di Lara Vannini – Con i primi raggi solari ripartono i cammini all’aria aperta. A volte pensiamo ad una meta, molto spesso l’obiettivo è quello di trovare dei paesaggi naturali affascinanti che ci permettano di staccare dalla routine quotidiana e riscoprire la fatica fisica dopo mesi e mesi di pioggia, freddo e luoghi chiusi. Camminare infonde energia e benessere, soprattutto se lo sport si unisce alla scoperta di qualche borgo antico, di affascinanti luoghi religiosi in cui l’arte riesce a riempire la nostra mente di immagini belle e profonde.
Aprile sicuramente spalanca le porte alla Primavera, ma Maggio sancisce definitivamente la fine del brutto tempo e grazie al clima mite e alle molte ore di luce, è possibile riprendere a pieno ritmo le attività all’aria aperta. Maggio è un mese squisitamente femminile, infatti questo mese deve l’origine del proprio nome alla Dea latina Maia, protettrice della fertilità e della rinascita primaverile.
Seguendo i “moderni” filoni di pensiero, oggi potremmo dire che Maggio rappresenta anche il mese dedicato alla Madre Terra. Come spesso accade, fu la Chiesa cristiana che associò il mese di Maggio alla Madonna, tanto che nei secoli questo periodo dell’anno è anche detto mese mariano ovvero un mese di devozione dove viene celebrata Maria madre di Gesù ed invocata in più occasioni come protettrice dell’umanità.
Pellegrinaggi mariani Maggio per i nostri avi contadini era un mese di rinascita in tutti i sensi. Non più pesanti maglie di lana e giornate corte con poche ore di luce, ma la possibilità di riprendere i mestieri all’aria aperta, i lavori dei campi e la possibilità di poter fare lunghi tragitti a piedi sfruttando le ore di luce. Maggio era il mese dei pellegrinaggi religiosi e delle Rogazioni, particolari processioni propiziatorie che venivano fatte per benedire i campi e scongiurare momenti di carestia e cattivo raccolto.
Ai pellegrinaggi dovevano partecipare tutti, anche i bambini nelle loro possibilità. In Casentino ad esempio le Rogazioni venivano effettuate all’alba, così gli adulti potevano andare successivamente a lavorare nei campi o altrove e i bambini andare a scuola. Le processioni devozionali, erano momenti molto belli dove si cantavano delle litanie e si creava un’atmosfera sacra e raccolta. Le invocazioni che venivano innalzate a Dio durante le Rogazioni riguardavano la protezione dalle malattie, dalla fame e dalla guerra, infatti ancora oggi possiamo sentire una litania in latino che recita: “A peste, fame et bello, libera nos, Domine”, liberaci Signore dalla peste, dalla fame e dalla guerra.
Purtroppo Anche oggi in forme diverse ma allo stesso modo drammatiche ci troviamo a fronteggiare le conseguenze di conflitti bellici che seppur distanti fisicamente da noi hanno allo stesso modo un terribile impatto dal punto di vista etico-morale e tutti i problemi economici che eventi così catastrofici portano con sé. È normale quindi che i nostri avi vivendo in condizioni molto precarie, spesso dovendo contare solo sulle proprie forze e su quelle della propria famiglia, si raccomandassero a Dio o alla Madonna per una buona sorte e un raccolto abbondante. Nei tre giorni antecedenti alla festa dell’Ascensione (40 giorni dopo la Pasqua), i fedeli si recavano fisicamente sui terreni che volevano far benedire dal parroco e, posta una foglia di giaggiolo sopra una croce di legno artigianale fatta per l’occasione, enunciavano una serie di preghiere e di litanie. Le foglie di giaggiolo per loro conformazione, ricordavano la foglia di palma, simbolo del trionfo di Cristo sulla morte. Erano momenti comunitari molto forti in cui i paesani si riunivano per affrontare insieme attraverso la preghiera i problemi comuni.
Ancora oggi è possibile lungo i numerosi sentieri di trekking che percorrono il Casentino, trovare dei tabernacoli votivi che oggi sembrano un po’ sperduti nel nulla, ma che rappresentano una preziosa testimonianza di un paesaggio rurale un tempo caratterizzato da campi coltivati. Santa Maria del Sasso e Santa Maria delle Grazie Il Casentino è noto per gli innumerevoli luoghi di culto, Eremi, Santuari e Pievi che attraverso il proprio esistere sono fonti storiche di inesauribile ricchezza.
Ci sono due luoghi di culto che nel mese di Maggio sono meta di pellegrinaggio: Santa Maria del Sasso a Bibbiena e Santa Maria delle Grazie a Stia dove, in entrambi i casi, la tradizione storica religiosa documenta che ci sarebbero state delle apparizioni della Madonna.
A Santa Maria delle Grazie la tradizione narra che nel 1428, la Beata Vergine apparve alla contadina Giovanna nel corso di un violento nubifragio. Queste sacre apparizioni dette “teofanie” avvenivano generalmente per proteggere la popolazione o far terminare eventi bellici, carestie o catastrofi di varia natura. È chiaro che ogni anno i contadini per devozione e per propiziarsi la benevolenza del sacro, omaggiassero con pellegrinaggi i principali luoghi di culto. Una curiosità interessante è che ancora oggi, su una parete del Santuario di Santa Maria delle Grazie, esiste un medaglione consumato dal tempo ma sempre riconoscibile che rappresenta l’iconografia della “gruccia” ovvero lo stemma dell’Ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze a cui era sottoposta la Chiesa a metà del 1500.
Santa Maria del Sasso è un luogo di culto mariano antecedente a Santa Maria delle Grazie perché qui la Madonna apparve nel 1347 ad una bambina di nome Caterina. Oggi questo Santuario è custodito dai Padri Domenicani ed è noto tra le altre cose per il suo grandioso presepe che può essere attraversato per ammirarne ogni singola parte. I pellegrinaggi spesso venivano organizzati dalle parrocchie o dalle confraternite. I fedeli si spostavano in gruppi numerosi e ogni parrocchia si portava dietro lo stendardo simbolo del proprio luogo di devozione originario. Alcuni pellegrinaggi potevano durare più giorni, altri venivano effettuati nell’arco delle 24 ore.
In Casentino molte famiglie del passato si sono costituite proprio da conoscenze fatte nel corso dei pellegrinaggi. I giovani da marito o le future spose potevano essere originari delle Marche, della Romagna o dell’Umbria e grazie ad un pellegrinaggio fare sosta in Casentino. Erano esperienze estremamente ricche e trasformative, in cui la devozione permetteva di fare l’esperienza del viaggio e di nuovi incontri che altrimenti non sarebbe stato possibile fare. Molto spesso le persone si portavano i pasti da casa e, complice la bella stagione, potevano godersi un genuino picnic all’ombra di un albero, degustando frittate di patate, di salsicce, carne fritta, che veniva consumata anche fredda e qualche dolce morbido come il ciambellone o la torta margherita.
Maggio era dunque per il contadino un mese di estrema rinascita dove trionfava finalmente la vita all’aria aperta e soprattutto per i più piccoli era tempo di sfoggiare i famosi pantaloni corti e togliersi la famigerata magia di lana, compagna imprescindibile dei mesi invernali.


