di Francesco Meola – La Regione Toscana ha approvato nel marzo 2025 una legge regionale (n.16/2025) sul suicidio medicalmente assistito, diventando la prima in Italia a normare questa delicata materia. La normativa si articola in sei articoli e si propone di attuare le sentenze della Corte Costituzionale n. 242/2019 e n.135/2024 con l’obiettivo di garantire ai malati che intendono accedere al suicidio assistito la necessaria assistenza sanitaria, nel rispetto della legalità e della Costituzione.
Allo stato attuale, secondo le leggi vigenti, per poter attivare il percorso del fine vita il soggetto deve essere affetto da una patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e disporre della capacità di prendere decisioni libere e consapevoli.
L’iter prevede che la persona in questione presenti un’apposita istanza all’ASL di appartenenza che valuterà la sussistenza dei requisiti mediante una Commissione medica multidisciplinare. Completata tale procedura, viene stilata una relazione e il fascicolo inviato al comitato etico territorialmente competente, soggetto terzo che garantisce la tutela dei diritti della persona malata. Quest’organo sarà chiamato a formulare un parere obbligatorio ma non vincolante per la ASL: nel caso in cui si accerti che il richiedente possiede i requisiti previsti, potrà decidere se e quando accedere al suicidio medicalmente assistito.
La chiara procedura da seguire presenta tuttavia un limite: l’assenza di leggi regionali che, nell’attesa dell’emanazione di una legge nazionale, garantirebbero tempi certi per la procedura di verifica. L’unica ad aver adottato una legge per garantire un iter regolamentato e uniforme per l’accesso al fine è stata per l’appunto la Toscana che però, a soli due mesi dalla sua emanazione, ha visto impugnare il provvedimento da parte del Governo. Secondo quest’ultimo la legge esulerebbe dalle competenze regionali, lederebbe le pratiche esclusive dello Stato in materia di ordinamento civile e penale e violerebbe l’articolo 117 della Costituzione. Appunti, questi, che hanno suscitato l’immediata reazione della Regione che si è costituita parte civile davanti alla Consulta, difendendo la legittimità della norma come attuazione delle sentenze costituzionali.
A tal proposito il Presidente Giani ha definito paradossale che invece di lavorare su una legge nazionale attesa da anni, il Governo scelga di ostacolare chi si è impegnato per attuare quanto stabilito dalla Corte Costituzionale ma intanto, mentre si discute sull’organo legislativo competente a intervenire in materia, si continua a negare dignità a chi non chiede altro. E ad intervenire sulla decisione del Governo sono state anche le tante associazioni sparse sul territorio nazionale che ogni giorno si battono per i diritti degli ammalati. Tra queste l’associazione Luca Coscioni, che ha accusato l’esecutivo di voler privatizzare la sofferenza, escludendo il Servizio Sanitario Nazionale dalle procedure previste nel disegno di legge nazionale e ritenendo che venga ostacolata l’autonomia regionale, nonostante il provvedimento sia stato approvato nel rispetto della Costituzione e delle sentenze della Consulta.
Per queste ragioni l’associazione ha annunciato che continuerà a promuovere la legge anche in altre Regioni, vigilando sull’applicazione della normativa in Toscana e continuando a informare i cittadini sui diritti legati al fine vita, anche attraverso mobilitazioni e assemblee pubbliche. Intanto in un Paese che si interroga sempre più sul confine tra il diritto alla vita e quello alla morte dignitosa, la decisione del Governo di impugnare la legge toscana sul fine vita segna un nuovo punto di frizione tra etica pubblica e autodeterminazione individuale.
Se da un lato si riafferma infatti la centralità dello Stato nel regolare temi di rilevanza nazionale, dall’altro si riaccende il dibattito sulle autonomie regionali e la capacità delle istituzioni locali di interpretare i bisogni della propria comunità. Non si tratta soltanto di una questione giuridica ma di un tema che tocca le coscienze, che solleva domande profonde sul ruolo della politica nel garantire libertà senza trasformarle in solitudine istituzionale.
Qualunque sia l’esito dello scontro tra governo centrale e Regione Toscana, ciò che emerge con forza è dunque l’urgenza di un confronto ampio, onesto e rispettoso su un tema che riguarda tutti. Perché sul fine vita non ci si può limitare a decidere ma bisogna soprattutto ascoltare.


