di Marcello Bartolini – Ad agosto scegliere il percorso giusto significa spesso scegliere anche la temperatura con cui trascorrere la giornata. Per questo, quando il caldo in valle inizia a farsi sentire, Badia Prataglia è una delle mete da prendere più volentieri in considerazione. Non tanto per cercare la montagna in senso stretto, quanto per ritrovare un clima che permette ancora di godersi una giornata in bici senza rincorrere continuamente l’ombra.
Si parte a quasi 850 metri di quota e il fresco del mattino sorprende sempre. Arrivando dal fondovalle sembra quasi di essere tornati indietro di qualche mese. È una sensazione che dura poco, perché appena si inizia a pedalare, la salita iniziale mette subito le gambe al lavoro. La prima parte dell’anello è la più impegnativa, conviene trovare il proprio ritmo e non avere fretta. Per lunghi tratti il sole filtra appena tra i faggi e questo rende la salita molto più piacevole rispetto a tanti altri percorsi estivi.
Poco prima di Prato alla Penna la pendenza diminuisce. È il momento in cui si riesce finalmente a respirare con più tranquillità e si esce dal bosco. Da qui si apre la vista sulla valle del Bidente e sul lago di Ridracoli. Una breve sosta per bere qualcosa è quasi inevitabile, anche perché da questo punto in poi il percorso cambia completamente carattere. Il sentiero scende verso l’Eremo di Camaldoli. Ogni volta che ci passo mi viene spontaneo osservare le faggete che lo circondano. A prima vista sembrano semplicemente un bosco ben conservato. In realtà raccontano quasi mille anni di presenza dei Camaldolesi. Una presenza discreta, capace di utilizzare la foresta senza consumarla.
Se oggi questo paesaggio ha ancora questo aspetto non è soltanto merito della natura. È il risultato di un equilibrio costruito nel tempo, quando la parola “sostenibilità” ancora non esisteva, ma qualcuno aveva già capito che un bosco poteva essere una risorsa, senza smettere di essere un bosco. Anche in agosto, nonostante la presenza di molti visitatori, l’Eremo riesce a mantenere quella tranquillità che lo contraddistingue. Bastano pochi passi fuori dall’area più frequentata perché il rumore delle persone lasci di nuovo spazio al bosco.
Per raggiungere Camaldoli scelgo sempre il sentiero della “corta”. L’asfalto sarebbe più veloce, ma quando c’è la possibilità preferisco restare nel bosco il più possibile. Da Camaldoli il rientro avviene su asfalto passando da Serravalle, con la sua torre che continua a sorvegliare il piccolo borgo, poi da Pian del Ponte e infine di nuovo a Badia Prataglia. È l’unico tratto in cui conviene prestare un po’ più di attenzione: durante l’estate il traffico è sensibilmente più intenso rispetto agli altri periodi dell’anno.
Quando il giro finisce e la bici torna sul portabici, la sensazione è sempre la stessa: serenità. Forse è questo il motivo per cui torno spesso nelle Foreste Casentinesi. Non cerco il percorso perfetto o la salita più impegnativa. Cerco un luogo che continua a trasmettere equilibrio. Ogni volta riparto con la stessa impressione: queste foreste non chiedono di essere attraversate in fretta. Chiedono solo il tempo necessario per essere osservate.



