di Terenzio Biondi – Negli anni cinquanta non c’erano ancora la televisione e il computer a tenerci incollati in casa e i luoghi di divertimento per noi ragazzetti sotto i dieci anni erano – a Strada in Casentino – solo due: o il Collegio dei Salesiani, dove si giocava a calcio-balilla e a ping-pong (il campetto di calcio era quasi sempre occupato dai ragazzi più grandi), o il Solano, dove trascorrevamo la maggior parte delle nostre giornate nella bella stagione.
Nel Solano si imparava a nuotare (nelle pozze più grandi); nel Solano ci si abbronzava, sdraiati sui massi della riva; nel Solano ci si dissetava (solo, naturalmente, dopo aver recitato la ben conosciuta “frase magica” che rendeva l’acqua potabile e ci preservava da fastidiosi mal di pancia: “acqua corrente / ci beve il serpente / ci beve Iddio / ci posso bere anch’io”); e soprattutto nel Solano si pescava, in mille modi.
Io e Claudio eravamo appassionati della pesca “a frusta” delle laschette, con una bellissima (per quei tempi) canna di bambù in due pezzi a incastro, che avevamo comprata nel fornitissimo negozio del Danesi, ove passavamo ore ed ore ad ammirare, esposti nel bancone sotto uno spesso vetro, i piccolissimi ami dalla punta affilatissima e ardiglione microscopico, frutto della moderna tecnologia, e i “rotolini” di lenza così trasparente da sembrare invisibile, e i piombini delle più svariate dimensioni, e i sugherini dai mille colori…
Come invidiavamo i ragazzi più grandi e gli adulti che pescavano con canne lunghe anche oltre otto metri, che camminavano nell’acqua con stivaloni che arrivavano alle cosce, col cestino di vimini a tracolla e indosso verdi giacconi con quattro tasche ove tenevano le esche in barattolini di vetro e i sugherini, piombi ed ami in scatoline di cartone, e – soprattutto – la licenza di pesca, quel librettino rosso fatto di una decina di paginette con la foto del titolare e subito sotto la firma del Sindaco e il timbro tondo del Comune! Sandro del Bar, il Luzzi, Fraffranco, Gigione… avevano la licenza di pesca.
Loro sì che erano pescatori in regola, a tutti gli effetti! La licenza di pesca… la licenza di pesca… C’eravamo informati dal babbo di Claudio, daziere del paese, ma non c’era nulla da fare: per avere la licenza di pesca bisognava avere dodici anni compiuti, e a noi ne mancavano ancora tre… un’eternità. Eravamo andati anche dal Sindaco che, sorridendo, ci aveva promesso che si sarebbe interessato della cosa; ma poi non si era saputo più nulla. Finché un giorno (era il giorno precedente la nostra Cresima) il babbo di Claudio ci chiama nel suo Ufficio, sotto il Comune; ci porta nella stanza dove riceveva i “pezzi grossi” e ci consegna – a ciascuno – una “licenza di pesca” un po’ particolare: un foglione, ripiegato più volte, con un’infinità di timbri (quello del Comune, quello del Sindaco, quello dell’Anagrafe, quello del Dazio…) e tutta una serie di firme illeggibili, tranne quella sotto il timbro del Dazio (quella la conoscevamo bene: era la sua!).
E più sotto, tutto scritto a macchina, una serie di articoli del tipo: – è vietata la pesca dei ghiozzi con la forchetta; – è vietato catturare i barbi con le mani; – è vietato deviare l’acqua e fare “rasciutti” nel torrente; con accanto le relative sanzioni pecuniarie che arrivavano anche a 100 lire! Ci dice che in Comune e anche in Provincia hanno fatto uno strappo alla regola, un’eccezione… addirittura invece del solito librettino rosso hanno ideato un foglione così bello e importante. Però si sono raccomandati, in Comune e in Provincia, che non si dica mai nulla a nessuno, neppure ai nostri amici di pesca (mica la possono dare a tutti una licenza così!). Acqua in bocca! E ci fa firmare porgendoci la sua prestigiosa penna stilografica.
Fu il regalo più bello che ricevemmo per la nostra Cresima. Non sono riuscito a ritrovarla, la mia prima “licenza di pesca”, che per anni da ragazzetto ho tenuto gelosamente nascosta fra le mie scatoline di ami e sugherini; ma ho saputo che Claudio ce l’ha ancora, custodita fra i ricordi e le cose più belle.
La foto in alto è del 1958, nel giorno della Cresima, scattata nel prato antistante la Pieve di Strada. Claudio sorride contento e anch’io sono visibilmente soddisfatto. Gli amici non lo sanno, ma nella tasca della giacca nuova c’è la nostra prima “licenza di pesca”. Acqua in bocca!
I RACCONTI DEL TORRENTE Storie vere, leggende, incontri… nei torrenti del Casentino a cura di Terenzio Biondi


