testi e foto di Andrea Barghi – Nelle foreste Casentinesi il “Poggio” più conosciuto è ed è sempre stato “Poggio Scali” che con i suoi 1520 metri e un “piede” a Sassofratino, adesso come non mai, è molto frequentato soprattutto da quando la famosa riserva è diventata sito UNESCO: ma anche molti escursionisti spesso mettono i loro scarponi sulla sua cima. Ma c’è un altro “poggio” che silenziosamente si affaccia sulla vastità delle foreste casentinesi del versante romagnolo, a nostro parere le più belle e selvagge. Se il versante toscano vanta, ed a ragione, di essere spirituale, grazie alla presenza dei Monaci camaldolesi e dei Frati francescani della Verna, quello romagnolo può benissimo vantarsi di essere il più selvaggio. Ed è proprio su questo versante, che il Nostro “Poggio” si affaccia con tutta la sua esuberanza.
Stiamo parlando dell’umile quanto bellissimo e vasto Monte Penna! Ha tutte le caratteristiche per sorpassare in fama lo Scali, il Penna con i suoi 1333 metri ci permette di affacciarci sulla Romagna, dove gli occhi spaziano la meraviglia verde che si offre a noi. Affacciandosi ad Est ci permette, nelle giornate limpide con cielo bluissimo, di vedere il mare Adriatico, mentre girandoci verso sinistra possiamo ammirare “Il Cavallone Impazzito” come il poeta romagnolo (ma per quei tempi toscano) Dario Campana, amava chiamare la Giogana, e soprattutto i burroni di Sassofratino. In quella vastità non sfugge all’occhio lo specchio blu che le acque della diga di Ridracoli evidenziano come affogate nel verde delle foreste. Ma è nel mese di Maggio che il Penna da il meglio di sè rivestendosi di miriadi di colori, verdi smeraldino cospargono come nuvolette le valli mentre le cime dei monti ancora rosseggiano poiché i loro possenti alberi sono ancora rivestiti di gemme, ma la primavera sta avanzando e a Maggio, da metà in poi, è facile trovare la cima del Penna ricoperta di fiori sotto un cielo dipinto di blu. Ma che meravigliosa visione che ci permette di vedere, cari lettori… a 360 gradi…
Ma anche di più. Anche perché la nostra mente eccitata com’è da quella bellezza vede più lontano, più grande, più bello… insomma è come vedere la nostra amante che amiamo alla follia, così è per il Penna. Vale una visita credetemi, e meglio se da soli, senza folle vocianti (come purtroppo da un po’ di tempo spesso accade) che rovinano il silenzio immacolato che le foreste, le nostre foreste, ci offrono.
Soli dicevo, appunto… perché è proprio in quel modo che potremo comprendere la bellezza del creato e entrare molto a fondo dentro di noi. Una cosa che la vita moderna ci toglie ogni giorno di più.
L’inizio del percorso per il magico Penna ce lo indica il grande faggio che si erge sui prati dell’Aia di Guerrino proprio all’inizio del sentiero che conduce lassù dove volano le Aquile. Dopo ci immergeremo in una antica quanto vitale foresta dove secolari abeti svettano abbarbicati tra rocce perenni accompagnati da giovani faggi che permettono ai primi raggi del sole di bagnare qua e là la foresta.
È un cammino emozionante accompagnato dai canti degli uccelli e dallo spuntare di fiori che cospargono i lati del sentiero.
Spesso un rauco abbaio di un Capriolo impaurito irrompe nel silenzio ovattato e ci fa sognare di essere in una magica foresta che sin dalla nascita del mondo, vive e vegeta possente tra i poggi delle foreste casentinesi

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