretare. Con Lorenza perdo una compagna, ma soprattutto una amica, una presenza costante nella mia vita, sia nella dimensione pubblica che nella mia vita personale e familiare».


