di Terenzio Biondi – L’allarme l’avevano lanciato già all’inizio di giugno gli amici torrentisti di Poggio d’Acona e di Vogognano, che parlavano di tratti completamente asciutti nei torrentelli dell’Alpe di Catenaia. Poi, a metà giugno, ecco i pescatori dell’alto Casentino che parlano di trote all’asciutto nel Fiumicello e nel Rigaggiolo, e addirittura nel Fosso di Garliano a monte di Cortina. Ai primi di luglio scoppia la bomba: i torrentelli della Vallesanta sono allo stremo.
Vladimiro giura di aver trovato nel Fosso delle Ginghe alcune trote agonizzanti con la schiena fuori dall’acqua e molte trotelle morte. Vladimiro, lo sappiamo, lavora spesso un po’ troppo con la fantasia; ma… se la cosa fosse vera… accidenti… sarebbe una catastrofe. Così il sabato mattina parto. Mi fermo a Rimbocchi per uno spuntino; raggiungo poi il Fosso del Baccio alla confluenza nel Corsalone e prendo a risalirlo. Lì per lì non afferro bene la situazione, ma quando, dopo circa un chilometro, arrivo all’altezza delle “grandi cascate”… …ragazzi… una tragedia.
L’acqua è quasi scomparsa; un pisciolino microscopico viene giù timido timido lungo i giganteschi massi calcarei scavati dalle acque, e delle grosse pozze sotto le cascate non c’è traccia, solo pozzette con acqua quasi stagnante. E trotelline di pochi centimetri, le autoctone pregiatissime “fario pallide” dei torrenti della Vallesanta, a decine guizzano nella poca acqua rimasta. Alcune sono allo stremo, prigioniere in minuscole pozzette ai lati del fosso non più comunicanti con l’acqua corrente.
Istintivamente prendo dallo zaino un bicchiere di plastica e riesco senza problemi a catturarne alcune, e poi altre ancora. Le verso nella bottiglia dell’acqua e poi le libero poco più a monte in un tratto con più acqua. Accidenti… ma quella che fuoriesce da una minuscola tana di un sasso… sì… sì… è la coda di una grossa trota quasi all’asciutto, e lì accanto, con la pinna dorsale quasi fuori dall’acqua, una splendida “fario pallida” è alla ricerca di un po’ di ossigeno da quelle poche gocce di acqua che cadono nella pozza dalla cascata.

Scatto qualche foto (per poter più facilmente controbattere ai soliti increduli) e poi afferro delicatamente le trote e le metto in una busta di plastica, per liberarle poco dopo in una pozzetta sicura. Inutile andare oltre: ho già visto e documentato anche troppo.
La sera, al bar, noi pescatori parliamo del triste futuro dei nostri torrenti. Bisogna assolutamente fare qualcosa. E così con estrema soddisfazione constatiamo che la solidarietà nei momenti di calamità naturali è più contagiosa dell’influenza.
Domattina si parte: quattro squadre di tre pescatori ognuna, armati di bicchieri di plastica, ramaioli, retini da farfalle e secchi. Tutti a salvare le preziose trotelline autoctone dei torrenti della Vallesanta, e naturalmente i loro preziosissimi genitori.
I RACCONTI DEL TORRENTE Storie vere, leggende, incontri… nei torrenti del Casentino è una rubrica a cura di Terenzio Biondi


