di Beatrice Boschi – Con l’arrivo dell’autunno le giornate si accorciano, le temperature calano e la luce del sole diventa sempre più rara. Non è solo una questione di atmosfera: questo cambiamento stagionale ha un impatto diretto anche sulla nostra salute, in particolare sul livello di vitamina D, conosciuta anche come “vitamina del sole”.
A differenza di molte altre vitamine, la vitamina D non si trova in quantità significative negli alimenti: il nostro organismo la produce soprattutto attraverso l’esposizione ai raggi ultravioletti. In estate bastano 15-20 minuti di sole diretto su viso e braccia per stimolare una sintesi adeguata, ma in autunno e inverno, soprattutto nelle latitudini del nostro Paese, la produzione cutanea si riduce drasticamente.
Ma a cosa serve davvero la vitamina D? Il ruolo più noto della vitamina D è legato al metabolismo del calcio e alla salute delle ossa: regola l’assorbimento di calcio e fosforo, contribuendo alla prevenzione di osteoporosi e fragilità scheletrica. Tuttavia, negli ultimi anni, numerose ricerche hanno evidenziato la sua importanza anche per il sistema immunitario.
La vitamina D, infatti, modula l’attività di alcune cellule di difesa, favorendo la risposta contro batteri e virus e riducendo la probabilità di infezioni ricorrenti. Non è un caso che proprio in autunno e in inverno, quando i livelli di questa vitamina calano, aumentino raffreddori, influenze e malanni di stagione. Se l’esposizione solare non è sufficiente, è utile prestare attenzione alla dieta.
Gli alimenti più ricchi di vitamina D sono di origine animale: • pesci grassi come salmone, sgombro, aringa, sardine; • olio di fegato di merluzzo, oggi meno usato; • uova, in particolare il tuorlo; • latte e derivati (solo se fortificati in vitamina D). Ma la troviamo anche in alcuni funghi (es. champignon, porcini) sottoforma di vitamina D2, meno potente ma comunque utile.
Nonostante questi apporti, raggiungere il fabbisogno quotidiano solo con l’alimentazione è complesso. La supplementazione di vitamina D non deve essere però vista come automatica o “fai da te”. In molti casi è indicata, ma va valutata in base a età, condizioni di salute e valori ematici.
Alcune categorie sono più a rischio di carenza: • persone con scarsa esposizione solare; • anziani, nei quali la capacità di sintesi cutanea si riduce; • donne in gravidanza e allattamento; • chi segue un’alimentazione strettamente vegetariana o vegana.
Per mantenere livelli ottimali di vitamina D, anche in autunno bisognerebbe cercare la luce ogni volta che è possibile: una passeggiata a mezzogiorno, anche in giornate fresche, contribuisce comunque ad innalzare il valore. Inoltre è sempre importante variare l’alimentazione, includendo regolarmente pesce azzurro, uova e funghi e parlare con il medico se si sospetta una carenza a causa di sintomi come stanchezza persistente, dolori ossei o muscolari.
La vitamina D è un tassello fondamentale della nostra salute, in autunno, quando il corpo ne produce meno, diventa ancora più importante fare scelte consapevoli a tavola e nello stile di vita, senza dimenticare che prevenzione e personalizzazione sono le chiavi di un benessere duraturo.
Dott. SSA BEATRICE BOSCHI Biologa e nutrizionista, beatrice.boschi@virgilio.it – tel. 347 8482948
(Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società)


