di Melissa Frulloni – C’è una luce particolare nelle lunghe giornate di agosto che in Casentino arriva quando il caldo comincia finalmente ad allentare la presa: il cielo si accende di rosso, le montagne diventano più scure e un sole enorme scende lentamente fino a scomparire dietro il Pratomagno.
È una luce che invita a rimandare il momento di tornare a casa, godendosi il fresco della sera e quel senso di libertà che agosto porta con sé. È il mese delle ferie e delle chiusure aziendali, certo, ma soprattutto quello in cui il tempo sembra rallentare e lasciare più spazio alle tavolate e alle serate che finiscono tardi senza bisogno di guardare l’orologio. In Casentino agosto è, per eccellenza, il mese delle sagre.
Il calendario si riempie di appuntamenti in tutta la vallata, nei centri più grandi come Bibbiena, Poppi o Pratovecchio Stia, ma anche (e per fortuna) nei paesi più piccoli. Corezzo, Rimbocchi, Lierna, Montemignaio, Partina, Moggiona e molti altri borghi tornano a popolarsi, le piazze si riempiono di tavoli, le cucine lavorano senza sosta e le strade si animano di persone che magari lì non passavano da tempo. Le sagre sono il piacere di mangiare qualcosa preparato dalle mani di chi quel luogo lo conosce e lo vive, ma sono anche un’occasione per riscoprire il Casentino più nascosto, quello fuori dagli itinerari abituali, fatto di piccoli paesi che custodiscono una parte importante dell’identità della vallata.
Per alcune settimane questi borghi sono pieni di voci, musica e movimento; poi le luci delle feste si spengono e molti di loro rischiano di tornare ai margini. È giusto allora chiedersi se le sagre possano essere non soltanto un momento di festa, ma anche un punto di partenza; il pretesto per conoscere davvero un luogo del nostro territorio e, magari, cominciare a guardarlo in modo diverso.
In questa direzione si muove “DisGUIDI – CONTIngenze territoriali”, il progetto nato a Montemignaio per contrastare l’idea che le comunità montane siano realtà inevitabilmente marginali. Attraverso laboratori, arte, musica e attività culturali, gli abitanti sono chiamati a partecipare, confrontarsi e immaginare un nuovo avvenire per il proprio territorio. Non si tratta del classico festival estivo, ma di un percorso che prosegue nel tempo e si rivolge prima di tutto a chi Montemignaio lo vive durante tutto l’anno. Un paese non può vivere soltanto quando diventa la destinazione di chi cerca fresco, buon cibo o qualche ora di svago; ha sicuramente bisogno di una comunità coinvolta, di occasioni, di servizi e della possibilità concreta di restare connesso al resto della vallata.
Proprio su quest’ultimo aspetto non possiamo non citare il nuovo progetto di “Trasporto Pubblico Locale”. Il servizio punta a collegare le linee principali con le frazioni attraverso percorsi più flessibili, costruiti tenendo conto delle esigenze dei singoli territori. A Corezzo, inoltre, la Cooperativa della Valle Santa ha avviato “C’è Posto per Te”, mettendo a disposizione dei residenti i posti liberi sul proprio mezzo durante i tragitti effettuati per la distribuzione dei prodotti. Sembrano iniziative molto diverse (ne parliamo in maniera approfondita proprio nelle pagine che seguono), ma nascono tutte dalla stessa consapevolezza; per mantenere vivo un luogo non basta raccontarne la bellezza o promuovere eventi che richiamano tante persone in un solo momento dell’anno; bisogna renderlo vivibile.
Lo spopolamento del Casentino viene spesso descritto come una piaga inevitabile, come se fosse il destino naturale dei piccoli paesi e della nostra vallata in generale eppure, mentre molti cercano di fuggire dalla frenesia delle città, noi casentinesi rischiamo di lasciare indietro luoghi che potrebbero offrire proprio ciò che oggi tante persone desiderano: relazioni più autentiche, contatto con la natura, ritmi più umani e una migliore qualità della vita.
Naturalmente non basta il fascino di una casa in pietra affacciata sul bosco, perché per vivere bene servono strade, trasporti, servizi, connessione, lavoro… Le sagre restano una straordinaria porta d’ingresso; ci portano a seguire una strada che non percorrevamo da anni oppure a riscoprire un paese a pochi chilometri da casa, ma la vera sfida comincia il giorno dopo.
Perché le luci di agosto sono bellissime, ma non dovrebbero essere le uniche capaci di illuminare i nostri borghi.


