di Francesco Meola – Quando si parla delle eccellenze culturali del Casentino, non si può fare a meno di menzionare il Museo dell’Arte della Lana di Stia. Situato nel complesso del Lanificio locale e restaurato dopo decenni di abbandono, questo sito dell’archeologia industriale rappresenta infatti un simbolo della storia dell’arte della lana e, fino alla metà del ventesimo secolo, è stato uno dei luoghi più importanti per la lavorazione di questo tessuto in Italia.
Il progetto di restauro è stato voluto e finanziato dalla “Fondazione Luigi e Simonetta Lombard”, cui oggi appartiene l’area e che ha ridato vita a questa struttura facendola diventare un vero e proprio centro di diffusione della cultura tessile locale. Alcuni ambienti dello stabilimento sono stati difatti destinati a luogo della memoria della lavorazione del panno Casentino, noto già in epoca etrusco e romana e attualmente ancora impiegato da alcuni dei più importanti stilisti italiani.
Nelle cinque sezioni del Museo, è possibile ancora oggi riassaporare l’odore degli oli per la lubrificazione della lana e per la cardatura, quello dei filati appena tinti e, mediante degli appositi percorsi sonori, si può ascoltare persino il rumore dei telai di un tempo. Pure il tatto è fondamentale per comprendere pienamente le lavorazioni tessili e le qualità di una stoffa e pertanto, in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, sono stati realizzati anche appositi percorsi tattili per tutti i visitatori senza trascurare i più piccoli, che possono contare su appositi laboratori didattici pensati apposta per le giovani scolaresche. Ricco infine il materiale fotografico e documentale ed ottima la qualità delle indicazioni illustrative che ripercorrono la storia del sito con dettagliate spiegazioni sui materiali e le tecniche lavorative della lana adoperate nel corso della storia. Insomma, il Museo della Lana rappresenta davvero uno dei fiori all’occhiello di tutto il Casentino e, stando ai giudizi raccolti in rete, è una struttura la cui fama può soltanto crescere ulteriormente. A tal proposito abbiamo deciso di intervistare il direttore della struttura Andrea Gori, che ringraziamo per la disponibilità concessa alla nostra testata.
Stando alle numerose recensioni su internet, il Museo non conosce punti deboli e può soltanto migliorare: è d’accordo con queste affermazioni o ritiene ci sia ancora da lavorare per raggiungere gli standard prefissati? «Sicuramente siamo già molto soddisfatti del lavoro svolto finora ma puntiamo a raggiungere degli standard europei. Non a caso la nostra struttura è più simile ad un sito in stile inglese che italiano. Ad ogni modo la cosa di cui siamo più fieri è l’esserci sempre contraddistinti per la nostra attenzione verso le persone più disagiate, come i non vedenti ad esempio, per i quali abbiamo istituito appositi percorsi tattili in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi».
La struttura sembra poter contare su un discreto afflusso di visitatori, ma quali sono i numeri reali? «Il Museo vanta 15.000 presenze all’anno, un risultato importante per una struttura che economicamente può contare soltanto sulle proprie forze. A tal proposito voglio ringraziare tutti coloro che lavorano presso di noi, perché il punto forte della nostra struttura sono proprio le persone. Grazie a loro che siamo diventati un vero e proprio “luogo sociale” e infatti sono tanti gli abitanti di Stia che vivono i nostri spazi anche come un luogo in cui incontrarsi».
Che ruolo ha oggi la “Fondazione Luigi e Simonetta Lombard” e quanto è ancora fondamentale? «Il ruolo della Fondazione è essenziale, visto che come dicevo prima il nostro Museo si regge quasi esclusivamente sul suo apporto anche se qualche aiuto ci viene dato anche dalla Regione Toscana».
Molte strutture museali, soprattutto nelle grandi città, finiscono con il diventare un corpo estraneo rispetto al luogo in cui sono situate. Nel vostro caso sembra non essere accaduto lo stesso. Come siete riusciti a conservare nel tempo il vostro rapporto con il territorio e quali iniziative promuovete per mantenere saldo questo legame? «Il rapporto con il paese è assolutamente buono. Alcuni lavoranti di quello che era il Lanificio svolgono attività come volontari presso di noi e trasferiscono ai giovani la loro esperienza. Inoltre organizziamo mostre e concediamo i nostri spazi a coloro che ne fanno richiesta, per cui le persone del posto si sentono pienamente coinvolte con il nostro operato. Altro elemento importante è quello dei laboratori che vengono organizzati presso il nostro Museo».
Quali sono i progetti per il futuro e in che modo il Museo potrebbe accrescere ulteriormente la propria immagine?  «La volontà è quella di crescere ma per farlo c’è bisogno di lavorare molto sulla nostra immagine. Ecco perché iniziative come questa intervista possono essere utili a far conoscere ulteriormente la nostra struttura. Il rapporto con i media è dunque fondamentale ma stiamo studiando anche altre iniziative che possano portare più gente al Museo. Ultimamente, infatti, abbiamo istituito un rapporto di collaborazione con gli altri musei del territorio casentinese in modo da fare rete e presentarci al pubblico come qualcosa di più appetibile. È difficile che i turisti, soprattutto quelli che vengono da più lontano, si rechino in zona per visitare un unico sito. Per questo stiamo ragionando sulla possibilità di istituire i biglietti cumulativi con i quali dare la possibilità ai visitatori di visitare più strutture con un ticket unico».

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(tratto da CASENTINO2000 | n. 303 | Febbraio 2019)