di Melissa Frulloni – “Ai miei tempi sognavamo di cambiare il mondo e invece è il mondo che ha cambiato noi”. Quante volte avrete sentito dire questa frase; io moltissime volte soprattutto dalla generazione precedente alla mia. Ma non ho dubbi che anche i miei genitori l’abbiano sentita pronunciare, così come i miei nonni; è un classico: “quando eravamo giovani noi…” Parole che hanno sempre fatto imbestialire i giovani (di tutte le generazioni appunto).
Ognuno si sente migliore di chi lo ha preceduto, ma anche soprattutto di chi verrà. Anche io, da Millennial, mi sento migliore dei Boomers, ma non così tanto della Gen Z, anzi penso che loro abbiano molte più risorse e capacità di noi. Perché anche se abbiamo caratteristiche molto diverse, la prima – davvero poco trascurabile – è che loro sono nativi digitali e che noi invece siamo cresciuti mentre cresceva anche la tecnologia (sì, abbiamo vissuto senza internet e senza smartphone, siamo la generazione nata a cavallo tra due mondi), siamo le due generazioni più etichettate della storia!
Per anni ci hanno raccontato come assenti, distratti, disillusi, ci hanno chiamato “bamboccioni”: due generazioni intere ridotte a etichetta, buona per semplificare un disagio (molto forte in entrambe, anche se su aspetti diversi) che, forse, la società non ha mai avuto davvero voglia di comprendere. Poi però, poco tempo fa è successo qualcosa, un segnale piccolo ma ostinato che ha contribuito a rompere questa narrazione: all’ultimo referendum sulla giustizia, si sono presentati anche “i giovani”, in tanti, più di quanto qualcuno si aspettasse.
E con questo non vogliamo parlare di chi ha vinto o di chi ha perso, delle ragioni del sì o del no, ma di mettere in luce un fatto molto più potente, loro ci sono stati. Sono stati a votare e sono stati nelle piazze: per Gaza, per i diritti, per il clima, per il lavoro, per il proprio futuro, con idee diverse, linguaggi nuovi, a volte confusi, spesso radicali, ma presenti. Ed è proprio questa presenza il dato che conta, perché se c’è una cosa che queste generazioni stanno dimostrando è che non sono affatto addormentate, non sono atipiche, non sono vuote; semmai sono state troppo a lungo ignorate.
Penso si possa intuire facilmente che questo sulla stampa nazionale non fa notizia e che sia più produttivo avere sempre titoli, articoli e servizi che parlano di baby gang, risse, accoltellamenti e violenze di ogni tipo che dilagano tra i giovanissimi, alimentando un clima di paura nei confronti delle nuove generazioni. Sicuramente anche questa purtroppo è una realtà che esiste ed è giusto raccontarla per denunciarla, ma non è l’unica. La medaglia ha anche un’altra faccia fatta di ragazzi e ragazze impegnati ed in gamba, pronti davvero a cambiare il mondo, come lo erano i loro nonni.
Lo abbiamo visto da vicino, partecipando ad alcuni laboratori di giornalismo con le scuole del territorio: questi giovani sono capaci di leggere la realtà con uno sguardo lucido, critico, creativo e propositivo. Hanno idee, fanno domande e ancora hanno il coraggio di immaginare. E allora viene da chiedersi se non abbiamo sbagliato bersaglio, se per anni abbiamo accusato i più giovani di immobilismo quando forse l’immobilismo stava altrove. Forse i veri “bamboccioni” non sono quelli che stanno cercando di capire il mondo, ma quelli che quel mondo lo governano senza riuscire a cambiarlo.
Se cambia il vento, non è un caso, è perché qualcuno ha iniziato a muoversi in una direzione “ostinata e contraria” e quel qualcuno oggi ha spesso meno di trent’anni. Non si tratta di idealizzare una generazione (o due), non sono migliori per definizione, non hanno tutte le risposte e non sempre hanno ragione, ma hanno una cosa che oggi vale più di qualsiasi slogan: la volontà di partecipare. E forse saranno loro a istituire finalmente il Comune Unico in Casentino… E da qui si può davvero ripartire, da una politica che non parli ai giovani ma che parta da loro, veramente, non di facciata.
Perché il futuro non è qualcosa che accadrà, è qualcosa che si costruisce. E, a quanto pare, qualcuno ha già iniziato.


