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lunedì, 10 Maggio 2021

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La storia di Didibombo, una novella per bambini della Scuola Primaria – #2

Didibombo s’innamora Ora che Didibombo era ritornato un po’ in forma grazie alla dieta, e soprattutto ai consigli di Tindi Tindi, si sentiva bello e affascinante. Non gli era mai dispiaciuto che l’unico a poterlo vedere fosse Tindi Tindi, ma ora…C’era una maestra giovane, un po’ rotondetta e buffa che a lui piaceva molto. Faceva lavorare molto i suoi alunni, sebbene li facesse anche ridere e divertire con battute e racconti. Lei dava sempre buoni voti ai bambini e a lui… Nulla! Non lo poteva vedere! Si era impegnato tanto ed aveva imparato a leggere ed a scrivere come tutti, perché non poteva ricevere un “Bravissimo” sul suo quadernino pure lui? Tindi Tindi aveva notato la sua simpatia per quella maestra. Era inevitabile. Da un po’ di giorni Didibombo stava le ore a guardarla, mentre lei spiegava, oppure si posava sulla sua spalla e le accarezzava i capelli. Aveva iniziato a lasciarle tanti bigliettini e letterine piene di cuoricini, piccoli fiorellini…Tuttavia la maestra credeva che provenissero dai suoi alunni affettuosi e contenti dell’arrivo della primavera e non capiva.
Un giorno Didibombo rubò dal bagno un intero rotolo di carta igienica e lo riempì tutto di scritte: “I love you! Vuoi essere la mia Didibomba? Sei rotonda e soffice come me! Andiamo a vivere insieme a Didibombonia! Ma tu ce l’hai la coda?” La maestra, trovandolo al mattino sulla cattedra, pensò che era uno scherzo dei bambini e li brontolò. Non si poteva sprecare la carta così e, in secondo luogo, si sentiva offesa da quegli strani messaggi. I bambini non erano stati mai così maleducati! Tindi Tindi allora decise di intervenire, altrimenti Didibombo avrebbe combinato qualche guaio più grosso. Gli parlò, proprio una mattina, che aveva sbarbato un intero cesto di insalata da un orto, pensando di regalarlo alla maestra. Gli disse: “Didibombo, non capisci che lei non potrà mai essere la tua fidanzata? E’ troppo diversa da te e non ti potrà mai vedere! Dovresti trovarti una fidanzata della tua specie! Che ne dici se proviamo a scrivere una lettera a Didibombonia, dicendo che cerchi una compagna? Magari qualcuna si ricorda di te e accetterà.” Didibombo ci pensò su un attimo, mandò un bacio da lontano alla maestra e… accettò.

La fidanzata di Didibombo Tindi Tindi e Didibombo provarono a scrivere una bella letterina indirizzata a tutte le femmine di Didibombonia. Il messaggio diceva: “Urgente! Donne! E’ arrivato Didibombo! Vi ricordate di lui? Se vuoi essere la sua fidanzata scrivi a questo indirizzo…” Avevano anche allegato un bel disegno che raffigurava Didibombo tutto vestito elegante ed anche un po’ più magro, col ciuffo di capelli ingelatinato. Passò del tempo e non arrivò nulla. Ormai entrambi avevano perso la speranza e Didibombo si era rassegnato a starsene da solo, che in fondo non era così male. Poteva fare quello che voleva, dormire e mangiare ai suoi orari. Inoltre, non doveva fare regali a nessuno, niente a Natale, Pasqua o per S. Valentino. Lui non era fatto per le smancerie e le coccole eccessive! Forse era solo un po’ tirchio e non gli piaceva spendere. Invece, un giorno, per caso, i due amici trovarono nel cestino delle cartacce una letterina minuscola, c’era scritto: “per Didibombo”. Era chiaro che le maestre e la bidella l’avevano gettata non sapendo a chi fosse indirizzata.
L’aprirono subito e dentro c’era anche un disegno da parte della signorina Didi, un autoritratto. Era davvero carina! Il suo pelo era bianco con delle macchie marroni, aveva occhi grandi e dolci. Il nasino piccolo e rosa. Portava un fiocco sulla testa ed un vestito viola a pallini bianchi. Davvero un bel tipino! Lessero quindi la lettera:
«Caro Didibombo, mi chiamo Didi, tu forse non ti ricordi di me, ma siamo cresciuti insieme, nella stessa scuola. Io ero nella classe A e tu nella B. Mi sei sempre rimasto simpatico. Vorrei venire a trovarti per conoscerti meglio. Firmato: Didi»
Didibombo fece salti di gioia! Certo che si ricordava di Didi! Era innamorato di lei da piccolo, ma essendo molto timido non era mai riuscito a parlarci. Scrissero subito un’altra bella letterina di invito per lei. Il giorno fissato Didibombo e Tindi Tindi si fecero trovare fuori dalla scuola ad aspettarla. Incredibile a dirlo, Didi arrivò su di una moto rombante che si era costruita da sola: era fatta di legno e alimentata con la luce solare. Mangiarono insieme e parlarono tutti e tre di un sacco di cose. Didibombo era via da molto tempo da casa e le fece diverse domande.

Una nuova casa Dopo pochi giorni trascorsi insieme per conoscere meglio Didi, Didibombo si era proprio innamorato. Già non credeva che qualche femmina gli avrebbe risposto, figuriamoci ora che aveva ritrovato Didi, la sua innamorata dell’infanzia! Un sabato sera, giorno delle uscite fra fidanzati, quindi, si fece coraggio e consigliato da Tindi Tindi, le disse: “Sai Didi, è da quando eravamo piccoli che mi piaci tanto e…Insomma…Vorresti restare qui con me e diventare la mia fidanzata?” Didi lo guardò sorridendo e accettò, ma ad una condizione: non potevano restare a vivere nelle scuole o dove capitava. Va bene che amavano molto i bambini e le matite però… Ci voleva davvero una casetta tutta per loro. Magari avrebbero costruito una camera in più per ospitare il loro amico Tindi Tindi. In effetti, Didibombo non si sentiva di lasciarlo tutto solo. Nel frattempo, parlarono con lui delle loro intenzioni. Tindi Tindi ne fu contento e decisero di progettare subito la casa da costruire. Sarebbe stata fatta con la scorta di matite che avevano già da parte e con gli stecchi dei ghiaccioli per le rifiniture. Di tutti i luoghi e le scuole che avevano visitato, scelsero un paese che si chiamava Chitignano. Era un bel paesino della Toscana, verde e tranquillo, con tanta acqua buona che sgorgava da una sorgente naturale. I bambini lì erano pochi, però erano simpatici e buoni, con loro si stava bene. Avrebbero costruito la casetta dentro al giardino della scuola, che essendo recintato, li avrebbe pure protetti dai cani e dai gatti, unici animali in grado di vedere orsettopi e didibombi. Ma come procurarsi tutti i ghiaccioli? E chi li avrebbe mangiati? Didibombo ebbe un’idea… Di notte si introdussero dentro al bar gelateria del piccolo paese. Presero una scatola e ci misero dentro tanti ghiaccioli e coppette da mangiarsi con le palettine. Scrissero sopra alla scatola: “da consegnare agli alunni della Scuola Primaria del paese di Chitignano” e lasciarono quaranta Euro che dovevano bastare. Il giorno dopo gli alunni ricevettero quel bel regalo e si mangiarono in poco tempo tutti i gelati e i ghiaccioli per merenda. Gli stecchini e le palettine finirono nei cestini e, alla chiusura, i tre amici li presero tutti e li misero da parte. Si misero a lavoro di gran lena e terminarono la casa in una settimana. Le fondamenta erano di pietra e sopra, intrecciando matite e stecchini, fecero le mura. Infine il tetto fu ricoperto con le palettine di plastica tutte colorate per renderlo isolato dalla pioggia.

Arriva Dabbidà In un giorno di pioggia, Didibombo e Didi trovarono Tindi Tindi tutto triste che sospirava nella sua cameretta. Da tempo lo vedevano un po’ giù: spesso se ne stava da solo e andava in giro per il bosco tutto il pomeriggio. A sera riportava uva, funghi ed altri frutti anche per loro, dicendo che camminare gli faceva bene e così non li disturbava. Si sentiva ancora un ospite nella loro casa. Didibombo aveva deciso di aiutarlo: di nascosto, aveva scritto un messaggio indirizzato ad Orsettopolandia. Aveva sperato che qualche orsettopa avrebbe risposto, ma non s’era visto nessuno, né era pervenuto ricevuto alcun messaggio. Forse era troppo tempo che Tindi Tindi era andato via e nessuno lo ricordava. Invece, quella sera, mentre lavoravano tutti insieme nell’orto davanti alla casetta, per togliere la troppa acqua caduta, sentirono una vocina cantare: “Eccomi qua, sono Dabbidà!!! Trallallero trallallà…Tindi Tindi dove sta?” Si girarono e, stupiti, videro al cancello del giardino della scuola un’orsettopetta davvero carina. Era venuta con una bicicletta rossa ed una borsetta blu. Si avvicinò e disse loro: “Ciao! Io sono Dabbidà, sono venuta per stare con Tindi Tindi. Ho ricevuto il vostro messaggio dieci giorni fa, ma la mia elettrobici non mi funzionava e ho dovuto prima farla riparare. Sei tu Tindi Tindi?” E giù baci e abbracci… Tindi Tindi si fece rosso come un peperone, ma si vedeva che era molto contento ed emozionato. Dabbidà portava gli occhiali, ma aveva uno sguardo molto intelligente: era rotondetta e dal pelo marroncino, come le orsettope più belle. Decisero subito di ospitarla e pensarono di ingrandire la casa. Tindi Tindi però propose una cosa migliore: costruire un’altra casetta lì vicino per sé e Dabbidà. Ci sarebbe stato un vialetto che portava dall’orto della famiglia Didibombi al giardino degli Orsettopi, così li avrebbero sfruttati entrambi per i fiori e le verdure. Quella sera erano tutti così felici che cucinarono un sacco di cose buone, fra cui le matite arrostite: era quello il modo migliore per festeggiare la nuova arrivata. Alla luce del fuoco, Dabbidà raccontò tutte le cose che erano cambiate a Orsettopolandia: ora non si muovevano più solo a piedi, ma con le elettrobici. Tutti gli orsettopi avevano fatto fortuna nel riciclaggio della carta buttata via nel mondo; la lavoravano e la rivendevano agli umani tramite un orsettopo grosso che appariva vestito come un nano. Non si sa come questo riuscisse a farsi vedere.

La fine della scuola Ora che Didibombo aveva la sua fidanzata Didi e Tindi Tindi la sua Dabbidà, erano tutti felici. La famiglia degli Orsettopi aveva la casetta nuova con il giardino e i Didibombi quella con l’orto. La scuola stava per finire ed il sole si faceva sempre più caldo. I bambini stavano molto a giocare fuori in giardino, ma le case degli animaletti erano in un luogo riparato, al sicuro. Nessuno si era mai accorto di loro. Una mattina però, prima dell’entrata a scuola, Didibombo sentì una voce che chiamava: “animaletto? Ci sei? Sono io, la maestra!” Didibombo stava ancora con il pigiama, mezzo assonnato, ma si alzò senza svegliare la sua Didi. Forse stava sognando. Si affacciò comunque alla finestrella che dava sul giardino. C’era davvero la maestra, quella che a lui piaceva tanto. Era accovacciata per farsi vedere meglio ed aveva in mano un piccolo foglio di carta con delle scritte. “Ma tu riesci a vedermi?” Le chiese. Lei rispose: “sì, mi ci è voluto un po’ per capire chi era che in classe faceva sparire tutte le matite ed i fogli. Penso che possano vederti solo gli umani che hanno molta fantasia. Sai, io sin da piccola ne ho sempre avuta molta, per questo faccio la maestra. I miei bambini adorano ascoltare le storie che invento. Magari, un giorno, ne scriverò una su di te! Ma sei da solo oppure hai degli amici?”
Didibombo davvero non riusciva a crederci, finalmente poteva parlare con un essere umano! Le raccontò un po’ la sua vita ed andò a svegliare Didi e gli amici orsettopi. Tindi Tindi rimase molto simpatico alla maestra che fece anche un sacco di complimenti a Didi e Dabbidà per la loro eleganza. Ma che cosa era quel foglietto che la maestra teneva in mano? Didibombo era curioso. Le chiese spiegazioni. Lei sorrise e disse: “è la tua pagella! Te l’ho fatta appositamente, più piccola e con caratteri grandi. Sei promosso alla classe seconda! Ti aspetto qui, puntuale a settembre, quando la scuola si riaprirà!” “E nel frattempo che cosa farò maestra?” “Te ne starai in vacanza come tutti gli altri miei alunni, però, per non farti scordare quello che hai appreso, devi promettere che farai i compiti di questo librino che ho fotocopiato e rimpicciolito per te.”
“Certo!” disse Didibombo. “Io verrò a trovarvi qualche volta… State bene e siate buoni! Arrivederci animaletti! “Arrivederci maestra!”

FINE

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