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martedì, 13 Ottobre 2026

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A.A.A. medico cercasi

di Melissa Frulloni – Una volta, in ogni paese, c’erano tre figure che contavano davvero: il sindaco, il parroco e il medico (di riserva, il farmacista). Il medico di famiglia non era solo un professionista sanitario, era un punto di riferimento, quello che conosceva le famiglie, i nomi di tutti, gli anziani soli, i bambini cresciuti e poi diventati genitori a loro volta. Era una figura autorevole, quasi istituzionale, profondamente inserita nella comunità.

Oggi i tempi sono cambiati, così come le professioni e le aspettative su alcune di esse, ma quello che sta accadendo nelle ultime settimane a Pratovecchio Stia dimostra che il bisogno di quella figura, soprattutto in piccoli paesi come quelli casentinesi, è tutt’altro che superato. L’addio del medico di base ha lasciato centinaia di cittadini in una situazione di forte disagio, costretti a spostarsi altrove (a Bibbiena si troverebbe infatti la prima disponibilità!) per quello che fino a ieri era un servizio essenziale sotto casa. Una soluzione tampone, certo, ma che per molti anziani, fragili o semplicemente senza mezzi, significa trasformare un diritto basilare in un ostacolo quotidiano.

Com’è possibile che nel 2026 un paese resti senza medico? La risposta, purtroppo, non riguarda solo Pratovecchio Stia, perché il problema è nazionale. Negli ultimi anni la figura del medico di medicina generale è entrata in una crisi profonda; i pensionamenti aumentano, mentre sempre meno giovani scelgono questo percorso. Secondo le stime nazionali, nei prossimi anni migliaia di medici di famiglia andranno in pensione senza essere adeguatamente sostituiti e le ragioni sono molte: carichi di lavoro pesanti, responsabilità elevate, una professione sempre meno attrattiva (anche economicamente parlando), rispetto ad altre specializzazioni. Un tempo diventare medico di famiglia era quasi un privilegio, mentre oggi molti giovani medici preferiscono lavorare in ospedale, seguire una specialistica o addirittura percorsi all’estero.

“Tendenzialmente, come ogni altro tipo di professionista, i neolaureati in medicina scelgono le specializzazioni meno pesanti e più remunerate. I medici di famiglia lavorano tutti i giorni, con una retribuzione a cottimo la cui tariffa non viene rinnovata ormai da anni.” Ha spiegato il Dr. Guido Santini, presidente della FIMMG, area Casentino.

“Forse occorrerebbe cercare di rendere la permanenza in Casentino più desiderabile per un giovane. In tal senso, dovrebbero essere le istituzioni a fare un primo passo verso tale direzione: comune, ASL, regione.” Ci ha detto invece una cittadina di Stia.

La ASL difende il nuovo modello delle Case di Comunità, pensate per concentrare servizi e professionisti in strutture territoriali più grandi e organizzate. Un modello che, sulla carta, può anche avere una sua logica, ma nel frattempo, i cittadini cosa fanno? Perché tra la teoria e la realtà ci sono i bisogni quotidiani: c’è l’anziano che deve farsi accompagnare in un altro comune per una ricetta; c’è chi lavora e deve perdere un permesso per usufruire del servizio che prima aveva sotto casa; c’è un territorio montano, frammentato, dove la mobilità è difficile.

Anche il Casentino dovrebbe guardare a questo nuovo modello territoriale, ma intanto i lavori per l’hub sanitario di Bibbiena, che dovrebbe rappresentare un tassello importante di questa riorganizzazione, procedono a rilento, estenuante rilento. La cosa assurda è che l’apertura della Casa di Comunità è stata annunciata già due o tre volte, mentre i lavori ancora sono in alto mare: per i prossimi mesi di aperture proprio non se ne parla.

Ci chiediamo se non ci siano dei problemi procedurali ad impedire l’avanzamento dell’opera. Se la cosa venisse confermata (e ci auguriamo di no) i tempi per la realizzazione dell’hub si dilaterebbero inevitabilmente ancora più di adesso e si registrerebbero ulteriori disagi per i cittadini. E qui il pensiero corre inevitabilmente ad un’altra vicenda, quella del nuovo asilo nido di Bibbiena, ma anche ai tanti cantieri casentinesi rallentati o bloccati dopo il fallimento delle ditte incaricate.

Perché se continuiamo a progettare il futuro del nostro territorio affidandolo a meccanismi che troppo spesso premiano solo il prezzo più basso, il rischio è ritrovarsi sempre allo stesso punto: con i lavori fermi e i cittadini senza servizi, spesso essenziali.

I modelli sanitari possono cambiare, certo, ma mentre si disegna la sanità del futuro, qualcuno dovrebbe ricordarsi che esiste anche il presente e che nel presente ci sono cittadini, anziani e famiglie che un medico lo cercano oggi, non tra qualche anno.

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