di Lara Vannini – Tra medici condotti, religiosi con esperienza in ambito medico-erboristico e saggezza popolare, nel mondo contadino del secolo scorso, esisteva un’altra figura di riferimento: la fattucchiera. Con ogni probabilità priva di basi medico-scientifiche, questa persona godeva sicuramente di autorevolezza e credibilità tra le persone che la conoscevano. Chi era insignito di tale “onorificenza” lo era spesso per tradizione, ed era trattato con rispetto e timore per paura che i suoi sortilegi potessero avere un qualche fondo di verità. Dal proprio canto la fattucchiera non si risparmiava e quando aveva una necessità pratica, come rimediare un animale per qualche spostamento, lo faceva presente senza tanti giri di parole.
Chi conosceva la stregona, spesso la descriveva come una donna dalla doppia personalità: una sensibile ai problemi della gente, l’altra “magica”, che riusciva a penetrare il mondo del non conosciuto e a sapere ciò che il comune mortale non avrebbe mai potuto immaginare. Se consideriamo il fatto che anche oggi nella contemporaneità guaritori e ciarlatani ce ne sono in abbondanza, non è difficile immedesimarsi nella vita di un contadino che spesso non sapeva né leggere né scrivere, non aveva accesso diretto all’informazione e praticava gli spostamenti con grande difficoltà, perlopiù a piedi o su qualche mezzo a trazione animale. In questo contesto sapere che poteva esserci, in ogni paese o contesto rurale, qualcuno che comprendeva i mali del mondo e ne indicava una via per la guarigione, era senz’altro di grande conforto.
La fattucchiera da “fattura”, era colei che poteva “fare” qualcosa di magico, cioè esercitare la propria dote a fin di bene ma anche di male. Generalmente lavorava sempre con il male per poterne eventualmente volgerne le sorti. La fattucchiera poteva levare o esercitare il “malocchio”, influssi che come suggerisce l’etimologia del termine, derivavano da sguardi con una valenza negativa. Il suo operato si alimentava spesso dell’autosuggestione che incuteva ai poveri malcapitati, i quali, raccontando in buona fede le proprie disgrazie, davano credibilità alla “strega”. Una persona che iniziava a dimagrire senza evidente motivo, una mucca che restava senza latte, il pane che non lievitava o un terreno che improvvisamente diventava sterile, potevano essere tutti causati da un “influsso nefasto”. Era inoltre pensiero comune nel mondo contadino che oggetti di uso privato e parti del corpo non dovessero mai essere abbandonati con noncuranza, ad esempio i capelli dovevano essere accuratamente spazzolati e buttati via lontano da occhi indiscreti. La paura più grande era che passasse una strega, si impossessasse di una ciocca di capelli e facesse una fattura.
La Fattucchiera casentinese, era dotata di strumenti magici per leggere il destino o togliere il malocchio, come la famigerata “corda della strega”. Essa era un feticcio che in pochi avevano l’onore di vedere ma che era nell’immaginario di tutti.
La corda era costituita da un numero preciso di nodi, in base alla lettura che veniva data del maleficio in corso. Essa serviva per la meditazione rituale, ma anche per ripetere una serie di frasi che solo la fattucchiera sapeva a memoria. I nodi erano come dei centri di energia, positiva o negativa a seconda dell’esigenza. Chi diceva di operare per il bene, prima di iniziare il rituale, si segnava e operava sempre in nome del divino, si auspicava così che con l’aiuto del Signore il maleficio sparisse. A volte se era necessario a completare la procedura, venivano anche bruciati gli indumenti della persona oggetto del rito.
La fattucchiera si faceva inoltre portare il cuscino da notte del malcapitato: lo apriva e in base a come erano disposte le penne dell’imbottitura, riusciva a decifrare il maleficio. Le fattucchiere più oneste non chiedevano denaro ma facevano intendere che la procedura non sarebbe andata a buon fine se la persona non avesse ricambiato generosamente con prodotti alimentari o con qualche servizio. La sorte non era oggetto di scherzo e nemmeno poteva scendere a compromessi, quindi pur nell’incertezza era meglio assecondare la fattucchiera che avrebbe un giorno intercesso per qualcuno, volgendo le sorti del destino.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 296 | Luglio 2018)